Luca Dirisio torna con nuovo singolo: "Volevano offuscarmi, ma non me ne sono mai andato. Sanremo? Ci tornerei per l'orchestra" - Intervista

'Non te ne sei andata mai' è il nuovo singolo che Luca Dirisio ha scritto per la sua ex moglie. E oggi, a distanza di 22 anni da 'Calma e Sangue Freddo', lo ritroviamo più vero che mai

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

A vent’anni dall’esplosione di Calma e sangue freddo – il manifesto pop che nel 2004 lo incoronò rivelazione al Festivalbar, aprendogli le classifiche italiane e spagnole -, Luca Dirisio non ha perso un millimetro della sua spigolosa spontaneità. E proprio ora che il mercato è saturo di contenuti usa-e-getta e strategie social, il cantautore abruzzese continua a muoversi come un corpo estraneo, rivendicando il diritto all’isolamento, al silenzio e a una schiettezza che non fa sconti a nessuno: né alle major, né alle dinamiche tossiche della TV o ai compromessi dell’industria.

È da questa fame di verità, passionale e quasi anarchica, che nasce il suo nuovo singolo Non te ne sei andata mai (prodotto da Piero Garone e Tom Beaver per Garone Records e distribuito da ADA/Warner Music Group). Lontanissima dall’essere una semplice operazione nostalgia, questa ballad pop elegante e matura racconta della permanenza invisibile di un amore passato, ispirandosi direttamente alla fine, lucida e non violenta, del suo matrimonio. Dirisio firma qui una delle sue interpretazioni più sincere, dimostrando che la musica, prima di diventare un mestiere, resta l’unico strumento per liberarsi delle proprie ombre e per dare una forma esatta a ciò che il tempo non può cancellare. Ecco cosa ci ha raccontato.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Partiamo subito dal presente. Il 26 giugno è uscito il tuo nuovo singolo, Non te ne sei andata mai. Cosa mi puoi raccontare di questo brano?

Guarda, è un brano che ho scritto all’incirca tre anni fa. Diciamo che è l’ultimo pezzo dedicato alla mia ex moglie, sicuramente non ne scriverò altri, visto che siamo divorziati da quattro anni. In quel periodo avevo voglia di lasciarle un ultimo messaggio. Essendo un cantautore, posso farlo solo con la musica. A differenza del passato, però, dove in canzoni come Sparirò emergeva una forte tristezza, questa volta volevo lanciare un messaggio differente. Le storie possono iniziare e finire, ma il mio è stato un divorzio "alternativo", diverso dagli altri, perché noi non abbiamo litigato. È stata una scelta che è partita da lei, ma io mi sono messo a disposizione: quando una persona sente di non averne più, è inutile forzare le cose. Il messaggio sostanziale che volevo lasciarle è che siamo stati insieme nove anni in totale, di cui sette di matrimonio, e io sono stato bene. Non voglio ricordarlo come un brutto periodo, ma come un momento bellissimo della mia vita.

Quindi è lei la persona che nella tua vita non se n’è mai andata, neanche adesso che siete divorziati?

Ma certo che non se ne andrà mai, perché se ne dovrebbe andare? Non mi ha fatto niente di male. Io sono stato benissimo; non mi sarei mai sposato se non fossi stato bene e se non avessi amato follemente.

Ma quindi oggi si soffre più per amore o per solitudine?

L’amore va e viene. C’è quel momento iniziale di shock in cui devi dare tempo alla mente, al corpo e al cuore di metabolizzare, ma poi si va avanti. Per quanto riguarda la solitudine, ritengo che ce ne siano vari tipi. C’è quella del vecchietto anziano abbandonato in una RSA, che muore di solitudine. E poi c’è la solitudine dell’artista, che ha bisogno di stare solo per mettere insieme i pezzi e tirare fuori qualcosa. Io non riuscirei mai a scrivere a una festa. Ho bisogno del mio tempo, del mio spazio, del mio silenzio. Infatti scrivo quasi sempre di notte, perché è il momento in cui tutti gli elementi si mettono a mia disposizione. Sto benissimo da solo, così come sto benissimo in compagnia. Quando ho voglia di socializzare ho tantissimi amici sempre disponibili, ma ci sono periodi in cui ho proprio bisogno di isolarmi, partire da solo o chiudermi in casa per finire di scrivere.

