Sons of Anarchy torna a vivere con Legends: quando la nostalgia incontra (finalmente) l’originalità
Charlie Hunnam riunisce il cast di Sons of Anarchy per una miniserie che potrebbe diventare l'apripista per una nuova era delle reunion

Disclaimer necessario: chi scrive considera Sons of Anarchy una delle migliori serie mai realizzate. Per i personaggi, per le musiche, per l’epica, per i continui richiami a Shakespeare e per la capacità di trasformare una "banale" storia di motociclisti californiani in una tragedia familiare. Jax Teller, poi, resta uno dei protagonisti più iconici della televisione degli ultimi vent’anni. Insomma, davanti a una notizia del genere la neutralità è già andata a farsi benedire.
Detto questo, c’era più di un motivo per guardare con scetticismo a Legends, la nuova miniserie nata nell’universo di Sons of Anarchy. Il principale aveva già un nome: Mayans M.C.. Lo spin-off creato nel 2018 da Kurt Sutter ed Elgin James aveva riportato sullo schermo quel mondo, ampliandolo attraverso le vicende del club dei Mayans, già comparso nella serie originale. Un’operazione legittima e capace di costruire un proprio percorso – durato infatti ben cinque stagioni – ma anche la dimostrazione di quanto sia difficile tornare nell’universo di una serie così amata senza vivere costantemente all’ombra dell’originale.
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Entra nel canale WhatsAppLegends, però, sembra aver trovato una strada molto diversa. E potrebbe diventare un esempio interessante di come oggi si dovrebbe affrontare un’operazione nostalgia.
Il punto non è riportare indietro Sons of Anarchy
La notizia annunciata da FX lo scorso 19 agosto è già particolare nella premessa: per chi non lo sapesse, Charlie Hunnam ha creato e sviluppato Legends insieme a Jonathan Groff, che sarà anche showrunner. La miniserie racconterà una reunion del cast di Sons of Anarchy durante una convention dedicata alla serie: Hunnam, Ron Perlman, Katey Sagal, Maggie Siff, Mark Boone Junior, Tommy Flanagan, Kim Coates e Theo Rossi interpreteranno quindi tutti versioni di se stessi, e non i loro personaggi. Altri nomi verranno annunciati a breve, con il grosso punto interrogativo sullo sfortunato Ryan Hurst (l’amatissimo Opie della serie), che a causa di un infortunio sul set lo scorso giugno ha già dovuto rinunciare al ruolo di Kratos nella serie tratta dal videogioco God of War.
La convention diventerà poi il punto di partenza di un meta-thriller, quando una vera minaccia coinvolgerà gli attori e farà saltare la distinzione tra il mondo di Sons of Anarchy e quello della loro vita reale. Una premessa di questo tipo permette alla serie di fare una cosa fondamentale: ricordare Sons of Anarchy senza doverla continuare. Il confine è sottile, ma se ci pensate bene cambia completamente il senso dell’operazione. Un sequel infatti avrebbe dovuto fare i conti con la fine della serie originale che – spoiler – si concludeva con lo struggente sacrificio di Jax Teller; un nuovo spin-off avrebbe dovuto trovare un altro angolo dell’universo creato da Sutter (ma qualcuno ne sente il bisogno?); una reunion tradizionale avrebbe invece rischiato di ridursi a una sfilata di volti noti e invecchiati. Legends sceglie una quarta strada: raccontare cosa significa ritrovarsi, a più di dieci anni di distanza, dopo aver fatto parte di una serie che ha fatto la storia della serialità e lasciato un ricordo indelebile sul pubblico.
La soluzione più semplice per riunire tutto il cast
Qui arriva uno degli aspetti più intelligenti dell’idea di Hunnam. Quando calano i titoli di coda su Sons of Anarchy, molti dei personaggi più importanti – quasi tutti – sono morti. Legends però può riunire gli interpreti senza modificare nulla di tutto questo. Tara è morta, ma Maggie Siff è viva. Clay è morto, ma Ron Perlman è vivo. Gemma è morta, ma Katey Sagal è viva. Bobby è morto, ma Mark Boone Junior è vivo. Juice è morto, ma Theo Rossi è vivo. Jax è morto, ma Charlie Hunnam è vivo.
