Le canzoni del Sanremo spagnolo fanno sembrare il nostro Festival i Grammy. Il pagellone dei brani in gara al Benidorm Fest 2026
La sera di San Valentino va in onda la finale della kermesse musicale che, fino allo scorso anno, selezionava il rappresentante iberico all’Eurovision. Le nostre impressioni dopo aver seguito le puntate eliminatorie.

Anche la Spagna ha il suo Sanremo. Si chiama Benidorm Fest ed è la versione 2.0 del Festival Internacional de la Canción de Benidorm, una kermesse organizzata dal 1959 al 2006 e nata come adattamento iberico dell’evento musicale italiano. Di solito programmato a cavallo tra i primi due mesi dell’anno, nel 2026 si è spostato completamente su febbraio con la finale in onda la sera di San Valentino, il 14. Questa edizione si presenta però con qualche modifica rispetto a quelle precedenti. Il Benidorm Fest, come Sanremo, mandava infatti il suo vincitore all’Eurovision Song Contest. Non succederà però nel 2026 perché la Spagna, come altri Paesi, ha deciso di ritirarsi dalla competizione perché in disaccordo sulla partecipazione di Israele e su altre misure della gara transnazionale. Il vincitore, oltre al trofeo, riceverà un premio di 100 mila euro, la possibilità di registrare un singolo con uno dei produttori più rinomati dell’America Latina e una recording session nello studio più iconico di Spotify a Stoccolma.
Il format del Benidorm Fest è più simile a quello dell’Eurovision che a quello di Sanremo
Va detto che gli ascolti non sono quelli del Festival di Sanremo. La media delle serate finali è del 17 per cento di share, mentre le semifinali si fermano al 12. Nonostante questo, di anno in anno, sta diventando un evento molto sentito e virale nel Paese. Certo lo show è completamente diverso da quello della gara italiana. Concettualmente più vicino al format dell’Eurovision, il Benidorm Fest dura, infatti, giusto un paio d’ore: carrellata di canzoni, due o tre ospiti musicali, qualche gag dei conduttori, poi via con la classifica e le eliminazioni. Il regolamento spagnolo prevede, infatti, una scrematura nelle semifinali che, martedì e giovedì, abbiamo seguito per farci un’idea dello show e preparare il pagellone degli artisti che il 14 si contendono la vittoria.
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Entra nel canale WhatsAppTanto gayfriendly quanto dimenticabile per la proposta musicale
La prima impressione è che se la Rai organizzasse un Festival così gay friendly una parte della nostra classe politica avrebbe già commissariato la manifestazione dopo aver postato compulsivamente la loro indignazione sui social, come se non avessero altro da fare. In Spagna, invece, nemmeno Vox e i partitelli che hanno l’omofobia nel dna si sono fatti sentire (o se l’hanno fatto sono stati ignorati dai media). A parte questo, quello che colpisce, è il livello imbarazzante della proposta musicale. È vero che i gusti e il mercato sono diversi, è vero che la maggior parte dei cantanti in gara sono esordienti, ex talent e (pochissimi) ex big caduti in disgrazia, ma, in un confronto diretto, Sanremo sembra i Grammy. Infatti, è difficile che le canzoni in gara colonizzino le chart. A funzionare, di solito, è giusto il brano del vincitore anche grazie alla spinta della promozione e della visibilità dovuta all’Eurovision. Sarà interessante vedere che fine faranno i pezzi di quest’anno. Che sono, quasi tutti, tra il brutto, il bruttarello e il dimenticabile.
ASHA – Turista
L’esibizione è ambientata su un bus completamente giallo. Giallo come il mood della canzone solare ed estiva. Un pop contemporaneo con influenze mediterranee che si fa ascoltare volentieri, ma si può vivere serenamente senza.
VOTO 6
Dani J – Bailándote
Una bachata che si intitola Bailándote. Avanguardia pura, insomma. Il testo dice cose come: "Ballando con te, mi manca l’aria, prendo il volo, ho voglia di baciarti". Roba che fa sembrare gli Aventura Bob Dylan.
VOTO 4
Izan Llunas – Qué vas a hacer?
Izan Llunas, figlio e nipote d’arte (suo padre ha rappresentato la Spagna all’Eurovision nel 1997), è famoso per aver interpretato il Luis Miguel (quello di Noi ragazzi di oggi) giovane di una serie tv. La sua Qué vas a hacer? (che mi mischia insensatamente lo spagnolo e l’inglese) è una delle proposte più in linea col mercato internazionale. Vorrebbe essere Justin Timberlake, ma è obiettivo che questo ragazzo non sia ancora in grado di cantare, ballare e spogliarsi (rimane in canotta a un certo punto della performance) in contemporanea. I falsetti, nella sua esibizione in semifinale, sono stati disastrosi. Belati che fanno soffrire. Meglio ascoltarla sulle piattaforme streaming.
