Le Lollipop rompono il silenzio, il nuovo singolo dopo 25 anni: "Bellissima la dedica di Gerry Scotti. Sanremo? Sarebbe un sogno" - Intervista

Un ritorno fulminante, quello delle Lollipop, che mettono tutto sul piatto con il nuovo singolo "Say Now". E, 25 anni dopo, sono più unite che mai

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Lollipop
Ufficio Stampa Lollipop

Italia, alba del nuovo millennio. Nessuno che conoscesse la liturgia dei moderni talent show, non esistevano i daytime ossessivi, le clip confezionate per i social o lo storytelling esasperato dei giudici. Eppure, il programma Popstars fu un vero e proprio big bang sociologico: per la prima volta, la televisione non si limitava a mostrare la musica, ma iniziava a fabbricarla in diretta sotto gli occhi di milioni di spettatori. Da quell’esperimento pionieristico nacquero le Lollipop, che travolsero letteralmente il mercato discografico con il platino di Down Down Down e trovarono la consacrazione successiva sul palco di Sanremo nel 2002 con Batte forte. Non erano solo una girl band ma il primo, clamoroso caso di music-concept multimediale in Italia.

Oggi, nell’estate del 2026, mentre la musica dei primi anni Duemila domina le reference culturali, la moda e i linguaggi delle nuove generazioni, quella storia si riapre. Ma Marcella Ovani, Marta Falcone e Veronica Rubino non tornano da spettatrici di una nostalgia sbiadita: loro quel decennio lo hanno plasmato. Il 19 giugno 2026 il trio ha siglato il ritorno ufficiale con il singolo Say Now (pubblicato da Santor Records e distribuito da Warner Music Italy / ADA Music), affidando la produzione alle mani esperte di Wlady, già dietro a grandissimi successi radiofonici nazionali.

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Say Now non è un’operazione di puro posizionamento di mercato e non cede alle lusinghe del pinkwashing modaiolo. Il brano è un grido vero e proprio contro i silenzi prolungati, un inno alla libertà e al coming out che affonda le radici in un legame storico con la comunità LGBTQ+, che non ha mai smesso di sostenerle (come dimostrò già il bagno di folla al Mediterranean Pride di Napoli nel 2018). Oggi, con la maturità di chi ha affrontato la vita vera lontano dai riflettori, le Lollipop tornano a rivendicare il proprio status di pioniere, libere da vecchie sovrastrutture industriali.

La raccolta delle impressioni di Marcella, Marta e Veronica in questa nuova veste è stato un piacere speciale, oltre che una rinfrescante sorpresa per chi ha seguito l’evoluzione del pop italiano negli ultimi venticinque anni. Ma a catturare la nostra attenzione, al di là dei ricordi e delle dinamiche da classifica, è la densità della loro passione: un’energia vivida, intatta, che non ha nulla a che fare con la fredda pianificazione a tavolino, ma che si alimenta del desiderio profondo e sincero di rincontrare un pubblico che, in realtà, non hanno mai abbandonato davvero.

Le Lollipop del 2026 tornano sulla scena con una freschezza inaspettata, che si interfaccia senza sforzo con le nuove generazioni e con la musica di oggi. Ma non c’è alcuna intenzione di rincorrere il fantasma di ciò che sono state. C’è invece una bellissima, fiera consapevolezza del tempo che è trascorso. Un quarto di secolo che non ha scalfito la loro complicità quasi simbiotica, ma che le ha modellate, arricchite e messe alla prova, trasformando le ragazze baciate dal successo televisivo del 2001 nelle donne strutturate, forti e libere che sono oggi. Ed è proprio questa verità, prima ancora della musica, a fare la differenza.

"Say Now": è più una chiusura dei conti col passato o un manifesto per il futuro?

Marcella: È nato dalla voglia di tornare insieme dopo una serata che abbiamo fatto per i 25 anni delle Lollipop. Con questo brano volevamo lanciare un messaggio per tirare fuori quello che non avevamo ancora detto, facendolo in particolare per la comunità LGBTQIA+ che ci segue. Il messaggio è: non abbiate paura, non nascondetevi. È un pezzo molto bello che abbiamo pubblicato tramite la Warner e con Wlady, il nostro produttore.

Cosa vi ha fatto dire: "È il momento giusto per tornare"?

Veronica: In realtà non ci siamo mai lasciate, siamo sempre andate avanti. Sono i 25 anni delle Lollipop: se non era questo il momento giusto per tornare, credo non lo sarebbe stato nessun altro. Lo dovevamo a quello che abbiamo costruito noi tre: abbiamo mangiato insieme, fatto Sanremo, fatto il Festivalbar. Lo dovevamo a noi stesse. Gerry Scotti ci ha dedicato una frase bellissima durante una delle puntate de La Ruota della Fortuna, la Rete ci ha sempre tenute a cuore. Non è stato sempre facile, ma è stato divertente e ci portiamo dietro un bagaglio importante.

Il pop anni 2000 è tornato di moda: vi sentite "pioniere" o solo "coerenti"?

