Lee Cronin - La Mummia è davvero poca roba. L'Egitto è solo un pretesto: un po' La Casa, un po' Esorcista, ma ben poca Mummia. Recensione
Il regista de La Casa - Il risveglio riprende uno dei mostri più classici dell'horror, ma il risultato è una pellicola derivativa e senza una vera identità

Nel panorama dell’horror ci sono alcune figure quasi mitologiche, dei mostri che ciclicamente tornano in una qualche veste. Frankenstein, Dracula, i lupi mannari o magari il mostro della laguna. O, come nel caso di questa recensione, La Mummia, che Lee Cronin prova a reinventare in un film che prende a piene mani da varie fonti, rimescolandole e dandogli una forma nuova.
Il regista del reboot de La Casa, però, più che una rilettura del classico, offre allo spettatore un guscio vuoto, privato della sua essenza. Più che davanti a una pellicola in cui la protagonista è una mummia, lo spettatore assiste a un possession movie abbastanza generico. Che sì funziona, per certi versi, ma che non offre nulla di realmente nuovo e che usa l’Egitto come semplice pretesto narrativo, senza farne propria la reale essenza.
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Entra nel canale WhatsAppLee Cronin – La Mummia, la recensione del film
Partiamo da un presupposto necessario: cosa ci fa in un film prodotto da Warner Bros la Mummia, mostro sotto copyright della Universal sin dagli anni ’30? Non è il primo caso in cui Blumhouse, casa di produzione molto attiva nel panorama dell’horror contemporaneo, ha potuto lavorare a un adattamento con protagonista un mostro Universal, basti pensare all’Uomo Invisibile (2020) o al più recente Wolfman (2025). Forse per rimanere entro paletti contrattuali con Warner, Cronin prende la tematica generale della Mummia e la calza sopra allo scheletro de La Casa ma, soprattutto, dell’Esorcista. È infatti proprio il film del 1973 di William Friedkin l’ispirazione più palese del cineasta di Dublino.
La struttura narrativa è classica, che più classica non si può: una giovane innocente viene contaminata e corrotta da una forza malvagia; una famiglia che prova ad aiutarla, ma che in realtà è incapace di agire; una presenza maligna che si manifesta attraverso dolore, violenza e sofferenza. A questa intelaiatura di base, Cronin aggiunge appunto elementi presi di peso da La Casa, tra cui l’utilizzo quasi sistematico del body horror e della volontà di provocare disgusto tramite deformazioni fisiche. Il tutto, però, non viene amalgamato nel modo corretto, rimanendo sospeso in superficie. Se poi ci mettiamo che della Mummia e dell’Egitto, di fatto, qui c’è solo il nome, capite bene con che spirito siamo usciti dalla sala.
Di cosa parla la trama de Lee Cronin – La Mummia?
Charlie Cannon (Jack Reynor) è un reporter inviato a Il Cairo, in Egitto. Assieme a sua moglie Lari (Laia Costa) e ai loro figli vive la propria quotidianità in attesa di ricevere la tanto agognata chiamata da una grande emittente USA. A ridosso della partenza per gli Stati Uniti, però, la piccola Katie scompare, attirata fuori dalla recinzione da una misteriosa figura. I Cannon non hanno così più notizie della ragazzina, sebbene una caparbia agente della sezione persone scomparse della polizia egiziana (May Calamawy) non molli mai il caso.
A 8 anni di distanza, un incidente aereo nella zona di Assuan porta alla luce un sarcofago, al cui interno viene a sorpresa rinvenuto il corpo di Katie, incredibilmente ancora viva nonostante tutto. Qualcosa, tuttavia, è evidentemente cambiato nella ragazza, sia nel corpo, sia nella mente. Ella è infatti posseduta da qualcosa che presto si accanirà sui membri della sua stessa famiglia.
Un discreto assemblaggio di elementi già visti
Come abbiamo già detto, il lavoro di Cronin si limita al compitino, prendendo elementi qui e là e assemblandoli dando loro una parvenza di continuità. Il film fila senza quasi mai annoiare per i circa 130 minuti di durata (sebbene avremmo tranquillamente tolto almeno un quarto d’ora di montato). Ma alla terza opera del regista di Dublino manca l’anima. La mummia in sé è un mero pretesto. Se avessimo avuto una qualsiasi altra possessione demoniaca a prendere il controllo di Katie, il risultato sarebbe stato pressoché il medesimo. La sequela delle azioni dei Cannon, inoltre, prevedibile con largo anticipo, a volte richiede un po’ troppa sospensione volontaria dell’incredulità.
In un paio di scene, poi, ci siamo quasi trovati involontariamente a ridere. A voler spezzare una lancia in favore del film, Lee Cronin dimostra comunque di sapere come maneggiare la materia. La telecamera è spesso molto vicina ai volti e ai corpi, inquadrando dettagli disturbanti e destabilizzanti. Il suono amplifica la sensazione di disagio: il film funziona proprio quando si affida alla dimensione sensoriale e lascia respirare l’atmosfera. Purtroppo si tratta di sparuti casi isolati, non sufficienti a salvare interamente la pellicola. Scarne anche le location, limitate quasi subito, dopo un’iniziale parentesi in Egitto, alla chiusura della casa dei Cannon. Certo, il budget risicato (circa 15 milioni di dollari) ha evidentemente portato la produzione (Blumhouse e Atomic Monster) a scendere a compromessi. Ma in particolar modo la CGI mostra il fianco in diverse circostanze.
Lee Cronin – La Mummia è sostanzialmente un fallimento. Il regista di Dublino non riesce a reinventare il mito del mostro egizio, offrendo più che altro l’intelaiatura de L’Esorcista su cui sono stati montati elementi "mummieschi" per non far pensare troppo al plagio. Laia Costa è credibile, mentre Jack Reynor risulta un po’ troppo piatto. Sorprendenti le due piccole interpreti di Katie e Maud, Natalie Grace e Billie Roy.
Voto: 5.5
