Lino Banfi su Alvaro Vitali: "Non ero suo amico", la sua verità dopo la morte dell'attore
Tra ricordi di carriera e nuovi progetti, l’attore pugliese chiarisce il rapporto con il collega, sollevandosi dalle responsabilità del destino di 'Pierino'.

In molti si sono chiesti quale fosse davvero il legame tra Lino Banfi e Alvaro Vitali, dopo i funerali di quest’ultimo che hanno lasciato un senso di vuoto e polemiche. La chiesa non così piena ha fatto nascere nel pubblico una domanda: perché non si è fatto vedere anche chi aveva condiviso tanti anni con lui? Bene, a distanza di parecchie settimane, Lino Banfi prova ad azzardare una risposta.
La risposta di Lino Banfi sul legame con Alvaro Vitali
Banfi, con cui Vitali ha condiviso tredici film della commedia sexy all’italiana, ha spiegato senza troppi giri di parole: "Io non ero un suo amico. Lavoravamo insieme ma non ci siamo più visti". Parole dirette, che raccontano una distanza nella vita privata pur a fronte di anni di lavoro comune. "Lui prese la sua strada e io la mia", ha aggiunto l’attore pugliese.
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Entra nel canale WhatsAppLe accuse di indifferenza
Negli ultimi tempi qualcuno lo aveva accusato di non aver fatto abbastanza per il collega. Banfi ha voluto chiarire anche questo punto: "Alla produzione di Un medico in famiglia ho detto più volte di prenderlo per un ruolo. Loro non hanno voluto, io non facevo il produttore e non avevo tutta questa possibilità di intervenire". Una precisazione che mostra come ci abbia provato, pur non avendo l’ultima parola nelle scelte televisive.
Un legame che li univa solo sul set
Banfi ha sottolineato come sia diverso recitare insieme rispetto ad avere un’amicizia al di fuori del lavoro. "Anche tra Totò e Peppino o tra Eduardo e Peppino, che erano fratelli, non c’era un grande rapporto d’amicizia. A noi capitava che se stavamo tre anni senza fare un film insieme, non ci vedevamo e non andavamo a cena. Ognuno aveva la sua vita e la sua storia". Il ricordo di Banfi restituisce quindi l’idea di due professionisti che hanno fatto molta strada insieme sul set, senza però condividere la quotidianità privata.
L’accordo segreto per la carriera
L’attore pugliese ha poi raccontato un retroscena del suo percorso: "Non volevo essere solo quello di "Porca puttena". Io facevo due o tre film dopo l’altro di questo genere che serviva per arricchire i produttori e diventare famosi, però poi ponevo le mie condizioni. Per ognuno di quelli sulla professoressa, la dottoressa o l’insegnante, poi ne dovevo fare uno come dicevo io. Con Pozzetto, con Celentano, con tutti quelli che ritenevo essere più avanti di me. E me lo facevo mettere per iscritto così mi sono trovato nei posti buoni". Una scelta che gli ha permesso di non restare bloccato in un solo ruolo e di crescere artisticamente.
I progetti futuri di Lino Banfi
Arrivato a novant’anni, Banfi non ha alcuna voglia di fermarsi: "Ho fatto due cose contemporaneamente che saranno due bombe", ha raccontato. La prima è un film con Pio e Amedeo, in cui interpreta un ex professore di filosofia in una casa di riposo, alle prese con l’Alzheimer. La seconda è un docufilm sulla sua vita, dal titolo Lino d’Italia. Storia di un ITALIENO, diretto da Marco Spagnoli e che potrebbe approdare su Rai1. "Mi sono sempre detto: "Facciamolo quando sono vivo, che se lo facciamo da morto"". In questo lavoro Banfi ha interpretato se stesso, il padre e persino Pasquale Zagaria, la sua coscienza, regalando ancora una volta al pubblico quel tocco di "banfismo" che lo contraddistingue.
