La Sposa! al cinema, recensione: Jessie Buckley e Christian Bale perfetti, ma qualcosa non funziona proprio

Una rilettura de La moglie di Frankenstein coraggiosa e anticonformista, ma che finisce per perdersi gravata da una certa confusione stilistica

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

La Sposa!, Libere Recensioni: Jessie Buckley e Christian Bale in un film che vuole troppo
ItaliaMedia

Rieccoci con Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata ai grandi film in uscita e anteprima nazionale. A quattro anni di distanza dal suo esordio dietro la macchina da presa, Maggie Gyllenhaal porta in sala una rilettura, o per meglio dire una lasca ispirazione, del classico del 1935 La moglie di Frankenstein, intitolandolo semplicemente La Sposa!. Un po’ come Emerald Fennell con Cime Tempestose, anche in questo caso il materiale originale, sia il film di James Whale con Boris Karloff, sia il romanzo di Mary Shelley, fungono unicamente da labilissima base di partenza. A esso si mischiano l’immaginario noir, l’horror gotico e, in una certa maniera, le tematiche da heist movie.

Purtroppo, proprio come per il lavoro della regista di Una donna promettente e Saltburn, seppure in proporzione decisamente diversa, alcune criticità compromettono un’impalcatura di partenza valida e che si fonda su tematiche tanto importanti quanto attuali: la rivalsa sociale, la solitudine, il femminismo e la lotta di classe. A dare il volto ai due protagonisti Christian Bale e Jessie Buckley, mostri sacri che reggono sulle spalle il peso (e che peso, in alcuni momenti) della pellicola. Nel cast anche Annette Bening, Peter Sarsgaard, Penelope Cruz e Jake Gyllenhaal.

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La Sposa! – La recensione del film

La Creatura di Frankenstein (Bale) è ormai in vita da oltre un secolo, e per tutto questo tempo è rimasta da sola, tenuta a distanza dal resto del mondo per il suo essere deforme e mostruoso. Per trovare un balsamo per questa situazione ormai insostenibile, si reca a Chicago alla Dottoressa Euphronius (Bening), folle scienziata in grado di replicare l’esperimento compiuto da Viktor Frankenstein decenni prima. Sebbene inizialmente riluttante, la donna viene mossa a pietà dall’uomo, e insieme dissotterrano il corpo di una giovane donna, Ida (Buckley), assassinata dagli sgherri di un boss mafioso locale, Vito Lupino. Senza più ricordarsi chi fosse prima, e posseduta dallo spirito di Mary Shelley, Ida segue in città Frank, che intanto le ha raccontato di aver avuto un incidente e che i due sono sposati.

Arrivati in un locale notturno, Ida subisce un tentativo di violenza da parte di due uomini, che vengono brutalmente massacrati da Frank. Ricercati dalla polizia e dal Detective Jake Wales (Sarsgaard) e dalla sua assistente Myrna (Cruz), l’improbabile coppia si lancia in una rocambolesca fuga attraverso gli Stati Uniti, innescando una rivoluzione lungo il proprio cammino.

Vittime e carnefici e buoni e cattivi

Uno dei problemi principali de La Sposa! risiede nella sua sceneggiatura a tratti sin troppo ridondante e confusionaria. Maggie Gyllenhaal, che ha curato lo script in prima persona, pone al centro della storia il femminismo e la rivoluzione, prima identitaria e individuale, poi collettiva e sociale. È la rivoluzione degli invisibili, dei mostri, di quelli che dalla società sono ritenuti sacrificabili. Ida è proprio questo: una escort considerata meno di niente che riesce a trovare se stessa proprio quando esce dai "binari" convenzionali. Fuggendo dall’allineamento che le era stato "imposto" riesce a recuperare quell’identità che, in vita, le era sempre stata oscurata e vietata di esprimere.

Il fulcro del film risiede proprio qui: attraverso la sua fuga assieme a Frank, Ida trova una memoria identitaria più che un insieme di eventi passati. Scopre chi è a prescindere da ciò che è stata, individua il suo io più profondo. Purtroppo questo nodo centrale della narrazione finisce per perdersi parzialmente, sommerso dai grovigli dei tanti avvenimenti e delle numerose dinamiche messe in scena. Jessie Buckley regala un’interpretazione magnetica, viva, vibrante, con continui cambi di registro in cui passa dalla vulnerabilità alla follia grazie alla voce, alla gestualità o anche solo agli sguardi. Accanto a lei un Christian Bale trasformista, una spalla perfetta per un personaggio, quello della Sposa, inevitabilmente destinato a catturare l’attenzione degli spettatori.

Non tutto è oro quel che luccica

Purtroppo, come dicevamo in apertura, l’operazione portata avanti da Maggie Gyllenhaal funziona solo in parte. Le strizzate d’occhio e il citazionismo continuo (sia ad altri film, sia al romanzo stesso) nascondono solo in parte falle nella sceneggiatura. Il desiderio di rottura si perde in un pastiche di generi (dal noir al gangster movie, passando per il romantico e l’horror) a cui manca una reale identità stilistica. Il tono punk è evidente, così come la psichedelia delle luci al neon di Chicago e New York, ma la cacofonia stilistica prende spesso il sopravvento. Gyllenhaal mescola elementi apparentemente senza un nesso logico, giustapponendo solo per il gusto dello scontro e dello spiazzamento. Con La Sposa! va sopra le righe alla Baz Luhrmann maniera, prende "spunto" dal musical e dai film danzerecci con Fred Astaire e Ginger Rogers, guarda al Rocky Horror Picture Show ma anche al classico della commedia Frankenstein Junior, in un coacervo di rimandi che fanno parzialmente perdere l’essenza di fondo.

A Maggy Gyllenhaal il compito riesce solo in parte, fallendo nel gestirne l’elevata richiesta stilistica. La Sposa! si regge esclusivamente sulle ampie, ampissime spalle di due attori monumentali come Christian Bale e Jessie Buckley, che a loro volta vengono a tratti costretti a recitare di pura maniera. La Sposa! è senza dubbio un film coraggioso, una pellicola che vuole trasmettere un messaggio di rivalsa sociale e fortemente anticonformista, ma finisce per tradire le sue stesse intenzioni.

Voto: 6.5


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