Lollipop: Pioniere di sicuro; coerenti, dipende dallo sguardo degli altri. Abbiamo avuto grandi occasioni con Wlady, ma poi la vera coerenza è avere la possibilità di portare avanti questo progetto. La visione è sempre stata la stessa. Wlady ci ha unite a livello di produzione del pezzo, ma la nostra vera unione è l’amicizia tra noi tre, un’amicizia diversa dalle altre. Siamo amiche e colleghe. Nessuno ci unisce dall’esterno: più unite di noi tre non esiste niente, nemmeno i nostri padri o i nostri mariti ci uniscono in questo modo. Noi però non siamo di quelle che se ne vantano, non andiamo in giro a dire che siamo le pioniere.

Wlady alla produzione: perché è stata la scelta giusta per questo sound?

Marta: Come diceva Marcella, lui ha una grande esperienza nel settore discografico ed è un suo caro amico. Sappiamo che a livello umano è una persona squisita; ci siamo trovate subito bene e abbiamo deciso di avviare questa collaborazione con lui.

In 25 anni è cambiato qualcosa?

Lollipop: Noi ci muoviamo all’unisono, abbiamo tutte e tre lo stesso pensiero. Sono cambiate tante cose, è cambiata la nostra vita: siamo diventate mamme, tutte e tre abbiamo dovuto fare un lavoro "normale". Lo stile di vita è cambiato perché siamo cambiate noi, e la vita di oggi non è replicabile rispetto a quella di 25 anni fa. Ci divertiamo, stiamo bene, è tutto bellissimo, ma abbiamo perso un po’ di leggerezza. Credo sia normale, abbiamo altre responsabilità e dobbiamo incastrare tante cose, c’è anche una differenza d’età di mezzo. Sul palco, però, sembra che non siano passati 25 anni: ci divertiamo esattamente come allora.

Le voci su un vostro ritorno a Sanremo sono vere?

Lollipop: La voglia di tornare c’è, ma siamo consapevoli di essere un prodotto difficile per Sanremo e la cosa andrebbe strutturata bene. Questo progetto è ripartito in corsa con Wlady, quindi, tra la pubblicazione del singolo e la sua uscita, diciamo che Sanremo rimane un bellissimo sogno ma al momento non ci stiamo presentando.

Com’è cambiato nel tempo lo sguardo del pubblico?

Lollipop: Il pubblico è sempre quello! I nostri migliori fan sono quelli della comunità arcobaleno, ma ci sono anche tante altre persone che ci amano incondizionatamente. È una cosa stupenda, perché ci fa capire che abbiamo veramente scritto un pezzo di storia cult della musica degli anni 2000. C’è gente che viene addirittura da Londra per vederci esibire a Desenzano.

"Say Now" significa "dillo ora". Qual è la parola che avreste voluto dire anni fa e non avete detto?

Lollipop: Nessuna. Non ci teniamo nulla dentro, non abbiamo segreti, nemmeno tra di noi: se c’è un problema, lo mettiamo subito a posto. Questo pezzo è un inno alla libertà, fatto con gentilezza. Non siamo persone aggressive, ma non siamo nemmeno deboli o stupide.

Il complimento più strano ricevuto da un fan?

Sei più brava di Beyoncé" oppure "Sei più bella di Jennifer Lopez".

Meglio il successo di allora o la consapevolezza di oggi?

Lollipop: Entrambe, perché il successo di 25 anni fa non si scambia con nulla. Era tutto bello, tutto grande… forse anche troppo per quello che conoscevamo dell’ambiente all’epoca. Vivevamo meglio il momento, ma alcune dinamiche le gestiamo decisamente meglio oggi. Non ti diciamo che ci auguriamo il successo di allora, anche perché forse non avremmo nemmeno il tempo materiale per gestirlo, e in fondo nemmeno allora ce lo aspettavamo. Sicuramente, però, la consapevolezza di oggi serve tantissimo.

Il legame con la comunità LGBTQ+: come si è evoluto in questi 20 anni?

Lollipop: Si è evoluto tanto, perché di fatto non ce ne siamo mai andate. Ci sono anche donne adulte che ci scrivono per dirci che le nostre canzoni le fanno emozionare. Riceviamo complimenti che ci riempiono di orgoglio. Un nostro fan di Catania è venuto a Milano appositamente per regalarci degli abiti! Sapere che abbiamo fatto la storia della musica è incredibile, a volte non ce ne rendiamo nemmeno conto.

C’è una cosa che il pubblico non ha mai capito di voi e che vorreste chiarire oggi?

Lollipop: Sì, c’è una parte di pubblico che non ci ha capite. Da un lato abbiamo la nostra solida cerchia di fan che ci seguirà sempre; dall’altra ci sono persone, i cosiddetti haters, che purtroppo fanno i detrattori. Con i social, poi, sanno essere molto cattivi. Lo fanno perché si nascondono dietro a uno schermo, e ammettiamo che ci rimaniamo male. All’inizio magari rispondevamo in modo educato, ma poi abbiamo capito che queste cose dobbiamo farcele scivolare via. Tutte le persone esposte sono facilmente criticabili.


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