Laura Pausini stratega sopraffina: perde milioni in Italia ma domina il mondo. Come ha blindato il suo impero (con l'aiuto della famiglia)

Con i conti in rosso dal 2020, Laura Pausini prepara la zampata al bilancio con un biennio di live che risollevano le sorti della sua società. Anche ai Mondiali 2026, dove sarà una delle star sul palco

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Per Laura Pausini, la distanza tra la fredda verità delle scritture contabili e la realtà del palcoscenico non è mai stata così profonda. Perché il suo ultimo esercizio finanziario è una perfetta tempesta numerica a livello locale che convive, quasi per miracolo o per estremo calcolo, con un’egemonia globale intatta.

I dati che emergono dal bilancio della Gente Edizioni Musicali S.r.l., la storica cassaforte societaria che gestisce gran parte dei diritti, del merchandising e dell’indotto dell’artista, mostrano comunque una realtà complessa. Per la quinta volta negli ultimi sei anni, l’esercizio si è chiuso in rosso. Eppure, la cantante di Solarolo si conferma un capitale vivente della musica italiana e latina nel mondo, forte di un patrimonio complessivo stimato in circa 130 milioni di euro. Com’è possibile che un’artista che cattura l’attenzione di tre continenti si scontri con passivi così pesanti in patria?

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Laura Pausini in rosso da sei anni

Se si osservano le cifre brute, l’ultimo capitolo finanziario ci spinge a una riflessione. Dopo un timido utile di 162238 euro registrato nel 2023 su ricavi per 6,26 milioni, il biennio successivo ha mostrato un deciso cambio di rotta. Il bilancio del 2024 si è chiuso con un passivo pesante di 1,228 milioni di euro, accompagnato da un dimezzamento del fatturato, sceso a 3,477 milioni. Per sostenere la liquidità aziendale in questa fase di transizione, la stessa Pausini ha dovuto immettere un finanziamento soci straordinario di 600000 euro.

La contrazione non si è fermata: nel 2025 è arrivata un’ulteriore perdita di 1,158 milioni di euro su ricavi totali attestatisi a 2,931 milioni. Questa emorragia ha progressivamente eroso il patrimonio netto della S.r.l., sceso a 3,731 milioni di euro, nonostante i sostegni pubblici incassati nel 2024 (tra cui 75.000 euro di tax credit musicale statale e un piccolo contributo della Camera di Commercio di Ravenna).

La scomposizione del fatturato del 2025 svela l’inghippo: una dipendenza quasi totale dalle attività dal vivo e dalle sponsorizzazioni dirette, che hanno generato 2,669 milioni di euro, a fronte di appena 88841 euro derivanti dal merchandising e un’elemosina di 39235 euro incassata tramite royalties e diritti d’autore. Con l’avvento dello streaming di massa, i margini editoriali si sono ridotti all’osso, costringendo la società a farsi carico di costi infrastrutturali e promozionali enormi per sostenere produzioni live i cui ricavi, spesso, faticano a consolidarsi immediatamente nei bilanci della singola S.r.l. nazionale.

Dal trauma del 2005 all’LP Trust

Nonostante i passivi operativi, la Gente Edizioni Musicali S.r.l. resta un’azienda strutturalmente solida, ricca di asset di qualità e riserve storiche accumulate in passato, anche grazie a una fusione inversa con la ex controllante Star Music. Tra investimenti finanziari liquidabili per oltre 3,6 milioni di euro, un patrimonio immobiliare civile di 2,54 milioni e la sede operativa di Solarolo rivalutata a bilancio per 2,03 milioni (il paese d’origine dove l’artista ha sposato il compagno storico Paolo Carta), la stabilità non è in discussione. Persino il catalogo storico della library musicale è stato rivalutato a bilancio per 700000 euro, una riserva intellettuale d’oro se si pensa che gli ascolti streaming dell’artista sono passati dai 5 miliardi del 2024 agli oltre 8 miliardi di metà 2026.

Per proteggere questo impero, nel 2024 è stata attuata una profonda ristrutturazione societaria. Se prima la cantante controllava direttamente il 99% della società (con l’1% in mano al padre Fabrizio), ora la nuda proprietà del 99,9% delle quote è stata ceduta, mantenendo l’usufrutto, al veicolo societario LP Trust. Istituito formalmente a Faenza ma regolato dalle leggi dello Stato del Jersey – noto per le sue ferree tutele in termini di segregazione patrimoniale – il trust è amministrato in qualità di trustee dalla sorella dell’artista, Silvia Pausini.

Questa impostazione difensiva e fiduciaria, totalmente interna alla famiglia, è comunque voluta, perché deriva dal momento di profonda crisi finanziaria vissuto dall’artista nella prima parte della sua carriera. A settembre 2025, durante l’evento Il tempo delle donne, la cantante ha confessato con sorprendente sincerità di aver subito un drammatico azzeramento del proprio patrimonio personale nel 2005, causato da gestioni inadeguate di soggetti esterni, nonostante le vendite colossali di circa 40 milioni di dischi registrate dal 1993 fino a quel momento. Dover ricominciare da zero a causa di intermediari poco trasparenti ha spinto la famiglia Pausini a blindare ogni singolo centesimo dentro una fortezza inespugnabile.

Il soft power globale rimane intatto

Comunque, come abbiamo visto in questi anni, il valore immateriale dell’artista si dissocia completamente dalle logiche contabili e si consacra sul palcoscenico dei grandi eventi internazionali. La prova di forza definitiva del soft power di Laura Pausini è la sua selezione come stella principale della cerimonia di chiusura della FIFA World Cup 2026, programmata per domenica 19 luglio al MetLife Stadium, a ridosso della finalissima tra Spagna e una delle vincenti tra Argentina e Inghilterra. Di fronte a una platea globale di centinaia di milioni di spettatori, la cantante interpreterà l’inno ufficiale Desire al fianco di Robbie Williams e Nicole Scherzinger. Il brano, in inglese e spagnolo, risponde a una precisa logica geopolitica in un torneo ospitato tra Stati Uniti, Canada e Messico, dove Pausini agisce come vero e proprio ponte culturale per l’intera comunità latina.

Questa immensa visibilità globale è il carburante destinato a rimettere in sesto i conti della S.r.l. italiana. L’amministratrice Silvia Pausini ha già puntato tutto sul biennio 2026/2027 come periodo di svolta finanziaria, trainato dal monumentale Io Canto / Yo Canto World Tour. Con oltre 450000 biglietti già venduti in prevendita e una sfilza di date sold out tra le leg americane, europee e gli stadi estivi italiani del 2027, l’operazione prevede margini altissimi. La struttura dei costi fissi di una simile macchina da guerra, gestita dal promoter Friends & Partners, verrà ammortizzata sulle grandi capienze degli stadi, immettendo flussi di cassa immediati tramite biglietteria e merchandising ufficiale.

Alla fine, la disamina dei dati finanziari dimostra che i passivi d’esercizio della Gente Edizioni Musicali sono solo una fase di transizione strategica, un tributo fisiologico pagato alla modernità industriale. Finché le arene e gli stadi di tutto il mondo continueranno a riempirsi al solo sussulto di una sua nota, il "rosso" a bilancio rimarrà una mera formalità contabile, oscurata dalla luce dorata di un’azienda multinazionale chiamata Laura Pausini.


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