Garlasco in Tv, Giletti e il plauso al coraggio dei giudici. Vitelli: "Quando metti in galera non puoi avere affanno"

La puntata de Lo Stato delle Cose di lunedì 2 febbraio è stata ampiamente dedicata al delito di Garlasco grazie alla presenza di VItelli, che aveva assolto Stasi

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Massimo Giletti come di consueto ha dedicato uno spazio al delitto di Garlasco anche nella puntata de "Lo Stato delle Cose" in onda lunedì 2 febbraio 2026, con attenzione a tutto quello che non è andato nella vecchia indagine. Il giornalista parte subito sottolineando che "per la giustizia italiana Alberto Stasi è il colpevole, ma c’è questa nuova inchiesta". che potrebbe presto cambiare le cose.

Già in passato c’era stato qualcuno che aveva sollevato dubbi sulla colpevolezza dell’ex fidanzato di Chiara Poggi, il giudice Stefano Vitelli, che lo aveva assolto nel processo di primo grado, ora ospite della trasmissione. Il giornalista si pone una domanda non così scontata: "La nuova inchiesta darà ragione al dottor Vitelli? Lo scopriremo".

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Lo Stato delle Cose, puntata 2 febbraio 2026: il giudice Vitelli e il ragionevole dubbio

"Alberto Stasi non può essere condannato, non ci sono le prove, o almeno le prove raccolte sono contraddittorie", questa era la ragione che aveva spinto Vitelli ad assolverlo in passato. Ora il giudice ha scritto un libro dal titolo "Il ragionevole dubbio di Garlasco", con un sottotitolo emblematico: "Un giudice nel labirinto del caso di cronaca più discusso d’Italia", Giletti fa quindi riferimento al termine "labirinto", che ritiene azzeccato visto che "non si riesce mai a capire nulla", per poi sottolineare come probabilmente lui abbia "messo sulla bilancia tutto" per arrivare alla decisione.

"Non avevo mai sentito la dichiarazione del padre di Chiara, che diceva: ‘Accetto la sentenza’, devo dire che mi fa piacere – dice subito –. Non è stato facile, ha ragione, ho provato a far vedere nel libro anche il dietro le quinte, i profili umani, quelli psicologici". Giletti interroga il giudice in merito all’ormai nota telefonata al 118 che Alberto aveva fatto dopo avere trovato il corpoo". "Ho ascoltato tante volte la telefonata, ho raccontato un episodio bello e malinconico, con un mio ex compagno di liceo, che non leggeva giornali né guardava la Tv, non sapeva niente, lui ha avuto un’impressione diversa dalla mia, non sentiva freddezza, ma ansia e paura. Non dice che è la fidanzata, sembra distaccato, non corre a soccorrerla, a vedere se è viva o morta, c’è un sospetto distacco, l’avvocato a me potrebbe dire: ‘Nell’animo di una persona non si può entrare, ha sbagliato il numero civico, ha avuto una reazione di spavento e paura, nessuno lo dice, ma quando arriva l’ambulanza a lui viene misurata la pressione arteriosa, camminava agitato sul vialetto davanti alla casa. Di fronte a queste argomentazione il giudice va in Camera di Consiglio e dice che quello che può sostenere il difensore non è implausibile. In sentenza, e prima ancora nella nostra testa, dobbiamo motivare perché aderiamo a una tesi, quindi come faccio a dire che quello che dice la difesa non ha una sua plausibilità? Questo è un rompicapo, ne parliamo da 18 anni, lo capiamo già da questa telefonata".

Non può che essere importante a riguardo il parere di Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi: "È la prima volta che è così vicino a me, lo dico per i miei biografi, nella sua sentenza ci sono meno condizionali rispetto a quella di condanna. Io dico sempre di augurarmi che tra i miei assistiti pochi o nessuno sia condannato con potrebbe, magari, avrebbe potuto. Le sentenze devono avere gli indicativi".

Giletti torna poi su una questione di cui si parla spesso, la camminata di Stasi e le sue scarpe pulite, che sono state tra i motivi della sua condanna. Vitelli spiega nel dettaglio: "L’accusa sostiene che lui non è mai rientrato in casa, ha finto di scoprire il cadavere, quando racconta la scena del crimine lo fa da assassino, senza essere rientrato. Peccato però che i carabinieri che sono entrati subito dopo di lui, se lui è rientrato, e il personale del 118 avevano scarpe e calzari puliti. Uno dei carabinieri addirittura fa due volte e mezzo il tragitto e scende fino al terzo-quarto gradino della scala, mentre Stasi dice di avere fatto solo uno o due gradini. Lui non poteva non calpestare almeno le più piccole macchie ematiche, il problema non è averle toccate, noi dobbiamo dire tu hai toccato, ma dovevano necessariamente tracce ematiche sulle tue suole? Qui nasce la questione delle ore passate, del sangue secco o semi secco e dell’esperienza dei carabinieri. Ma c’è una cosa fondamentale: lui dice che il corpo di Chiara era in fondo alle scale, ma secondo i RIS il corpo è scivolato lentamente. Se dice di averlo visto in fondo vuol dire di essere arrivato dopo l’omicidio. C’è poi l’alibi informatico, aveva poco tempo, non poteva vedere lo scivolamento".

