Eva Henger terrorizzata dopo l'intervento di protesi al seno: "Si era rotta, non riuscivo più ad alzare il braccio"

Un racconto intenso e doloroso con Eva Henger in diretta a La volta buona, che riporta al centro del dibattito tv il tema della chirurgia estetica, tra scelte e problemi.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nel corso dell’ultima puntata de La volta buona, tra i vari interventi si è assistito anche a Eva Henger, che ha deciso di raccontare una vicenda personale e di salute: un intervento di chirurgia estetica effettuato negli anni ’90, e non andato assolutamente come previsto, lasciando problemi ben più gravi delle cicatrici.

Il dramma post operatorio di Eva Henger

Ospite in studio Eva Henger ha ripercorso, con la conduttrice Caterina Balivo e gli altri ospiti, una pagina difficile della sua vita, legata a un’operazione al seno che si è trasformata in un incubo: "Non ho potuto più muovere il braccio sinistro". L’attrice ha spiegato come tutto sia iniziato alla fine degli anni ’90, quando decise di sottoporsi all’intervento utilizzando protesi che all’epoca erano regolarmente impiegate ma che in seguito sarebbero state ritirate dal mercato: "Ho rifatto il seno sul finire degli anni novanta e venivano usate queste protesi che poi sono state ritirate dal mercato". Una scelta fatta con fiducia, senza immaginare che proprio quel materiale si sarebbe rivelato la causa di una lunga serie di problemi fisici e interventi successivi.

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La Volta Buona, Eva Henger e i primi segnali ignorati

Uno degli aspetti più impressionanti del racconto riguarda la totale assenza di dolore iniziale, elemento che ha ritardato la consapevolezza del problema: "Non mi ero accorta subito che la protesi si era rotta, ho iniziato ad avere brufoli e infiammazione". Sintomi apparentemente scollegati, che solo col tempo hanno trovato una spiegazione precisa. "Non ho sentito niente, ho avuto dei brufoli perchè il liquido della protesi è andato ovunque", portando ad una situazione silenziosa ma estremamente pericolosa, in cui il corpo lanciava segnali difficili da interpretare.

Il secondo intervento, il peggioramento e la svolta dopo anni di sofferenza

Una volta scoperta la rottura, la decisione di intervenire nuovamente è stata inevitabile: "C’è stata un’altra operazione in cui hanno tolto questa protesi e ne hanno messa un’altra". Tuttavia, come raccontato in diretta, quella scelta si è rivelata prematura e dannosa: "Le hanno sostituite con altre protesi, ma evidentemente era troppo presto per rimetterne delle altre. È successo un disastro: i liquidi sono finiti nel muscolo e non riuscivo più ad alzare il braccio". Il calvario si è concluso solo grazie a un terzo intervento, quello decisivo: "Ho conosciuto un medico straordinario che in 5 ore di operazione è riuscito a togliere tutto". Un passaggio fondamentale, che ha permesso finalmente di rimuovere i residui e di porre fine a una sofferenza protratta nel tempo.


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