Correre troppo non è il terreno giusto per scrivere buone canzoni? La fretta non è amica dell’arte?

La fretta non è mai stata amica di nessuno. Certo, ci sono canzoni che scrivi di getto perché le hai già pronte nel cervello e ti vengono fuori dall’inizio alla fine in una sola notte. Altre cose invece hanno bisogno di tempo. Secondo me l’artista deve essere bravo a scegliere il momento giusto e saper aspettare, perché prima o poi l’ispirazione arriva.

Ho una curiosità. Qualche settimana fa ho intervistato un artista molto giovane che mi ha detto che scrivere canzoni è un "mestiere". Secondo te è davvero solo un mestiere?

Guarda, ognuno è libero di pensarla e fare come vuole. Io ho sempre scritto canzoni per un’esigenza interiore. Forse sono poco bravo a parlare e a esprimermi a voce, tengo un po’ tutto dentro, e con la musica riesco a tirare fuori sia le cose belle che quelle negative. Per me non è nata come un mestiere; lo è diventata nel tempo perché ho avuto la fortuna di entrare nel professionismo, ma resta pur sempre un’esigenza e un momento di sollievo. Quando finisci una canzone ti senti liberato, stai meglio, anche perché ti accorgi che prima quella cosa non esisteva e l’hai creata tu dal nulla.

Ma questo tuo modo di vedere la musica è cambiato col tempo o sei sempre lo stesso?

Magari fossi sempre lo stesso, purtroppo il tempo passa inesorabilmente per tutti! Penso però che il mio approccio nei confronti della musica sia identico. L’ho sempre fatta col bisogno di dire qualcosa di mio. Quando iniziai a 14 anni con la band della scuola cantavamo cover, ma se poi ho preso in mano una chitarra partendo da zero è stato proprio perché mi sono accorto che non mi bastava cantare le canzoni degli altri: volevo scrivere le mie.

Ti faccio una domanda delicata, so che la tua posizione in merito è particolare. Sanremo 2027: un grande palco che secondo me ti meriteresti tanto. Il nuovo brano è un modo per provarci di nuovo?

Vorrei dirti tante cose, ma non posso farlo.

Dimmele.

Allora, partiamo dal fatto che Sanremo per un cantautore è un palco eccezionale. Parlo da musicista: avere la possibilità di cantare un tuo brano inedito con un’orchestra del genere intorno è una gioia per il cuore e per le orecchie. Questo sarebbe il primo motivo per cui ci tornerei. Non sono Bocelli, non posso permettermi un’orchestra così grande tutte le sere nei miei concerti. È un’esperienza meravigliosa che ti rimane dentro, ti sembra di volare in un mondo parallelo.

E il tuo pubblico si meriterebbe di rivederti lì?

Il mio pubblico si meriterebbe questo e altro. Nella vita mi sono preso parecchie pause proprio perché mi sono sempre rifiutato di far parte del "sistema". Sono contro ogni tipo di imposizione. Penso di avere ancora un’intelligenza che mi permette di prendere le mie decisioni, giuste o sbagliate che siano, e mi sono sempre assunto le mie responsabilità. Dietro quel sistema non è tutto rosa e fiori, lo sanno tutti, e non vedo perché dovrei andarmi a sporcare le mani. Sanremo è un attacco frontale da tutti i lati: ci sono persone buone che amano la musica e sono felici di rivederti, ma ci sono anche tanti addetti ai lavori e giornalisti che sono lì solo per dare fastidio. E siccome il fastidio dà fastidio a tutti, c’è chi somatizza e si chiude, mentre io, con il mio carattere, risponderei a fuoco. Non mi farei attaccare senza replicare.