Il giudice prosegue poi nel suo intervento motivando come sia arrivato alla decisione che ha portato alla sentenza di assoluzione: "Noi abbiamo una serie di difficoltà forti a dire ‘Oltre ogni ragionevole dubbio Stasi non è entrato’. Le nostre prove sperimentali davanti risultati contrastanti, non c’era sempre l’imbrattamento delle scarpe, la difficoltà dello scivolamento lento e di Stasi assassino che sarebbe rimasto pochissimo in casa ma descrive il corpo di Chiara alla fine. Come ho scritto nel libro, sembra un po’ di correre in salita, quando metti in galera le persone non puoi avere questo affanno, ma riuscire agevolmente a spiegare linearmente e senza difficoltà anche questo indizio".

Vitelli prosegue poi parlando del ritrovamento del corpo e del racconto fatto da Stasi: "Il consulente del pm ha fatto la ricostruzione fermandosi all’inizio della scala, noi abbiamo cercato di ricostruire con le foto, la risposta è favorevole all’accusa. Stasi, ma chiunque però, non poteva non calpestare le macchie ematiche, soprattutto quelle più piccole e i gradini. Chiunque non poteva non calpestare le macchie ematiche, soprattutto quelle piccole e i gradini, allora il carabiniere che pensava fosse un incidente domestico, che ha fatto due volte il tragitto andando al 4/5° gradino ha le scarpe pulite? Come il personale del 118? Nonostante le prove sperimentali abbiano esiti contrastanti, nonostante Stasi descriva in fondo il corpo sicuramente non è entrato. Eh no, non ce la faccio a motivare, corro in salita, mi viene un affanno pazzesco!".

Il coraggio di andare controcorrente

Giletti replica di essere felice di avere il giudice in studio, per dare poi il suo punto di vista: "Quello che ho sempre percepito ascoltandola è di una profondità e sensibilità che non sono da tutti. Bisogna avere il coraggio di lasciare in libertà qualcuno che tutti vorrebbero fosse condannato. CI deve essere il ragionamento, a cui si arriva".

Il giornalista interpella poi il giudice sulla possibile nuova dinamica del delitto, che potrebbe essere riscritta a breve dai RIS di Cagliari: "Sono rimasto turbato da quello che dicono, anche se non sappiamo niente, la Procura di Pavia sta facendo rispettare appieno il segreto istruttorio. Mi sono riletto la relazione dei RIS di Parma, che è quella che ho, e mi sono messo a ragionar.e. Dalla mia sentenza a quella di condanna probabilmente c’è un approccio metodologico differente. Nella condanna è prevalsa una concezione unitaria degli indizi, si rafforzavano nella loro molteplicità pur con alcune criticità. C’è una conclusione di cui sono convinto, gli indizi vanno visti nella loro autonomia, pesati nella loro precisione, devono essere certi, e nella loro gravità, solo dopo li puoi sommare".

Arriva il plauso di De Rensis: "Il giudice Vitelli, che io ho visto in un altro procedimento, è coraggioso. E’ molto preparato, ma non è da solo. Il giudice è stato confermato da altri otto giudici, noi dobbiamo porci una domanda: ‘Il giudice che viene prima e decide in un modo sbaglia sempre rispetto a quello che viene dopo?’. E’ il nostro sistema che lo permette, la dignità però deve essere uguale, sono tutti giudici".

Spazio poi alla famosa bici nera, che era presente davanti a casa di Chiara Poggi, che ancora non si sa di chi fosse. "Io credo ancora oggi alla signora Bermani, era stata precisa e aveva parlato poco tempo dopo", dice Giletti. Nel libro Vitelli racconta di come la mamma lo avesse invitato a prestare attenzione a questa testimonianza: "Noi vecchi non abbiamo la malizia di mentire", si legge suscitando in lui commozione. Lui spiega quindi cosa lo abbia spinto a concentrarsi su questo passaggio: "Mostro aneddoti umani che concorrono nel nostro flusso di coscienza a prendere una decisione. Mia mamma si identificava in quella testimone, lei mi ha detto di sentirla e l’ho fatto".

Il giornalista è interessato a conoscere l’opinione del giudice anche sulla nota cartella "Militare", che Stasi aveva sul PC, di cui lui aveva già minimizzato la gravità. "Erano state proiettate in aula, le cancelliere donne erano in imbarazzo, mentre il cancelliere maschio sorrideva. Lì c’è una linea retta, il 12 agosto non vediamo scompensi tra Chiara e Alberto, quando lui torna in casa lavora alla tesi, non ci sono sbalzi". Su questo Giletti è d’accordo: "Tra i due non c’erano tensioni, lei sapeva della pornografia, perché doveva diventare qualcosa di anomalo?". Vitelli è d’accordo: "Lo fosse stato ti aspetteresti un’interruzione della routine di coppia, tutto rimane piatto, non ci sono telefonate, tentativi di chiamate. I moventi vanno provati, non vanno supposti, deve essere la pubblica accusa che lo prova in maniera convincente. E’ improbabile che in quella sera sia montato un litigio, è importantissimo che il litigio sia montato la sera se fosse stato lui, non avrebbe avuto tempo di litigare la mattina. Ma dov’è il segnale di un litigio che monta?".


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