Lino Banfi: "Pronto il ritorno di Un Medico in Famiglia. La differenza tra me e gli intellettuali? Io sono ancora Nonno Libero" - Intervista
Lino Banfi si è raccontato a Libero Magazine, parlando senza filtri delle tappe più importanti della sua vita e carriera.

Ci sono vite che non bastano in un solo nome. Lo sa benissimo Lino Banfi, il nome d’arte di quel Pasquale Zagaria che partì da Canosa di Puglia per regalare all’Italia tre generazioni di risate e sorrisi. Novant’anni esatti, eppure quel bambino di allora è ancora da qualche parte dentro di lui, e ce lo dimostra ogni giorno.
Intervista a Lino Banfi, autore del libro 90, Non mi fai paura!
In occasione dell’uscita del suo ultimo libro 90, Non mi fai paura! (Harper Collins), in questa intervista a Libero Magazine, l’attore si mette a nudo e ricorda commosso tutte le tappe più decisive della sua carriera: dalla casa di Un Medico in Famiglia al sogno di un clamoroso ritorno nei panni di Nonno Libero. Senza dimenticare il personaggio di Oronzo Canà che, se tornasse, darebbe una "bella lezione" alla Nazionale di Calcio.
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Entra nel canale WhatsAppNel suo libro 90, Non mi fai paura! ne parla apertamente. Il suo percorso è diviso in due vite: la prima come Pasquale Zagaria e la seconda come Lino Banfi. C’è stato un momento esatto in cui ha capito che Pasquale aveva lasciato il posto a Lino?
L’ho capito subito, sin da quando Pasquale era bambino, che il suo destino sarebbe stato quello. Non avevo ancora in mente quale nome avrebbe usato, ma sapevo che avrebbe lasciato il diminutivo di Lino, perché era sempre stato il "nostro" nome. Quando ha deciso di chiamarsi Banfi, sono stato contentissimo, anche se ora ho voluto avere la prima copia del libro – dalla casa editrice Harper Collins – con il nome di Zagaria per dedicarla a Banfi. Noi litighiamo continuamente da anni: Zagaria dice sempre a Banfi di stare calmo, di godersi tutta la gioia che ci regala la gente, di viversi quella famosa "carezza al cuore" citata da Papa Francesco.
Con molta onestà, al libro ha però lavorato più Zagaria che Banfi, perché lui gli ha sempre detto di contare fino a dieci prima di parlare, di ponderare molto di più sulle cose. La cosa simpatica è che da oggi, che sto entrando nel mondo degli intellettuali, ci sentiamo più importanti, ci vestiamo meglio, indosso gli occhiali da vista che mi ha ordinato il medico, sto facendo una full immersion in questa "intellettualità".
Quanto la aiuta Pasquale Zagaria, il bambino partito da Canosa di Puglia, a mantenere viva la parte fanciullesca del Lino Banfi di oggi?
Quella è rimasta sempre e continua a far sorridere le persone anche nei momenti più tristi. Lì siamo bravi tutti e due, sia Zagaria che Banfi. Oggi (16 maggio n.d.r.) sono arrivato a Torino e ho incontrato una signora non vedente che è venuta ad abbracciarmi. La prima cosa che ha fatto è stato toccarmi i baffi e dirmi che mi vede sempre nei film. Allora io le ho risposto: "Perché usa il termine ‘vedere’ se in realtà non mi vede?". E lei: "Io so benissimo come sei fatto e so anche che non hai più, da parecchi anni, il neo sulla guancia sinistra perché l’hai fatto bruciare". Evidentemente in casa ne parlano tra di loro, e i famigliari le hanno sempre descritto le scene dei miei film. Questo è molto bello, perché sono riuscito a raggiungere tutte le età. Ecco qual è la differenza tra me e gli intellettuali: io sono ancora nonno Libero, anche se sono passati 18 anni da Un Medico in Famiglia.
Qualche giorno fa, io e mio figlio siamo ad esempio passati da Cinecittà e abbiamo rivisto la casa della Famiglia Martini. In una scena della quarta serie, io avevo piantato un albero di ulivo piccolo, e sono rimasto sorpreso dal fatto che c’è ancora e che è diventato enorme. Mi ha commosso molto: Libero ancora c’è.