Ma ti hanno mai detto che sei un personaggio "difficile"?

Certo che me l’hanno detto, ma sono il primo a ammetterlo! Non è un modo per mettere lemani avanti; so di essere difficile perché, a differenza di molti altri, io credo di non sapere. E quindi leggo. Quando sono in conflitto con me stesso e non capisco qualcosa mi informo, ma non lo faccio sui social: vado in libreria. Sono molto curioso e, se mi documento, poi a domanda so rispondere.

Su TikTok oggi si ascoltano i brani in 15 secondi, ti adegui o te ne freghi? Mi pare di capire che te ne freghi parecchio…

Mi adeguo e me ne frego. Mi adeguo perché c’è il mio manager, Piero (Garone, ndr), che mi sta dietro e mi dice cosa dovrei fare, anche se poi magari lo faccio al 60-70%. Il mondo di TikTok lo trovo terribile, mi arrivano solo notifiche continue ma non mi appartiene. Piero mi ha fatto notare che usavo male anche Instagram, perché lo gestivo come un portfolio della mia vita quotidiana. Mi ha spiegato che dobbiamo usarlo solo per lavoro. C’è lui accanto a me a custodire quella "casa" virtuale. Per il resto, non vedo il motivo per cui, dopo aver fatto una serata, risposto ai giornalisti e fatto foto e autografi con i fan, io debba mostrare quotidianamente dove sono e cosa faccio. Anche la privacy ha un valore. La gente poi si chiede: "Ma dove sei finito?". Ragazzi, sono un essere umano, faccio quello che fate voi. Se finisce l’acqua vado al supermercato, mi alzo, vado in palestra. Magari ho orari diversi da chi fa un lavoro d’ufficio, ma questa è la mia vita. Pensa che adesso sto aspettando la tua intervista sul terrazzo con un libro in mano.

Cosa leggi?

Mi stavo leggendo dei racconti di Dostoevskij. Il mio idolo però resta Čechov, insieme a Bukowski, Carver e molti altri. Non faccio mai cose che non mi va di fare, questo è uno dei miei principi cardine. C’è una vena di anarchismo in questo: sono pigro di mio e non voglio subire imposizioni, a meno che tu non riesca a convincermi. Se mi convinci, prendo consapevolezza e faccio mia quella cosa; ma se qualcuno usa l’imperativo con me, troverà sempre la porta chiusa. Non ci sono dubbi.

Facciamo un salto indietro di vent’anni. Usciva Calma e sangue freddo. È stata una benedizione o una gabbia?

Una gabbia? Ma scherzi? Quella canzone è come un figlio per me, ormai ha 22 anni!

Non ti sei mai stancato di cantarla?

Non mi stancherò mai. Quando l’ho scritta avevo venti o ventun anni. Oggi mi sento super coerente con quel pezzo.

Ma il successo arrivato così da giovane ti ha reso più forte o più instabile?

Il successo da giovane non me lo sono goduto come avrei voluto. Quando sei un ragazzo e hai intorno una major, tutti pensano che tu sia un povero sprovveduto e che quel singolo stia funzionando solo per fortuna, perché nemmeno loro possono prevedere il futuro. C’erano troppe parole, troppa gente intorno. Poi sai come funziona: quelle persone ti gasano per farti performare come dicono loro e spingerti nella loro direzione. Ti fanno promesse e ti viziano. Passi dal mangiare un hamburger e una Coca-Cola al pub con gli amici ai ristoranti stellati, con il tavolo riservato in fondo per non essere disturbato. Tutte cose di cui io non avevo bisogno. Ci sono finito dentro e chiaramente non ci rinunci, però non era il mio stile di vita. Non avevo voglia di fare il rapper con le catene d’oro e andare in giro a ostentare; volevo solo continuare a essere un umile operaio della musica.

Ti sei mai sentito sfruttato?

Certo che mi sono sentito sfruttato. Ma a un certo punto me ne sono andato, sono sparito e non ho permesso che lo facessero più di tanto.

Qual è l’errore più grande che senti di aver fatto, o rifaresti tutto?

