Ligabue infiamma l'Olimpico per 54000 persone, "La notte di certe notti" è un trionfo. Poi la furia per il Festival alla Rfc Arena annullato

Ligabue torna sul palco dello Stadio Olimpico di Roma con un concerto trionfale che ha richiamato 54000 persone. E non ha paura davvero di niente (e di nessuno)

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Il rock negli stadi ha ancora un senso anche se non ti chiami Vasco Rossi. Luciano Ligabue l’ha sempre saputo e, nella prima attesa tappa romana del suo nuovo tour La Notte di Certe Notti, trasforma lo stadio Olimpico nella sua arena a cielo aperto. Davanti a una platea oceanica di 54.000 spettatori, il rocker emiliano celebra il trentennale di un caposaldo della sua discografia come Buon compleanno Elvis, ma sul palco c’è spazio anche per molto, moltissimo altro.

Ligabue si prende l’Olimpico con uno show epocale

La scaletta del concerto è rigorosa (non potrebbe essere altrimenti, vista la vastità del suo repertorio), divisa in capitoli generazionali che ripercorrono la prima parte della sua carriera fino al 2005. Dai primi accordi di Sogni di rock’n’roll alla catarsi di Balliamo sul mondo, il suono è granitico, sorretto da una line-up che vede schierati tutti i chitarristi storici del suo percorso e, alla batteria, il figlio Lenny, per la prima volta sul palco accanto a Luciano (e a papà, per i più romantici).

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Troviamo però anche un Ligabue più civile e schierato. Sulle note di Happy Hour, la regia video manda in loop i brindisi dei leader mondiali – da Trump a Putin, passano per Meloni, Macron e Netanyahu – contrapposti al volto preoccupato di Sergio Mattarella. È il preludio politico a Il mio nome è mai più, l’inno pacifista del 1999 che oggi appare più attuale che mai.

A margine del live, il Liga approfondisce la sua posizione, entrando in aperta dialettica con le recenti dichiarazioni di Francesco De Gregori, scettico sull’utilità dei comizi pop dal palco: "Francesco è un patrimonio della nostra cultura e un pensatore libero. Ma non condivido la sua tesi. Capisco il suo fastidio nel voler ribadire che la musica non ha l’obbligo di schierarsi, ma io credo nella necessità di scrivere quando si avverte l’urgenza di dire qualcosa, parlando attraverso le canzoni".

Poi l’inedito Nessuno è di qualcuno, un duro j’accuse contro i femminicidi e la violenza di genere, introdotto dai volti di intellettuali e colleghi – tra cui spiccano Fiorello, Amadeus e Fiorella Mannoia – per evitare che la cronaca quotidiana anestetizzi il problema.

L’amarezza per i concerti annullati a Campovolo

Se la performance musicale si chiude senza sbavature sull’inno generazionale Certe notti, nell’extra-palco trovano spazio le tensioni del presente. Ligabue non nasconde il forte risentimento e un'"enorme tristezza" per il recente annullamento del Festival estivo previsto alla Rcf Arena della sua Campovolo, un problema organizzativo che colpisce il cuore della sua stessa roccaforte live.

Nessuna concessione immediata, invece, alle sirene televisive: l’ipotesi di vederlo come superospite al prossimo Festival di Sanremo viene congelata. "È la vetrina più grande, ma si vive con il coltello fra i denti, sembra sempre una questione di vita o di morte. Per ora direi di no, anche se nella vita non si sa mai". La priorità resta il contatto fisico con gli stadi: dopo Roma, la carovana rock si sposterà all’Allianz Stadium di Torino il 17 giugno, prima dell’attesissimo snodo a San Siro il 20 giugno.


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