Nonno Libero è tra l’altro una figura che negli anni ha avuto il potere di influenzare intere generazioni. Lei ha sempre fatto ridere tanto ma quando era lei ad aver bisogno di ridere, la risata ha funzionato come cura o dover far ridere a tutti i costi è stato un peso?
Ho lavorato molto sul personaggio e sul linguaggio, rendendolo comprensibile da Bolzano a Canicattì. Dovevo costruirlo, ed ecco perché un giornalista ha anche scritto un trattato su di me di 500 pagine e ha studiato il motivo per cui Banfi ha scelto di interpretare quel personaggio e in quell’anno. Una volta che il linguaggio è stato limato, non ho sempre fatto ridere ma sorridere. Ho dato dimostrazione, anche in questo ultimo film con Pio e Amedeo in cui interpreto un ruolo molto commovente, di poter far ridere ma anche commuovere.
Nelle famiglie degli italiani, c’è chi è cresciuto con il personaggio di Nonno Libero e anche chi ha visto tutti i film antecedenti a Un Medico in Famiglia. Questi personaggi sono sempre vivi e io li chiamo "personaggi banfioti di varietà", intesi come di "varie età".
Oronzo Canà e Nonno Libero sono le sue due più grandi creazioni, ma sono uno il contrario dell’altro. Quale di questi due personaggi le somiglia di più a telecamere spente?
Sono più simile a Oronzo Canà, perché nonno Libero ha dimostrato la sua saggezza e la sua capacità di unire le famiglie. Canà deve però ancora dimostrare, a questi "disgrazieti" della Nazionale italiana, che devono fare ancora qualcosa di più. Non seguono i miei consigli, non fanno più il 5-5-5.
Un personaggio che sarebbe attualissimo, che dovrebbe tornare, visto com’è andata la qualificazione ai Mondiali…
Sarebbe attualissimo creare un nuovo film intitolato "Oronzo Canà ai Mondiali".
Oggi i tempi sono tra l’altro molto cambiati anche sul fronte della comicità: sui social viaggiano video brevissimi finalizzati alla risata. Lei che ha costruito tempi comici pazzeschi al cinema e a teatro, come vede questo modo "mordi e fuggi" di far ridere?
Non si fanno più i film o le trasmissioni di un tempo. La tecnologia ha sicuramente portato dei grandi vantaggi di modernità, ma ha diviso e sezionato molte cose. Non si può avere successo facendo monologhi di 5 minuti e non è facile fare un film: devono esserci 20 anni di esperienza. Non ci sono più scuole per attori, prima ce ne erano tantissime.
Si parla invece spesso di una possibile stagione finale di Un Medico in Famiglia. Se si decidesse realmente di farla, lei tornerebbe?
Io e Milena Vukotic di corsa. Proprio l’altro ieri ho visto "Annuccia", diventata ormai 30enne. Noi abbiamo già detto sì, magari decidessero di farla e di seguire il mio consiglio. Io avevo pensato che la storia potesse iniziare con Annuccia che sta comunicando alla famiglia al telefono che nonno Libero non c’è più. Tutti i parenti vengono per il funerale, invece io sto benissimo e, quando li vedo entrare a casa, dico "Tiè! Io sto bene, sono più Libero di prima e adesso non vi muovete da qua!". Io farei 3-4 puntate di addio della famiglia Martini ambientate nel periodo natalizio.
Dovrebbero però esserci tutti gli attori storici…
Certo. Ho parlato con mia figlia, con Lunetta Savino che fa Cettina, Enrico Brignano. Accontentiamo il nostro pubblico che ci vuole bene.
In un’epoca in cui le famiglie oggi sono cambiate rispetto a vent’anni fa, come si muoverebbe Nonno Libero in una casa Martini nel 2026?
Si muoverebbe con 2-3 computer in più, con l’intelligenza artificiale che mi trasformerebbe – ad esempio – in Re di Spagna. Io che dico: "Fatemi diventare console romano", e gioco con i ragazzi all’intelligenza artificiale, dicendo: "Visto che la deficienza naturale l’abbiamo sempre avuta, almeno ora abbiamo anche l’intelligenza artificiale".
