Luca Burini: "Di che nazionalità erano i miei aggressori? Non gli ho chiesto il passaporto"

Il direttore di Novella 2000 torna su Instagram dopo l'aggressione subita a Milano e chiarisce: "Non mi presto alla propaganda".

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Luca Burini

Dopo vari interventi televisivi, ospite de La Volta Buona, Diario del Giorno e altri programmi su reti locali come TeleLombardia, il direttore di Novella 2000, Luca Burini, è tornato a parlare dell’aggressione subita a Milano quasi due settimane fa. Sul profilo Instagram della storica rivista, di cui è al timone da aprile 2026, il giornalista ha voluto fare chiarezza su un punto molto importante della sua bruttissima vicenda. Molto importante non per lui però, ma per gli utenti che da più parti chiedono maggiori informazioni sui delinquenti che lo hanno brutalmente assalito. La domanda, ripetuta quasi allo sfinimento è: "Di che nazionalità erano i tuoi aggressori?". Una questione che pare avere più rilevanza dell’atto in sé soprattutto perché, come sottolinea il direttore nel post, "Un pugno è un pugno, a prescindere dal colore della mano".

Luca Burini risponde su Instagram dopo l’aggressione

E invece il colore di quelle tre mani pare abbia decisamente più importanza per chi ha perfino accusato Burini di essere "Sinistroide, comunista, radical chic, comunistaradicalchic, sostenitore di Hamas, collaborazionista degli scafisti". Tutto per non aver voluto dire se i tre picchiatori avessero o meno un DNA tutto italiano, come se questo fosse poi un vaccino contro la violenza… L’intento del direttore di Novella 2000 era ben diverso, non certo quello di fare propaganda o schierarsi con le idee di un partito o un altro, ma solo quello di denunciare pubblicamente una violenza e "Sottoporre all’opinione pubblica e alle istituzioni il rischio di lasciare alla vittima la discrezione della denuncia".

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Sotto i 40 giorni, infatti, non parte niente d’ufficio e il malcapitato di turno deve fare i conti anche con la burocrazia: "I giorni di prognosi sono importanti, ma anche la motivazione per cui uno arriva al Pronto Soccorso in ambulanza", sottolinea. Della trafila per Questure e Commissariati ve ne abbiamo parlato nell’articolo precedente (lo trovate QUI), oggi invece il 39enne è tornato sull’argomento per mettere (o almeno provare) a tacere la macchina dell’odio che cerca di trovare nella nazionalità un perché alla violenza usando, per giunta, altra violenza verbale. Di seguito vi riportiamo le parole di Luca Burini che trovate nel post Instagram:

Sinistroide, comunista, radical chic, comunistaradicalchic (tutto attaccato), sostenitore di Hamas, collaborazionista degli scafisti… Questi sono solo alcuni degli attacchi che mi sono arrivati dopo aver condiviso il racconto dell’aggressione che ho subito. Qualcuno mi ha scritto che me le sono meritata per gli orecchini (e no, non era Anna Wintour), altri mi hanno accusato di essere a libro paga di @beppesala (che non ho mai incontrato) o della Rai (dopo la mia partecipazione a @voltabuonarai). C’è anche chi si è andato a cercare miei articoli su Ceuta, ICE, migranti scrivendo: «Vedi come ti hanno ripagato?».
A molti colleghi ho spiegato perché non avrei svelato la nazionalità degli aggressori. Ma è giusto smentire l’Indovina Chi? e le fanta-ricostruzioni social. Totalmente: tre migranti (scappati da Ceuta?), tre fascisti, tre italiani, tre nordafricani, aggressione omofoba. Quella che mi ha fatto più sorridere è: «Cerca il mandante!». Chi? Quelli che si sono incazzati per l’abolizione del gossip su Novella 2000?
Colpisce quanta gente – così interessata al tema della sicurezza – dimostri una violenza verbale ridicola contro una vittima e gli altri utenti. Ad ogni modo, da sopravvissuto a un’esperienza del genere, l’aggressività di Fiorellina79 e MrMuscolo57 è solletico. Era prevista e uno dei motivi per cui mi sono inizialmente detto: «Ma chi te lo fa fare? Stattene zitto».
Avessi voluto cavalcare la vicenda e prestarmi alla propaganda, non avrei aspettato cinque giorni per fotografarmi. Il mio obiettivo era sottoporre all’opinione pubblica e alle istituzioni il rischio di lasciare alla vittima la discrezione della denuncia. I giorni di prognosi sono importanti, ma anche la motivazione per cui uno arriva al Pronto Soccorso in ambulanza. Non valutare questo aspetto rischia di lasciare agire con serenità aggressori come quelli che ho incontrato. Ragionamento che non dovrebbe essere né di destra né di sinistra. Avrei tanto altro da dire, ma Instagram ha i suoi limiti.
Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che mi hanno espresso solidarietà, affetto e vicinanza. Sembrano gesti minuscoli, ma, a chi sta dall’altra parte, arriva qualcosa di enorme.


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