Dal punto di vista musicale rifarei tutto, riscriverei ogni singola parola e non tornerei indietro di una virgola. Ascoltando le canzoni di vent’anni fa mi sento molto coerente, e sono fiero di me stesso perché significa che credevo davvero in quello che dicevo. Se ci sono cose che non rifarei? Certo. In certi momenti ho dato risposte troppo impulsive. Il concetto magari era giusto, ma avrei potuto esprimerlo in un’altra maniera. Però a 25 anni hai un’energia diversa e molta meno esperienza rispetto a un uomo di 48. Anche sul piano dei collaboratori e dei manager, se tornassi indietro alcune persone non le risceglierei.

In campo televisivo invece ti sei pentito di qualcosa? Ti chiedo inevitabilmente dell’Isola dei Famosi.

In televisione non sento di aver fatto errori perché faccio talmente poco – non mi piace l’ambiente – e quel poco l’ho fatto perché mi andava. Di sicuro non farei il Grande Fratello VIP, anche se sono stato chiamato.

Secondo te i reality possono danneggiare la credibilità di un cantautore? Sono pericolosi?

Certo che sono pericolosi. Gli autori devono far girare il format e spesso creano dinamiche tossiche: cercano il personaggio più "stronzetto" per far arrabbiare quello tranquillo, o creano accoppiamenti forzati. C’è molta manipolazione dietro le quinte che il pubblico non vede. Durante i confessionali gli autori ti fanno domande che poi vengono tagliate, montando il servizio come vogliono loro. Magari parli per mezz’ora e tengono solo i due secondi in cui sembri arrabbiato. Ricordo che mi dicevano: "Perché hai sclerato con quella? Ti sta antipatica?". O magari chiedevano a qualcun altro di punzecchiarmi per farmi perdere le staffe. Io all’Isola ci andai solo perché Simona (Ventura) ci teneva tantissimo e mi ha cercato per un mese. Le voglio bene e, in quel momento, venivo da una situazione lavorativa pesante da cui non riuscivo a uscire. Così ho detto: "Sapete che c’è? Mi vado a prendere questi soldi, me ne vado ai Caraibi e vivo sul mare". L’ho approcciata con lo spirito di chi ama nuotare e fare pesca subacquea. Sapevo che avrei sofferto la fame, ma ho il fisico adatto e il caldo non mi spaventa. La cosa brutta sono state le persone che ho trovato lì: gente più capace di me a stare davanti alle telecamere, più falsa e meschina. Però sono contento: sono rimasto tre settimane, ho preso il cachet pieno, ho perso cinque chili che ho recuperato tre giorni dopo e mi sono divertito, con tutti i pro e i contro.

Io l’ho vissuta da spettatrice e ti posso dire che, per me, sei durato troppo poco. La tua verve era fantastica.

Lo so! Infatti appena sono tornato in Italia Simona, ancora con i bigodini in testa prima della trasmissione, mi ha preso da parte e mi ha detto: "Dobbiamo parlare, dimmi se vuoi tornare sull’Isola così mi fai schiattare tutti quanti!". Ma io avevo appena fatto 36 ore di viaggio, ti pare che tornavo là? L’ho ringraziata per la bellissima esperienza e fine. Non sono un tipo da reality.

Essere schietto ti ha portato più porte in faccia o più amici veri?

Ti do una risposta diversa da quella che ti aspetti. Essere schietto mi fa sentire me stesso. Non mi interessa delle porte in faccia, ne ho prese così tante che una in più o una in meno non fa differenza. Di amici veri ne ho il giusto quantitativo, perché sono rari. Quelli che ho me li tengo stretti: loro sanno che li amo e io so che loro amano me.

C’è un collega con cui non berresti mai un caffè?

Guarda, ti dico solo una cosa… io non bevo caffè! (ride)

Mi sembra di capire che la tua voglia di rilancio parta esclusivamente dalla musica e non da dinamiche di gossip o TV.

