La Grazia, Toni Servillo magistrale nell’ultimo film di Sorrentino: il significato del finale
Il ritorno del grande regista Paolo Sorrentino tra morale e politica, con un Toni Servillo ‘in stato di grazia’: ecco la spiegazione del sorprendente finale.

Dal 15 gennaio 2026 è nelle sale cinematografiche italiane La Grazia, il nuovo attesissimo film di Paolo Sorrentino. Il regista firma un’opera densa e riflessiva, che unisce politica, introspezione e tensione morale. Al centro della scena troviamo Toni Servillo, in un ruolo che racconta la complessità del potere e della responsabilità umana. Ma il vero nodo narrativo è il finale, carico di sfumature e di un significato che vale la pena comprendere. Quale? Vediamolo insieme.
La Grazia, la trama del capolavoro di Paolo Sorrentino
Il film La Grazia racconta l’ultimo periodo di mandato di Mariano De Santis, interpretato da Toni Servillo, Presidente della Repubblica Italiana vedovo e profondamente cattolico (che non si ispira a nessuna figura istituzionale in particolare). Soprannominato da alcuni ‘cemento armato’ per il suo rigore, De Santis si ritrova a confrontarsi con due dilemmi morali: concedere la grazia a due persone condannate per omicidio in circostanze controverse e decidere se firmare o meno una legge che legalizzerebbe l’eutanasia. Un momento che fa sorgere nel protagonista molti dubbi, e mette in atto un cambiamento che va ben oltre queste importanti decisioni. Accanto a lui la figlia Dorotea (interpretata da Anna Ferzetti) anche lei giurista, che rappresenta un contrappeso emotivo e intellettuale alle riflessioni del padre.
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Entra nel canale WhatsAppLa Grazia, Toni Servillo trova la ‘leggerezza’: il significato del finale
Nel finale del film, De Santis concede una sola delle due grazie richieste (probabilmente la più inaspettata) e decide di approvare il disegno di legge sull’eutanasia: scelte che segnano un punto di svolta nella sua visione del mondo e nel rapporto con i propri valori. Uno dei momenti più sorprendenti e simbolici è poi la scena successiva, nella quale, durante il suo primo giorno di pensione, De Santis accetta un’intervista con la direttrice di Vogue Italia, richiesta che aveva sistematicamente rimandato durante il suo mandato per rimanere del tutto distante da mondanità e superficiale frivolezza. L’ex Presidente si lascia così andare al racconto del suo amore per la moglie scomparsa, e lo fa all’interno del coloratissimo armadio della donna.
Segue una videochiamata con Dorotea e l’altro figlio, che vive in Canada come musicista pop, in cui padre e figli trovano un momento di riconciliazione. In questo scambio familiare, la musica suonata dal figlio diventa metafora dello stato di "leggerezza" e della grazia interiore che De Santis ha faticato a raggiungere: una sorta di liberazione dal peso delle responsabilità e delle regole che lo hanno definito per tutta la vita.
Infine, la scena dopo i titoli di coda arricchisce ulteriormente il significato dell’opera: in un’atmosfera domestica e quasi comica, De Santis e Coco Valori sono seduti a tavola nella cucina modesta dell’ex Presidente, intenti a sorseggiare un semplice brodino. Coco, con il suo carattere diretto, ammonisce De Santis con ironica franchezza, annullando simbolicamente ogni distanza istituzionale. Un momento che sancisce la ritrovata e definitiva normalità, la caduta delle barriere tra ruolo pubblico e identità personale, e la possibilità di ritrovare leggerezza nella vita quotidiana, lontano dai doveri e dalle etichette. In altre parole, un film sulla grazia giuridica che incontra la grazia esistenziale: la capacità di accettare l’incertezza, di riconciliarsi con il passato, di ritrovare relazioni autentiche e di abbracciare il presente con una nuova leggerezza dell’essere.
