"Ho provato in tutti i modi a non fare questo mestiere": Luca Ward si racconta a margine del suo One Man Show a Sirolo

Il più famoso doppiatore italiano ospite all'Arena del Parco della Repubblica di Sirolo per il suo spettacolo teatrale in solitaria

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Questa sera, 24 luglio 2026, l’Arena del Parco della Repubblica di Sirolo ospita Luca Ward, il doppiatore italiano più famoso, per il suo secondo One Man Show, intitolato Oggi voglio essere me stesso. Un nuovo spettacolo, questa volta prodotto dalla Skyline Productions Srl e organizzato dalla Universal Events di Emanuel Pastina, dopo il successo del suo primo show, che ha collezionato oltre 120 repliche e un impressionante record di standing ovation. A margine, Ward ha avuto modo di raccontarsi in una lunga intervista a AnconaToday e a Il resto del Carlino, in cui ha confessato il suo punto di vista su un mondo, quello del doppiaggio, che è cambiato molto negli ultimi anni e che, per usare le sue parole, "vive di precarietà".

Luca Ward a Sirolo per il suo One Man Show: "Ho provato in tutti i modi a non fare questo mestiere"

È un punto di vista ormai disilluso, quello di Luca Ward per il mondo del doppiaggio e del cinema in generale. La voce italiana di, tra gli altri, Russel Crowe, Keanu Reeves, Samuel L. Jackson, Dwayne "The Rock" Johnson ha concesso una lunghissima intervista a cuore aperto, in cui ha raccontato come vive al giorno d’oggi quella che è stata la professione che lo ha segnato per la vita. Una professione che, a sorpresa, ha cercato in ogni modo di schivare, all’inizio. "Ho provato in tutti i modi a non fare questo mestiere. Volevo fare un qualcosa dove sono io a decidere il mio destino, la mia carriera. Qua invece non decidiamo niente. È un lavoro fatto di precarietà e stipendi bassi, soprattutto i primi anni", ha raccontato Ward, figlio di genitori a loro volta attori e doppiatori.

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Uno sguardo abbastanza cinico e nato dalla deriva presa dallo spettacolo negli ultimi anni: "Il doppiaggio è un settore molto particolare. Il merito esiste ancora anche se anche qui si inizia a zoppicare. Al cinema e alla Tv invece non vedo meriti particolari. Fai un reality e poco dopo diventi attore". Ma anche il doppiaggio stesso è cambiato: "Una volta si lavorava sodo ma bene. I doppiaggi erano così ben fatti che la gente nemmeno se ne accorgeva che il personaggio era doppiato. Oggi non è più così". Un discorso che riprende una sua vecchia dichiarazione, in cui raccontava come ormai i turni di doppiaggio si facciano quasi tutti esclusivamente in solitaria, mentre prima capitava spesso che molti doppiatori fossero a leggio assieme, dando quindi maggiore organicità alla performance.

L’attore più difficile da doppiare per Luca Ward? Samuel L. Jackson

Migliaia di ore in sala di doppiaggio, così tante da non poterle contare, e centinaia di personaggi di decine e decine di attori in una carriera sconfinata. Ma a domanda diretta, Luca Ward ha pochi dubbi: "La sfida più grande resta Samuel L. Jackson in Pulp Fiction. Avevo 34 anni, a dirigere il tutto c’era il grande Pino Colizzi. E io ero lì a prestare la voce a un uomo così imponente, a un personaggio così particolare, con dei dialoghi decisamente impegnativi".

Riguardando indietro, Luca Ward ha forse un solo rimpianto: "[…] ad esempio quando dissi no a recitare a teatro con Rossella Falk ma successe perché non mi sentivo all’altezza. Tuttora mi metto sempre in discussione"


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