Ti spiego: io non vorrei nemmeno parlare di "rilancio". In questo sistema che chiamano musica io non mi sono mai fermato. Mai. Sono stato offuscato, hanno fatto finta di non vedermi o non sentirmi, ma chi mi segue sa che sono sempre rimasto attivo. C’è stata la percezione che fossi sparito, ma non è così.

C’è un disco che secondo te avrebbe meritato di più?

Assolutamente sì, ogni singolo disco avrebbe meritato di più.

E cosa non ha funzionato? Il momento sbagliato?

No, faccio un passo indietro. Prima mi chiedevi se ci fossero persone che non risceglierei: ecco, il mio errore più grande è stato fidarmi di individui che poi si sono dimostrati dei mostri. Questa cosa dichiarala pure: la gente non sa che nella musica italiana c’è la mafia. E quando dico mafia non parlo di semplici intrallazzi, parlo proprio di criminalità organizzata. Nella musica italiana c’è la ‘ndrangheta, c’è la camorra, c’è la mafia.

È una dichiarazione molto forte.

Certo che è forte, e mi prendo la totale responsabilità di quello che ti sto dicendo. L’ho vissuta sulla mia pelle perché l’ho sfiorata e ho rifiutato di lavorarci. Quando ho capito come stavano le cose ho fatto un passo indietro e ho detto: "Ragazzi, non fa per me". Questa scelta mi è costata cara, ma sono fiero di non aver fatto niente di male.

Ma una volta usciti da una dinamica del genere, ci si può rientrare o si viene banditi a vita?

Non so se sono stato bandito a vita, ma credo che con i tempi giusti e le persone giuste le cose si mettano a posto da sole. Sono situazioni difficili da vivere ma belle da raccontare. La gente pensa che tu non lavori più perché magari non sei capace, e dato che io sono un "orso" e non uso i social per mostrare tutto, la percezione si amplifica. Ci sono tanti artisti meno bravi a cantare che però sanno usare meglio i social e passano le giornate a raccontare ogni minima cosa, facendo finta di fare vite meravigliose. Ma non è così.

Quindi il successo raccontato sui social è per lo più finto?

Più che altro è stupido. Un tempo c’erano i giornalisti e le riviste di settore che davano credibilità alle parole di un artista. Sui social invece parla anche il più cretino. Ti commenta gente che dieci anni fa al bar nemmeno ti avrebbe salutato. Oggi il leone da tastiera di turno si sente in diritto di dirti qualsiasi cosa. Ecco perché prima ti dicevo che me ne frego: perché dovrei mettere la mia vita nelle mani di perfetti sconosciuti che non hanno mai preso uno strumento in mano? Non voglio far parte di quel giro. Quello che fanno tutti a me non piace. Sono sempre stato così: controvento e da solo. Magari cammino più lentamente perché ho la bufera in faccia, ma non mollo di un centimetro.

Non è faticoso?

Moltissimo, ma ormai ci sono abituato. Quando lo fai da sempre, diventi forte.

Non accetteresti mai un compromesso per la tua musica?

Dipende dal compromesso. Già se mi metti davanti a un bivio del genere è come se mi facessi parlare col diavolo. Perché non propormi qualcosa in modo educato, spiegandomi i pro e i contro? Io sono aperto alle proposte, ma bisogna mettere in conto che la risposta può essere sia sì che no. Purtroppo nella musica c’è un brutto modo di fare: i rapporti lavorativi possono esaurirsi esattamente come le storie d’amore. Se cambiano le esigenze le strade si dividono, ma nel nostro ambiente questo viene visto come un delitto e la gente comincia a parlarti dietro. Fino a ieri ti davo il 25% dei miei guadagni e il giorno dopo sono uno con un brutto carattere? Non si mette in conto che magari tra qualche anno ci si possa ritrovare. Io la vedo così, esattamente come si può rimanere amici di una ex moglie. Non concepisco quegli uomini che si lasciano, fanno del male alla famiglia e poi si sparano. È una mentalità che non mi appartiene.

