Laura Pausini, il flop di Io Canto 2 è il riscatto di Grignani: Gianluca dopo Sanremo si prende la scena e fa il poeta maledetto con Blanco

Dal dissing per La mia storia tra le dita al rilancio benedetto da Blanco: solo Gianluca Grignani ha tratto profitto dall'operazione Io Canto 2 di Laura Pausini

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Diciamocelo chiaramente: c’è un limite oltre il quale la perfezione diventa abitudine, e quel limite Laura Pausini sembra averlo superato da un po’ di tempo. Da una parte abbiamo la "divina" del controllo al millimetro, dall’altra l’anarchia vivente di Gianluca Grignani. Due mondi che non avrebbero mai dovuto scontrarsi, in realtà, e che invece hanno dato vita al pasticcio mediatico dell’anno.

Tutto è partito da quella gestione – definiamola pure "allegra" – del capolavoro La mia storia tra le dita. Grignani ha tuonato di non essere stato nemmeno avvisato dell’inserimento del brano nel nuovo album della collega (che avrebbe pure cambiato il testo senza avvertire, a detta di lui), e tra un botta e risposta e l’altro, la corda si è spezzata: la cover è stata epurata dalla tracklist definitiva di Io Canto 2. Una ripicca, forse, oppure la volontà di mettere a tacere le continue polemiche sul caso. Col senno di poi, pare più il primo presagio di un disastro annunciato.

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Laura Pausini, il flop che non ti aspetti

Nonostante un investimento promozionale che avrebbe potuto finanziare una missione su Marte, Io Canto 2 si è rivelato un insuccesso clamoroso. Il lancio del singolo apripista – proprio quel pezzo di Grignani prima scippato (a detta di Gianluca) e poi rinnegato – ha ricevuto un’accoglienza molto al di sotto delle aspettative. Al debutto nella classifica FIMI, Pausini ha dovuto ingoiare il rospo di un tiepido terzo posto, per poi assistere a un vero e proprio tracollo: dopo una sola settimana, il disco è precipitato alla ventesima posizione.

E non venitemi a parlare di Sanremo. L’occupazione militare dell’Ariston, tra medley celebrativi e l’esibizione con Achille Lauro su 16 marzo (cantata con una grande potenza vocale, gliene va dato atto), non ha salvato il soldato Laura. Il pubblico ha mangiato la foglia: la perfezione, quando diventa accademia, finisce per risultare fredda.

Certo, Laura Pausini ora attende di tornare sui palchi italiani con il suo nuovo tour, un’ancora di salvezza che sta comunque ottenendo un buon riscontro di pubblico. I suoi fan storici, d’altronde, non l’hanno mai abbandonata e restano lì, a farle da scudo contro le turbolenze di classifica, una sorta di rito di auto-conservazione per una Regina che non ha proprio intenzione di abdicare.

Il Teatro Grignani a Sanremo 2026

E proprio mentre la corazzata pausini-centrica imbarcava acqua, Gianluca Grignani raccoglieva i frutti della pubblicità indiretta degli ultimi mesi. Invitato per la serata delle cover a interpretare la sua Falco a metà insieme a Luché, Gianluca ha subito trasformato l’Ariston nel suo salotto. Pausini, da professionista impeccabile, lo ha presentato col pilota automatico, salvo poi eclissarsi misteriosamente al momento dei saluti. Ma il colpo di grazia è arrivato col solito ghigno del "fabbricante di plastica": Grignani fissa il bouquet di Sanremo e, in diretta nazionale, esclama: "Qui dentro c’è il numero di Laura Pausini?". Una provocazione geniale che ha polverizzato mesi di trattative legali, anche delicatissime.

Il patto col Diavolo, Blanco benedice il "Poeta"

A distanza di poche settimane, Gianluca Grignani gongola e cala l’asso. Il 3 aprile esce l’album di Blanco, e la traccia numero tre è già un programma: Peggio del diavolo. Due generazioni "folli", potremmo definirle, che la discografia non ha mai saputo addomesticare davvero.

Pure Riccardo Fabbriconi, in arte Blanco, l’ha già battezzato come suo idolo assoluto: "Gian per me è una leggenda. Ha scritto canzoni senza tempo. Mi ha sempre capito, anche nei miei momenti più folli. Questa canzone per me è un manifesto, o forse ancora meglio un avvertimento. Non riesco a smettere di ascoltarla".

Per il "diavolo" Grignani, dunque, è giunto il momento di riprendersi il futuro. Magari con l’aiuto dell’artista più iconoclasta del momento. A questo punto, il verdetto è amaro ma onesto: la storia, tra le dita, stavolta è scivolata via davvero. E a raccoglierla, con un sorriso sghembo, è stato proprio l’unico che tutti davano per spacciato.


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