La misura del dubbio, un padre di famiglia 'uccide' la moglie e l'avvocato va in crisi: la storia 'vera' dietro al film
Il ritorno dietro (e davanti) la macchina da presa dell'artista francese si ispira a una storia vera, una vicenda che scava nelle ombre della giustizia e della coscienza umana che ha coinvolto l'avvocato penalista francese Jean-Yves Moyart
Presentato alla 77esima edizione del Festival di Cannes nel 2024, La misura del dubbio è un film efficace, dalla regia sapiente e ottimamente interpretato e diretto da Daniel Auteuil, che mette da parte la teatralità di un delitto per raccontare un vero e proprio dilemma etico che assale il protagonista della storia, un avvocato chiamato a difendere un omicida, innocente (forse) fino a prova contraria. Jean Monier, penalista, ha abbandonato le cause penali dopo aver fatto assolvere un uomo resosi poi protagonista di un altro omicidio. L’integrità morale dell’avvocato viene nuovamente messa a dura prova quando accetta di difendere Nicolas Milik, interpretato da Gregory Gadebois, padre di famiglia accusato di aver assassinato la moglie. Profondamente convinto della sua innocenza, Monier vede nel presunto omicida una vitta delle circostanze e dei pregiudizi di una società giustizialista.
L’intensità della pellicola non si basa su quanto è accaduto, bensì sul rapporto che si crea tra l’avvocato e il suo assistito, una connessione intima ma fragile, basata sulla fiducia che Monier ripone in Milik, che spinge il legale a lottare appassionatamente per la verità: ma il filo (come dal titolo originale del film francese, Le fil) che divide l’innocenza dalla colpevolezza è spesso estremamente sottile.
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Entra nel canale WhatsAppLa vera storia dietro La misura del dubbio
Il film di Daniel Auteuil è ispirato al racconto del 2011 Au Guet-apens dell’avvocato penalista francese Jean-Yves Moyart (qui con lo pseudonimo Maître Mô): si segue la vicenda che ha coinvolto un uxoricida, Ahmed, padre di ben sei figli, anche se sia nel testo, sia nella pellicola sono stati cambiati nomi, date e luoghi degli eventi, pur rispettandone i fatti giuridici. La figlia di Auteuil, Nelly, co-produttrice de La misura del dubbio, ha infatti spiegato che nonostante la storia si svolga negli stessi luoghi e con le stesse modalità riportate nel racconto, il personaggio interpretato dal padre è molto diverso da quello descritto da Jean-Yves Moyart, pur mantenendo coerente la sequenza degli eventi e degli avvenimenti. Ambientato in Provenza, tra le paludi della Camargue, il film prende forza grazie al confronto serrato tra i due protagonisti, Daniel Auteuil e Gregory Gadebois, quest’ultimo bravissimo nel rendere tangibile le ambiguità del suo personaggio, supportato da una regia rigorosa che intensifica i primi piani per aumentare il senso di tensione psicologica tra gli attori.
Chi è Daniel Auteuil, regista e protagonista de La misura del dubbio
Versatilità: questo è l’aggettivo che meglio descrive gli oltre quarant’anni di carriera di Daniel Auteuil, eccezionale interprete e regista sensibile capace di passare con mestiere e naturalezza dai drammi alle commedie, mantenendo sempre una intensità che lo rende uno degli attori più apprezzati d’Europa. Eppure, per riuscire a emergere, Auteuil ha dovuto iniziare dal basso, con la gavetta teatrale fatta di commedie popolari. La svolta arriva nel 1986 grazie a Claude Berri, con Jean de Florette in cui interpreta Ugolin, un contadino tormentato e avido che gli vale il suo primo premio César, consacrandolo nel mondo del cinema. Da allora, la sua carriera l’ha visto protagonista di numerosi film di successo, tra cui Ma saison préférée, Il figlio perduto, Quai des Orfèvres e Niente da Nascondere. Spesso impegnato anche in co-produzioni italiane, Auteuil recita anche nella nostra lingua, come dimostrato in N (Io e Napoleone). Negli ultimi anni, alla professione di attore ha deciso di affiancare anche quella da regista, mostrando enorme sensibilità ed eleganza cinematografica, così come un legame profondo con le proprie radici provenzali.
