Le Iene, verità e polemiche sulla Famiglia nel Bosco: "Rispettata dignità di tutti", il nuovo servizio fa discutere
Importante servizio de "Le Iene" con protagonista la "Famiglia nel Bosco" nella puntata del 25 novembre: un vecchio servizio del programma ha condizionato i giudici

La storia di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion e dei loro tre bambini, ribattezzati come "la famiglia nel bosco" in riferimento alla loro scelta di vivere in un bosco a Palmoli, in provincia di Chieti, continua a fare discutere e sta dividendo il nostro Paese. Pochi giorni fa i tre bambini e la mamma sono stati allontanati e trasferiti in una casa famiglia su decisione di un giudice che non ritiene la loro "casa" adatta per loro. c
Molti hanno ritenuto una forzatura questa decisione che ha comportato la divisione della famiglia, anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha deciso di vederci chiaro e ha inviato sul posto alcuni ispettori. Alla loro vicenda si è interessata anche la trasmissione "Le Iene", che aveva già fatto loro visita una decina di giorni fa.
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Entra nel canale WhatsAppLe Iene e la famiglia nel bosco: cosa è successo nella puntata del 25 novembre 2025
Nina Palmieri nell’incontro che aveva avuto con loro si era preoccupata innanzitutto di chiedere ai bambini se fossero felici della loro vita, arrivando a ottenere una risposta affermativa. Già questo era ritenuto un aspetto importante, per questo l’inviata ha sottolineato come faccia rabbrividire il loro allontanamento dal papà e da una realtà a cui sono ormai abituati.
Del resto, la trasmissione Mediaset ha un ruolo cruciale nella vicenda, nella memoria che era stata presentata dal curatore speciale il 12 novembre si faceva infatti riferimento a quanto mostrato in un servizio in cui era possibile comprendere come fosse la quotidianità del nucleo familiare. In quel frangente si notavano anche i bimbi, ovviamente con il volto coperto. mossa che però non era stata del tutto gradita da chi è stato chiamato a dare un giudizio su di loro. A detta dei giudici, infatti, "sono state descritte le condizioni di vita della famiglia, violando il diritto dei minori alla riservatezza e alla tutela dell’identità personale".
"Le Iene" puntano però a fare chiarezza, avvalendosi anche dei documenti ufficiali. Il legale della famiglia nel bosco ha subito comunicato a Nina Palmieri l’allontanamento di mamma e bambini, ritenuto "una vera ingiustizia" da parte di papà Nathan, che non ha intenzione di arrendersi, ma anzi è pronto a tutto per riavere vicini i suoi cari. L’uomo ritiene scorretto quanto è stato deciso perché non rispettoso del loro modo di vivere. "La nostra casa e la nostra scelta di vita è qua" – ha detto davanti ai giornalisti.
Possiamo quindi farci due domande che toccano anche tutti noi: siamo davvero liberi di scegliere di autodeterminarci all’interno dei confini della legge o chi è veramente libero rischia di essere punito dalla legge stessa? Che cos’è che definisce un genitore adeguato e una buona famiglia.
Non possiamo parlare della "famiglia nel bosco" come di una storia di abbandono, quella in cui a volte i figli vengono tolti ai genitori, ma anzi si tratta di una scelta consapevole che, secondo loro, non esclude cura, responsabilità ed educazione, ma lo fa in un modo diverso rispetto a come siamo abituati.
Le motivazioni della decisione del Tribunale
Nina Palmieri nell’incontro che ha avuto con loro qualche giorno fa era stata accolta benissimo, ha avuto modo di giocare e studiare con i bimbi, oltre a mangiare e dormire in quella che è loro "stanza degli ospiti" (un camper), il risveglio è stato, a suo dire, uno dei più dolci della sua vita. L’inviata non ritiene di essere stata in una situazione di degrado o di pericolo o presunto pericolo per i bambini. La loro è sicuramente una scelta estrema, che stanno affrontando anche in maniera rigida, prelevarli da dove si trovano è però un atto estremo, dovuto in genere in caso di violenza, abusi o maltrattamenti. È giusto che lo Stato salvaguardi i minori in difficoltà da genitori che non sono in grado di esserlo, ora non sarebbe forse stato così necessario.
Il documento emesso a riguardo dal Tribunale dei Minori de L’Aquila parla di "un sostanziale abbandono in cui si trovano i minori, con un pericolo per l’incolumità e integrità fisica". L’avvocato sostiene che il parere sia arrivato ascoltando esclusivamente i carabinieri che avevano effettuato il primo sopralluogo. Il loro verbale definiva la casa come "pericolante e fatiscente". Sicuramente si tratta di una casa che non ha tutto quello che serve per essere definita a norma, ma è riscaldata con un camino e una stufa in ghisa, è pensata per essere eco-sostenibile, dove tutto si ricicla, e con pannelli solari al posto dell’elettricità. Non hanno certamente acqua corrente, con un bagno esterno a secco, ma l’acqua calda non manca grazie alla stufa a legna. Anche la casa è stata sistemata per renderla più stabile, cosa avvallata anche da un tecnico, che ha eseguito una perizia: "Dal punto di vista strutturale il fabbricato è in ottime condizioni". Si sta inoltre lavorando con il supporto dell’ingegnere per costruire un bagno e ampliare l’abitazione di uno o due ambienti.
Questo non è però bastato per il Tribunale: "La perizia è del tutto insufficiente a dimostrare condizioni idonee dell’immobile alla tutela dell’integrità fisica dei minori" – si legge. Ogni decisione del Tribunale non è mai però stata presa eseguendo un controllo di persona. Altre rimostranze dei giudici sono però arrivate in merito alla scelta di non mandare i bambini a scuola, ma di praticare l’unschooling, che li porta a imparare quello che vogliono loro. "I genitori non hanno esibito una dichiarazione della scuola più vicina sulla capacità tecnica o economica di provvedere all’insegnamento parentale" – si legge. La coppia ad aprile ha però fatto la richiesta in un istituto per l’istruzione parentale, da allora è stato emesso un documento che attesta l’autorizzazione per seguire il metodo. Non solo, la bambina più grande ha sostenuto con esito positivo l’esame di idoneità alla classe terza, documento che però non è mai stato trasmesso dal Comune al Tribunale.
Il Ministero nel frattempo si è mosso e ha confermato che la famiglia nel bosco ha rispettato l’obbligo scolastico, c’è però una motivazione che prevale su tutti nella decisione di allontanare i figli, ovvero "il pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione!. I bambini, in realtà, hanno degli amici che giocano con loro, non hanno quindi alcun problema a socializzare.
A loro manca una cosa, l’iperconnessione, non stanno continuamente sui social come altri coetanei, né sanno cosa siano. Il Tribunale sostiene di avere provato a trovare un accordo con i coniugi, ma loro si sono opposti sempre, anche all’idea di farli visitare da un pediatra e fare esami e vaccini (in una lettera hanno accettato di farlo per 50 mila euro a minore, ma era una provocazione).
Anzi, il Tribunale ha giudicato in maniera negativa la loro partecipazione a "Le Iene": "I genitori hanno fatto partecipare i figli a una trasmissione televisiva a diffusione nazionale, Le Iene, con tale comportamento hanno mostrato di fare uso dei propri figli allo scopo di ottenere un risultato processuale favorevole stimolando pressioni dell’opinione pubblica". La trasmissione è convinta di non avere fatto niente che non si potesse fare, nel rispetto della dignità di tutti, senza influenzare l’opinione pubblica.
