La vendetta perfetta - Bear Country: il detto "quando troppo vuoi, nulla stringi" è perfetto per il film con Russell Crowe - Recensione

Russel Crowe torna a essere diretto da Derrick Borte dopo Il giorno sbagliato, protagonista di un thriller senza né arte e né parte

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Era il 2020 quando nei cinema, nel pieno dell’emergenza da Covid-19, arrivava Il giorno sbagliato, pellicola diretta da Derrick Borte e con protagonista un Russell Crowe preso da una furia omicida. Il duo, a distanza di 6 anni, torna in sala con La vendetta perfetta – Bear Country, tratto dal romanzo Strip di Thomas Perry. Un film che non riesce purtroppo a trovare una propria dimensione, rimanendo a metà tra il thriller e la commedia nera.

Nel cast anche Teresa Palmer, Aaron Paul, Luke Evans e Nina Dobrev. La sceneggiatura è curata dallo stesso Borte e da Daniel Forte, col film che è stato mostrato in anteprima al Taormina Film Festival per poi arrivare in sala il 26 agosto 2026.

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La vendetta perfetta – Bear Country: la recensione del film

Il problema principale di La Vendetta perfetta, oltre a un adattamento italiano del titolo francamente criminale (in originale The Get Out), è che vuole essere troppo senza riuscire a essere nulla. Un po’ thriller, un po’ Heist movie, un po’ commedia nera. Il lavoro di Derrick Borte è tutto e il contrario di tutto, rimanendo bloccato in un limbo di incertezza. L’adattamento del romanzo originale di Perry, per altro, si discosta dall’opera originale, provando a virare verso una direzione sua.

L’intreccio narrativo si basa su premesse che non stanno in piedi nemmeno con una considerevole dose di sospensione volontaria dell’incredulità. E prosegue inanellando una sequela ancora più improbabile di avvenimenti che si conclude con un finale che lascia francamente basiti. Nessuno degli assurdi ingranaggi di questo altrettanto folle meccanismo sembra avere una sua logica ragione d’essere, chiedendo allo spettatore di chiudere ben più di un occhio riguardo le numerose leggerezze di sceneggiatura.

Di cosa parla la trama de La vendetta Perfetta – Bear Country?

Manco Kapak (Crowe) è un immigrato albanese trapiantato a Los Angeles da ormai vent’anni. Fattosi strada nel mondo notturno della città, è diventato gestore di un night club assieme alla moglie Sunny (Palmer). Lo stile di vita sregolato che segue, però, tra alcool, cibo e (sin troppo) viagra lo portano ad avere un attacco cardiaco. Sopravvissuto all’incidente, Manco inizia a meditare di mollare tutto e di trasferirsi a fare vita privata assieme alla compagna. Non è così facile, tuttavia, perchè il suo locale è un punto di riciclo di denaro per un criminale locale, Rodriguez, che inizia a dubitare dell’affidabilità di Manco per via di alcuni furti subiti dall’uomo mentre sta andando a depositare denaro in banca.

Dietro alle rapine c’è Jeff (Paul), professore di un community college finito nel mirino di un agente di polizia corrotto che lo sta ricattando. Un giorno Jeff viene avvicinato da Carrie (Dobrev), cassiera della banca in cui è andato a depositare parte del denaro rubato che, insospettita, pretende di entrare nel giro. Il tutto mentre Manco cerca di disfarsi del locale, a cui è interessato Joe (Evans), un suo ex partner d’affari.

Quando nemmeno Russel Crowe basta a salvare la baracca

Purtroppo i problemi di La vendetta perfetta sono troppi per essere risolti da un comunque in parte Russel Crowe. L’ex Gladiatore dà il meglio di sé in outfit casalinghi di drugolebowskiana memoria, seppur in taglia oversize. Per quanto lui risulti ben calato nel ruolo, il minestrone di generi e di trame (a tratti inconcludenti) fatica a stare in piedi. Il resto del cast non si setta sullo stesso standard, a partire da una Nina Dobrev costantemente in overacting per stare dietro al suo improbabile personaggio, una cassiera di banca drogata di adrenalina e con la fissa per Point Break. La Sunny di Teresa Palmer manca totalmente di personalità, più per come è stata scritta che per demeriti dell’attrice e l’antagonista principale, Rodriguez, non ha né la presenza scenica e né il minutaggio adatti a fargli giustizia.

Sorvoliamo totalmente sul poliziotto, a tratti ridicolo, che ricatta il professore interpretato da Aaron Paul: una macchietta senza spessore. Ogni personaggio si muove nella vicenda più per necessità di sceneggiatura che per reali intenti e ciò si traduce in un intreccio altrettanto privo di pathos. Il comparto tecnico sembra più quello di un film per la televisione che quello di un prodotto destinato al grande schermo. La fotografia manca di spunti, la colonna sonora, forse l’aspetto più temibile della pellicola, vaga fastidiosamente e non riesce a trovare stabilità

Tutto in La vendetta perfetta sa di già visto e già sentito. Il mix risulta indigesto e, per quanto la durata sia davvero risicata (appena 90 minuti), in alcune circostanze ci si ritrova a guardare l’orologio nel desiderio che il tempo scorra più in fretta visto che il film manca totalmente di ritmo. Un vero peccato, perchè le premesse c’erano, oltre a un parterre di attori di tutto rispetto. Quello di Derrick Borte è un esperimento fallito, privo di voglia o di intento narrativo. Una pellicola del tutto dimenticabile quanto lo è stata quella della precedente avventura del duo.

VOTO: 4/10


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