Lino Banfi vince tra standing ovation e lacrime: "I social rovinano famiglie"

L’attore pugliese ha ricevuto il prestigioso Premio Bif&st Arte del cinema durante un incontro celebrativo al teatro Petruzzelli.

Rosanna Ilaria Donato

Rosanna Ilaria Donato

Web Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, mi dedico al mondo dell’intrattenimento da 10 anni. Ho lavorato come web content editor freelance per diverse testate.

Lino Banfi trionfa al Bif&st 2026: standing ovation per Nonno Libero
Ufficio Stampa

Stamattina il Teatro Petruzzelli di Bari è tornato a vibrare per uno dei suoi figli più illustri. Lino Banfi, icona della commedia all’italiana e volto indimenticabile di Nonno Libero, è stato l’ospite d’onore della giornata conclusiva del Bif&st 2026. L’attore è stato accolto da una lunghissima standing ovation che lo ha visibilmente commosso: "Come la devo considerare questa, una standing ovation? Allora sto in piedi, per rispetto a chi si è alzato", ha esordito, con la consueta ironia, davanti a una platea gremita in ogni ordine di posto.

Il documentario e il ritorno alle origini

L’incontro è stato preceduto dalla proiezione del cult del 1982 "Vieni avanti cretino" e da un’anteprima di trenta minuti di "Lino d’Italia: storia di un itALIENO", il documentario diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Minerva Pictures. Banfi ha spiegato di aver voluto partecipare attivamente alla realizzazione del progetto per garantire l’autenticità del racconto: "Non volevo fosse fatto da altri, che magari lo avrebbero fatto male. Io dalla tomba avrei scalciato". Il film ripercorre la parabola di Pasquale Zagaria, vero nome dell’attore, dall’infanzia a Canosa agli anni della dura gavetta, fino al successo travolgente nel cinema e nella televisione. Le riprese, effettuate in buona parte proprio all’interno del Petruzzelli, toccano anche i luoghi del cuore dell’artista, come Andria e Canosa. Non sono mancate le anticipazioni sul futuro: l’attore ha annunciato il lancio di un podcast dal singolare titolo "Un podchest e un podcast" e ha confermato che il documentario integrale sarà trasmesso in prima serata su Rai 1 il prossimo 11 luglio, in occasione del suo novantesimo compleanno.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Il consiglio ai giovani e la satira sociale

Durante il dibattito moderato da Steve Della Casa, Banfi ha dedicato un pensiero profondo alle nuove generazioni che aspirano al mondo dello spettacolo. Il suo invito è stato quello di non cercare scorciatoie: "Bisogna fare la gavetta, fare gli influencer non basta. I social stanno rovinando tante famiglie". Ha poi riflettuto su come sia cambiato il linguaggio della commedia, ammettendo che certi suoi personaggi del passato oggi sarebbero difficili da proporre per via della mutata sensibilità sociale. Tra i suoi mille ruoli, l’attore non ha comunque dubbi su quale salvare: "Fra nonno Libero e Oronzo Canà salverei il primo, perché mi ha fatto abbracciare quattro generazioni".
Uno dei momenti più toccanti della mattinata è stato lo scambio con il governatore della Puglia, Antonio Decaro. Banfi ha ricordato con emozione l’impegno di Decaro durante i mesi difficili della pandemia, immaginando scherzosamente un futuro in cui i due possano attraversare le strade di Bari vestiti da Don Chisciotte. Il governatore, nel consegnargli il premio Arte del cinema, ha definito Banfi un pezzo della nostra storia e un ambasciatore dell’umanità e dell’accoglienza pugliese.

Un bilancio tra orgoglio e ironia

In chiusura, Banfi ha scherzato sulla sua evoluzione culturale, affermando di sentirsi quasi "acculturato", come se avesse preso delle lauree di nascosto. Ha rivendicato con orgoglio il percorso che lo ha portato dai film "cotti e mangiati", oggi diventati veri e propri cult, alla stima dei grandi intellettuali e perfino dei politici. Ha infatti rivelato che il suo celebre tormentone "continua, continua" viene usato spesso anche nelle alte sfere istituzionali. "Ma com’è possibile che sono arrivato a novant’anni senza danni? Sono a novant’anni senza danni e senza malanni. E questa, con le rime, è la cosa che conta di più" ha concluso, tra gli applausi.

Articolo di Marco Lucio Papaleo


Potrebbe interessarti anche