I Litfiba infiammano il concerto del Primo Maggio, la parole di Piero Pelù esplodono sui social: "Fan***o colonialismi"
Il ritorno più atteso accende il Concertone tra musica potente e parole di libertà che dividono, mentre sui social esplode il confronto tra applausi e critiche.

l ritorno dei Litfiba con Piero Pelù sul palco del Concertone del Primo Maggio non è stato soltanto un evento musicale, ma un momento capace di catalizzare attenzione, polemiche e riflessioni, riportando al centro della scena una band che ha sempre fatto dell’impatto sonoro e dell’impegno una cifra distintiva. Dopo una lunga attesa, la formazione storica si è presentata davanti a una piazza gremita, pronta a rispondere non solo con la musica, ma anche con parole forti e senza filtri, come ci hanno sempre abituato.
Il ritorno sul palco dei Litfiba per il concerto del Primo Maggio
Fin dal loro ingresso, l’atmosfera si è caricata di aspettative, perché la presenza dei Litfiba rappresentava di fatto la vera notizia di questa edizione del Concertone. La risposta, almeno sul piano musicale, è arrivata immediata, con un suono compatto e potente, un vero muro sonoro capace di travolgere il pubblico e riportare in vita quell’energia che molti temevano si fosse persa. Il contributo della formazione originale si è sentito chiaramente, restituendo profondità e intensità alla performance, con una presenza scenica che non ha lasciato spazio a esitazioni. La band ha dimostrato di saper ancora dominare il palco, senza sembrare un semplice revival, ma piuttosto un ritorno consapevole e deciso.
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Entra nel canale WhatsAppGli interventi che hanno scatenato il dibattito
Se la musica ha convinto, è stato soprattutto il piano delle parole a segnare uno dei momenti più forti della serata. Piero Pelù ha scelto infatti di accompagnare l’esibizione con tre interventi distinti, ciascuno dedicato a un tema storico o politico.
Il primo ha riguardato la tragedia di Chernobyl: "A Chernobyl 40 anni fa esplose il reattore nucleare numero 4 della centrale atomica. Per tentare di contenere le radiazioni mandarono 1057 soccorritori, almeno 47 di loro morirono successivamente di cancro alla tiroide e ancora oggi non si sa il numero esatto delle vittime".
Successivamente, il discorso si è spostato sul fascismo: "Benito Mussolini fu sanguinario, fu un dittatore che con i suoi criminali alleati provocò una guerra da 80 milioni di morti. Ma fece anche qualcosa di nuovo? Di sicuro no, le leggi razziali. Nel 1945 con l’Italia devastata dal fascismo e dalla guerra il duce degli italiani mentre scappava travestito da soldato tedesco fu scoperto dai partigiani e fucilato. Benito Mussolini è un morto sul lavoro ma è un morto sanguinario e traditore".
Infine, la presa di posizione più attuale e controversa: "Nelle Americhe il genocidio dei pellerossa nativi, in Armenia il genocidio degli armeni, nei campi di sterminio il genocidio degli ebrei, dei rom, dei gay e degli oppositori. In Palestina il genocidio del popolo palestinese, sotto i nostri occhi in tempo reale. Contro ogni colonialismo per il rispetto del diritto internazionale teniamo gli occhi puntati su Gaza, sulle ong umanitarie impegnate e sulla Global Flotilla. Liberate Sayf e Thiago. Palestina Libera".
La reazione dei social all’esibizione del gruppo
Quello che è accaduto sul palco non è rimasto confinato alla piazza. Nel giro di pochi minuti, video e spezzoni degli interventi hanno iniziato a circolare sui social, generando un confronto acceso.
Da una parte, molti utenti hanno esaltato il coraggio dell’intervento, sottolineando come fosse uno dei pochi momenti della serata in cui qualcuno avesse davvero preso posizione. Tra i commenti più condivisi si leggono frasi come "Finalmente qualcuno che usa il palco per dire qualcosa di forte" e "Questo è lo spirito del Primo Maggio", segno di un consenso legato non solo alla musica ma anche al contenuto politico.
Dall’altra parte, non sono mancate critiche con utenti che hanno contestato il tono e le parole utilizzate, ritenute da alcuni eccessive o fuori contesto. Alcuni hanno scritto "Con toni più morbidi avrei apprezzato di più il messaggio condivisibile", oppure "Hanno giocato sul filo del rasoio, ma ci sono riusciti bene", mostrando chiaramente come l’intervento abbia toccato nervi scoperti.
Il risultato è stato un vero e proprio scontro di opinioni, con hashtag dedicati e discussioni che si sono protratte per ore, a conferma di quanto l’esibizione dei Litfiba sia riuscita a uscire dai confini del semplice intrattenimento per trasformarsi in un caso mediatico. Ciò che resta però, è uno degli interventi più chiari e impegnati mai proposti negli ultimi anni del celebre concertone.
Un finale esplosivo con le parole di Piero Pelù e la setlist
A chiudere il set, un ultimo intervento destinato a rimanere impresso: "Fan***o i colonialismi. Palestina libera". Un finale netto, diretto, che ha trovato eco immediata tra le migliaia di presenti, che hanno intonato il coro amplificando ulteriormente la portata del momento. È stato probabilmente l’unico passaggio dell’intera serata in cui il messaggio ha superato la musica, diventando gesto fisico e tangibile, e non soltanto parole pronunciate tra un brano e l’altro. Ed è proprio questa dimensione, nel bene o nel male, ad aver reso l’esibizione dei Litfiba una delle più commentate.
La scaletta delle canzoni si è srotolata come una selezione che ha mescolato alcuni dei pezzi più rappresentativi della loro carriera, contribuendo a costruire un live intenso, capace di tenere insieme passato e presente senza perdere coerenza. Ecco la set list:
- El Diablo
- Diciassette Re
- Regina di cuori
- Proibito
- Spirito
