"Per alcuni è difficile accettare che la protagonista non sia una donna giovane": Laura Morante senza filtri per i suoi 70 anni

L'attrice, nipote di Elsa Morante, si racconta alle colonne di Repubblica in occasione del suo 70esimo compleanno, rivelando retroscena sulla sua giovinezza

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Attrice e regista di teatro ma anche e soprattutto di cinema, il 21 agosto 1956 nasceva a Santa Fiora, in provincia di Grosseto, in Toscana, Laura Morante. Una carriera iniziata, in realtà, con la danza e che solo nel 1980 l’ha portata a contatto col grande schermo, nella pellicola Oggetti Smarriti di Bernardo Bertolucci. In occasione del suo 70esimo compleanno si è raccontata sulle colonne di Repubblica, rivelando diversi dettagli di una vita privata altrimenti molto… beh, riservata.

"Ci misi anni ad amare il mestiere": Laura Morante compie 70 anni

"Per me esistevano soltanto la danza e la scrittura. Giuseppe Bertolucci mi fece esordire in Oggetti smarriti, poi Bernardo mi chiamò per La tragedia di un uomo ridicolo. Durante il provino io e Victor Cavallo cominciammo a lanciarci pezzi di pane. Bernardo mi disse: "Ho l’impressione che tu non ti renda conto dell’importanza di quello che stai facendo". Aveva ragione: rispetto alla danza, recitare mi sembrava una pacchia". Con queste parole raccolte da Repubblica, Laura Morante descrive in maniera plastica l’iniziale rapporto con il mondo della recitazione. Universo che l’affascinava poco, a differenza dalla danza, il primo vero amore. Un amore, tuttavia, non pienamente corrisposto, come lei stessa ha raccontato: "Mia madre diceva che avevo cominciato a danzare prima di camminare, perché mi muovevo sulle mezze punte. A sei anni chiesi di frequentare una scuola, ma a un certo punto capii che non avrei mai raggiunto il livello che mi avrebbe resa felice. Per molto tempo mi considerai una danzatrice prestata alla recitazione".

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Ma cinema e Laura Morante vuol dire anche Nanni Moretti, un regista con cui l’attrice toscana ha lavorato a più riprese, ma con cui ha avuto non pochi screzi. In particolare, leggendario l’episodio in cui Moretti non volle Morante alla premiazione de La stanza del figlio al Festival di Cannes del 2001. Un gesto che, come ha ammesso la stessa attrice, ha compromesso la loro amicizia. Con il cineasta di Brunico ha girato tre film fondamentali per la sua carriera: Bianca, Sogni d’oro e, appunto, La stanza del figlio. "Quando arrivò Bianca, Nanni mi telefonò: "Vuoi fare un provino per un film che non farai mai?". Gli risposi: "Perché dovrei?". E invece lo feci. Seppi poi che aveva combattuto strenuamente per avermi, perché il produttore Achille Manzotti gli aveva detto: "Prendi qualunque attrice, basta che non sia lei", ha ricordato a Repubblica.

L’ostilità mai celata con i produttori

"Ho percorso la prima parte della carriera, malgrado loro. Erano spesso i registi a impormi", ha raccontato Morante in merito all’ostilità di lunga data dei produttori nei suoi confronti. "Accadde anche con John Malkovich per Danza di sangue: mi voleva ma i produttori dissero no, mi rassegnai poi un anno dopo mi richiamò e per evitare contestazioni fece inserire nel contratto anche il mio nome". Contro di loro ha dovuto lottare per difendere il proprio terzo film da regista, ed essendo da sola non ci è riuscita: "Non abbiamo trovato i finanziamenti. Era la storia dei dilemmi morali di una donna che finisce per rovinarsi la vita. Non so autopromuovermi: quando ero soltanto un’attrice c’erano i registi a battersi per me, quando ho dovuto farlo da sola non ci sono riuscita".

Un discorso simile anche per una serie tv "scritta con Daniele Costantini su commissione. Ci risposero: "Non è buona, è eccellente, ma è troppo alta per noi"". A settembre uscirà, infine, il suo secondo libro Dieci storie Pop: "Racconti ambientati tra il 1960 e il 1969, ispirati alle canzoni italiane di quegli anni, da Tintarella di luna a La bambola. Il narratore è un ragazzo di Centocelle che racconta la sua banda di amici, ogni canzone ha un legame speciale per me."


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