Sembra una distinzione banale, ma è proprio questa distinzione a permettere a Legends di rispettare il passato invece di riscriverlo. Nessun ritorno dall’aldilà, nessun flashback usato come stampella narrativa, nessun escamotage per riportare in scena personaggi la cui storia era arrivata alla conclusione: gli attori sono semplicemente diventati più vecchi, ed è esattamente così che dovrebbe essere.
In Legends il tempo che passa diventa parte della storia
Quando una serie torna dopo molti anni, spesso cerca di ricreare l’immagine che il pubblico conserva di lei. Gli stessi volti, con qualche capello grigio in più e collocati in una storia che faccia dimenticare il tempo trascorso. Lo abbiamo visto di recente con Scrubs e Malcolm: che vita!, giusto per citare due serie conosciutissime. Legends parte invece dalla situazione opposta.
Sono passati più di dieci anni dalla fine di Sons of Anarchy, gli interpreti hanno preso tutti strade e carriere diverse – chi con più successo, chi con meno – ma soprattutto il pubblico è cambiato e con esso il modo di fruire la serialità. La convention diventa quindi un’ambientazione particolarmente efficace: è il luogo in cui il passato della serie continua a esistere attraverso i suoi fan, mentre gli attori arrivano portandosi dietro tutto ciò che è successo dopo. La nostalgia, in questo caso, non deve essere ricostruita perchè è già parte della storia stessa.
Charlie Hunnam torna al "suo" Jax Teller dopo il successo di Monster
La presenza centrale di Hunnam non solo come protagonista, ma anche dietro le quinte rende il progetto ancora più interessante. Quando Sons of Anarchy debuttò nel 2008 Hunnam aveva 28 anni e non poteva immaginare che Jax Teller sarebbe diventato il ruolo più importante della prima parte della sua carriera, oltre che uno dei personaggi più riconoscibili della tv americana. Oggi l’attore si trova in una fase completamente diversa del proprio percorso professionale: la sua incredibile interpretazione di Ed Gein nella miniserie antologica del 2025 Monster: La storia di Ed Gein gli è valsa la prima candidatura agli Emmy. E adesso torna proprio lì dove tutto è nato, stavolta non per essere ancora Jax ma per confrontarsi con ciò che Jax ha significato.
Cosa ci dice l’assenza di Kurt Sutter
C’è poi un elemento che rende il progetto ancora più distante da un normale sequel: Kurt Sutter non è coinvolto nella serie. Il creatore di Sons of Anarchy ha spiegato di non essere coinvolto nel progetto, aggiungendo che "non dovrebbe esserlo": Legends, secondo Sutter, non riguarda i personaggi e la mitologia che ha creato, ma la serie e la sua eredità. Hunnam lo aveva contattato già nelle prime fasi dello sviluppo per chiedergli la sua benedizione, che Sutter ha confermato di avergli dato senza riserve.
È una distinzione importante anche rispetto a Mayans M.C.: lo spin-off aveva il compito di raccontare un’altra storia all’interno dello stesso universo. Legends sembra invece interessato al rapporto tra la serie, i suoi interpreti e il pubblico che continua a ricordarla. Per questo il mancato coinvolgimento di Sutter non appare necessariamente come una lacuna, quanto piuttosto come parte della natura stessa del progetto.
Il futuro delle reunion dovrebbe essere proprio questo
Naturalmente sarà il risultato finale a stabilire se Legends sarà davvero all’altezza delle aspettative: una premessa intelligente non garantisce una buona serie. Il principio, però, è quello giusto. Le operazioni nostalgia infatti funzionano meglio quando trovano qualcosa da raccontare sul tempo trascorso, invece di limitarsi a riprodurre ciò che il pubblico ricordava.
Legends può riunire gli interpreti di Sons of Anarchy senza resuscitare i loro personaggi. Può mostrare attori più vecchi senza nascondere gli anni trascorsi. Può sfruttare il ricordo della serie senza trasformarlo necessariamente in un nuovo capitolo della storia di Jax. È ancora presto per dire se funzionerà davvero, ma almeno sulla carta, per una volta, la nostalgia sembra avere qualcosa di nuovo da raccontare.