Linkin Park - Unshatter, da oggi al cinema il film sulla rinascita della band: la recensione
Dopo essere stati fermi per 5 anni, i Linkin Park hanno ricominciato a fare musica assieme nel 2022, debuttando con un nuovo album nel 2024

Come si ritorna in una stanza dove manca qualcuno? È questa la domanda a cui cerca di rispondere, in parte, Linkin Park – Unshatter, il docufilm sulla rinascita della band a partire dal 2022 fino al rilascio dell’ultimo album, From Zero. L’album che, come dice il nome stesso, simboleggia un ipotetico nuovo inizio per il gruppo, fermo da anni a seguito della scomparsa di Chester Bennington. Un documentario girato da Joe Hahn, dj della band, che ha dato uno sguardo dall’interno alla vicenda, offrendo un punto di vista molto più intimo.
E intimo è il racconto che parte proprio da lui, Mike Shinoda e Dave Pharrell, vero nome del bassista Phoenix, i tre membri che hanno rimesso in moto le cose. Linkin Park – Unshatter è, però, soprattutto il racconto di come è stato possibile far sopravvivere artisticamente una band dopo un’indicibile tragedia e di come trasformare quell’immane dolore in un motore per produrre nuova arte. Nexo Studios porterà il docufilm al cinema dal 30 settembre al 3 ottobre.
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Entra nel canale WhatsAppLinkin Park – Unshatter – La recensione del docufilm
La perfetta metafora di ciò che sono ora i Linkin Park viene offerta da Bred Delson, storico chitarrista del gruppo, quando spiega l’arte del Kintsugi in un passaggio del docufilm. La band è riuscita, con non poca fatica, a ricomporsi, senza alcuna pretesa di essere identica a ciò che era prima. Esattamente come nel kintsugi si usa una pasta dorata per incollare insieme i pezzi di una ciotola rotta, evidenziandone i nuovi "punti di giunzione", così i Linkin Park hanno sfruttato le ferite e segni lasciati da una tragedia che avrebbe devastato qualsiasi altra band per trovare nuova linfa. Unshatter è tutto meno che il classico rockumentary celebrativo, e proprio questo lo rende molto interessante. Joe Hahn stesso lo descrive come un "anti-tributo", un film costruito non per commemorare ma per raccontare un processo, fatto di sette anni di silenzio dopo la scomparsa di Chester Bennington, che si dipana dalle prime sessioni in studio nel 2022, fino all’uscita di From Zero e al concerto di San Paolo che chiude il cerchio di un percorso doloroso e controverso che ha avuto una echo straordinaria in tutto il mondo.
Il docufilm lavora molto sul montaggio, mettendo in netto contrasto i momenti più spettacolari della band (ritratta sia nel live in Brasile, sia nello speciale concerto a sorpresa in streaming del 5 settembre 2024 in cui venne annunciato From Zero), a quelli più intimi del gruppo. Ciò crea un netto contrasto tra l’immagine pubblica del gruppo, quasi mitologica, e quella più squisitamente umana, fatta di individui alle prese con dubbi, paure e insicurezze. Dietro c’è la mente di Igor Kovalik, storico collaboratore del gruppo sui video musicali, il quale ha puntato molto sulle riprese live e retroscena più recenti. Gran parte della potenza emotiva di Unshatter arriva proprio dal fatto che molte delle immagini non sono state girate per essere mostrate, risultando quindi più vere.
Il focus su Emily e Colin
Com’era lecito aspettarsi, per quanto non automatico, una larga fetta di Unshatter è dedicata a Emily Armstrong e Colin Brittain, che rispettivamente hanno "preso il posto" di Chester e del batterista Rob Bourdon, che ha deciso di non proseguire la sua avventura con il gruppo, ritenendola chiusa dopo la morte del frontman. Si tratta del nodo emotivamente più rilevante del racconto, perchè mostra allo spettatore cosa ha significato per una band così importante proseguire il proprio percorso artistico con una nuova cantante e un diverso batterista. Il docufilm riesce molto bene nell’intento di mostrare come Emily e Colin abbiano iniziato a collaborare con i restanti membri dei Linkin Park non con la volontà di "tappare dei vuoti", ma perchè condividono lo stesso modo di intendere la musica.
In particolare, si enfatizza come l’ingresso di Emily sia stato dettato dalla volontà di introdurre una nuova voce che non emulasse quella di Chester, ma che desse una spinta diversa alla nuova musicalità del gruppo. L’ex frontman rimane il cuore emotivo del docufilm, un’assenza/presenza che Unshatter riesce a non trasformare in una figura tragica, ma che anzi eleva ancor di più a musicista icona capace di dare una forma musicale a sentimenti condivisi da un’intera generazione.
Linkin Park – Unshatter è un docufilm in grado di parlare tanto ai fan storici della band, sia a chiunque conosca la particolare esperienza della perdita e della trasformazione. Il lavoro diretto da Joe Hahn non pretende di ricomporre i frammenti. Al contrario suggerisce che anche una frattura può diventare parte della forma di una storia. Dal documentario emerge la sensazione che la musica dei Linkin Park abbia continuato a esistere oltre le circostanze che l’hanno generata. È un racconto imperniato sulla memoria, ma soprattutto sulla possibilità di trasformare una ferita in una nuova forma di voce.