VOTO 5 ½
María León & Julia Medina – Las damas y el vagabundo
Le testate spagnole che hanno chiesto a ChatGPT chi vincerà il Benidorm Fest 2026 riportano che l’intelligenza artificiale di OpenAI risponde María León & Julia Medina. In semifinale, però, la giuria di esperti le ha bastonate, quindi la previsione sembra poco verosimile. La loro proposta però è tanto, tanto orecchiabile. Sembra ispirata agli Anni ’80 di Raffella Carrà (a cui rubano pure i lustrini) o dei Ricchi e poveri. Passano, perciò, in secondo piano la coreografia imbarazzante, i look copiati da Jennifer Lopez, le chitarre suonate a caso, e i discorsi da Miss Italia che fanno nel video di presentazione.
VOTO 6 ½
Kenneth – Los ojos no mienten
Classica canzone latina che sogna di diventare un tormentone. Come Dani J, il venezuelano Kenneth propone robaccia clichettosa. Poteva mancare la parola "Caliente" nel ritornello? Tranquilli, la ripete diverse volte. Ci sono anche le solite coreografie che lo rendono svociato come pochi. La sua bio dice che ha partecipato a The Voice Kids. Viene da pensare che la crescita gli abbia rubato voce. Poi arrivano negli ultimi secondi della canzone e spara un acuto, il brano sembra diventare qualcosa di interessante, ma finisce. Sarà pure autentico (avete mai sentito qualcuno che si presenta dicendo che è un fake?), come ci tiene a spiegare nella clip pre esibizione, ma l’impressione è che sia di una banalità disarmante.
VOTO 4
Kitai – El amor te da miedo
Nel video che anticipa le prime note del brano parlano di emozioni forti, di quanto amino sconvolgere il pubblico, di evoluzione continua. Poi li ascolti e propongono un concentrato di cliché del mondo del pop rock. Cliché che si ritrovano anche nei look, nell’attitude (la vocalist si sdraia in terra), nelle fiamme della scenografia. El amor te da miedo è vecchia di almeno 15 anni. Peccato, perché il timbro della front-woman è interessante. Non si può dire lo stesso del batterista-cantante, molto impreciso vocalmente. L’esibizione si conclude con un richiamo all’amore libero, giusto per fare i trasgressivi.
VOTO 4 1/2
MAYO – Tócame
È il nome più conosciuto in Italia grazie alla collaborazione con Elettra Lamborghini dello scorso anno. L’ex concorrente del talent spagnolo Operazione Trionfo, dicono i presentatori, si definisce portabandiera del pop queer in questa edizione del Benidorm Fest. Tutto vero. MAYO infatti ha preso tutti gli stereotipi del puttan pop e li ha mescolati a casaccio. Né è uscita un’esibizione in cui regna il denim nei look e nella scenografia, ballerini che si toccano tra di loro, per rendere ancora più manifesto il titolo dell’insipida canzoncina dance che propone. Lui, quando non c’è l’autotune di Cher, canta male.
VOTO 5
Mikel Herzog Jr. – Mi mitad
Anche lui figlio d’arte (da lì il Jr. nel nome), Herzog porta un pezzo difficile da cantare, fuori dalle capacità che dimostra sul palco. Il brano è la classica canzone epica da Eurovision che interpretata da gente come Loreen potrebbe anche sembrare interessante. Suona anche il pianoforte in playblack, forse non era il caso di riprende le mani. Il testo dice: "Gridando per il gusto di gridare". Lui fa proprio quello.
VOTO 5 ½ (per la difficoltà)
Miranda! & Bailamamá – Despierto amándote
Con il loro attitude e il look da cartoni animati, Miranda! & Bailamamá sono i favoriti alla vittoria secondo Gemini. Anche loro portano gli Anni ’80. Sono talmente surreali che non riesci a staccargli gli occhi di dosso.
VOTO 6
Rosalinda Galán -Mataorarosalia
Rosalinda Galán è la più stilosa ed originale della gara. Fa quello che Rosalìa faceva qualche anno fa: rivisita il flamenco con sonorità e approccio moderni. Verrebbe da dire che è la proposta meno commerciale, ma il successo della collega a cui si ispira e l’acclamazione del pubblico nell’arena potrebbero regalare sorprese.
VOTO 7 ½
The Quinquis – Tú no me quieres
Anche i The Quinquis mischiano modernità e tradizione. E svettano grazie alla banalità della maggior parte dei concorrenti. La band, infatti, combina melodie e un cantato tipici della musica popolare con la dubstep e l’elettronica. Il brano è un po’ ripetitivo, ma interessante.
VOTO 6 ½
Tony Grox & LUCYCALYS – T AMARÉ
Lui è un dj, lei una cantante. Sia loro che il pezzo sono stilosi. In T AMARÉ il sound tipico dei club incontra la melodia della tradizione spagnola. Ti fa venire voglia di essere a ballare in una discoteca su una scogliera a picco sul mare (senza la voglia di buttarsi). Rovina il quadretto la vocina insipida di LUCYCALYS che non fa mai decollare il brano. Non fosse per i suoi miagolii, il voto sarebbe più alto.
VOTO 6 ½