Secondo te ci sarebbe un modo per dare voce a tutti? Oggi in radio girano sempre i soliti nomi.

Certo che ci sarebbe, le radio nascono per quello. Se vai in Spagna o in Francia, l’80-90% della musica trasmessa è locale. In Italia sentiamo il 70% di musica straniera, quando poi solo il 10% della popolazione parla inglese e non capisce nemmeno i testi. Oggi va di moda dire "bella bro", ma la cultura è un’altra cosa.

A proposito di questo, com’è stata la tua esperienza in Spagna? Loro sono noti per essere molto chiusi musicalmente, a parte rari storici successi come Raffaella Carrà.

Mi sono trovato benissimo, amo la Spagna e mi hanno sempre accolto a braccia aperte.

Hai mai pensato di trasferirti lì o sei troppo legato all’Abruzzo?

Non ho intenzione di trasferirmi. Sono nato qui ed è qui che voglio stare.

Cosa riserva il futuro a Luca Dirisio?

E chi lo sa? Se lo sapessi andrei subito a scommetterci sopra! Spero che il mio futuro resti tranquillo come il presente. Ti dico onestamente che sto vivendo uno dei periodi migliori della mia vita.

Sei pienamente soddisfatto?

Sì, soprattutto per aver trovato Piero, il mio manager, produttore e amico fraterno. Con lui sono ripartito senza sentire il distacco col passato. Lui produce la mia musica per il puro piacere di farlo, e io ho imparato il piacere di lavorare con una persona intelligente che ha un carattere opposto al mio.

Ti sei sentito capito?

Mi sono sentito capito e migliorato. Piero ha dieci anni meno di me, ma non faccio nulla senza prima confrontarmi con lui perché è un ragazzo saggio. È difficile trovare un trentacinquenne oggi con la sua formazione e il suo modo di ragionare; è un ex musicista, diplomato in chitarra al conservatorio, e completa perfettamente le mie mancanze. Ha migliorato anche la mia musica perché ha una visione aperta, non focalizzata su un solo genere. Mi dispiace solo averlo conosciuto quattro anni fa, dato che ha lo studio praticamente sotto casa mia a Vasto! Pensa che durante il Covid avevo chiesto in giro ad alcuni conoscenti dove poter registrare in zona, visto che ero tornato da Milano per stare vicino alla mia ex moglie, e mi avevano tutti depistato per invidia. Invece ce l’avevo dietro l’angolo: scendo dal portone, giro a destra e c’è il suo studio.

La vita di provincia è limitante o ti arricchisce?

Io non faccio molto vita di provincia perché sono sempre in giro per lavoro. Però la trovo confortevole: quando torni a casa hai tutto a tre minuti di distanza. Vasto fa circa 45.000 abitanti, ci conosciamo tutti da quando sono nato e questo ti evita il problema di dover fare la "star" del cavolo o doverti nascondere.

È disturbante essere riconosciuti per strada?

No, non è mai disturbante perché significa che la gente ti vuole bene. Diventa fastidioso solo quando le persone peccano di educazione e ti vengono a disturbare quando non è il caso. Poi ci sono alcune mamme che usano la scusa del bambino di tre anni – che magari non sa nemmeno chi sono e non parla ancora – dicendo che il figlio vuole fare la foto, quando in realtà se la vogliono fare loro. Ecco, queste cose mi danno fastidio, perché la gente pensa che tu sia stupido e che loro siano più intelligenti di te. A me non piace sminuire l’intelligenza di nessuno. Di conseguenza, se una persona mi si avvicina in modo educato, sono sempre disposto a fare due chiacchiere. Quando invece qualcuno arriva con strafottenza, fa l’ignorante o vuole prevaricare imponendo la propria arroganza, allora là mi metto di traverso e mi porto al suo livello in due secondi, non ci vuole niente. Mio nonno mi diceva sempre una frase: "A fare lo stupido non ci vuole niente, è essere una brava persona che è difficile". Io porto avanti questo concetto, mi sforzo di farlo ogni giorno.


Potrebbe interessarti anche