La fine di Oak Street: salti sulla sedia e tanta sana evasione con Anne Hathaway. La recensione
Esce nelle sale cinematografiche italiane il 12 agosto il nuovo film di Robert Mitchell prodotto da J.J. Abrams con protagonista la star del Diavolo veste Prada e Ewan McGregor: ecco com'è

Vedere Anne Hathaway alle prese con un matrimonio alla deriva e un romanzo mai finito nel cassetto non è una novità. Vederla imbracciare l’ascia mentre schiva le fauci di un T-Rex nel giardino di casa sua, decisamente sì. E il pubblico italiano potrà vederla in questa veste inedita a partire da mercoledì 12 agosto quando sbarca nei cinema La fine di Oak Street (The End of Oak Street), il nuovo adrenalinico flic estivo diretto da David Robert Mitchell (It Follows) e firmato in veste di produttore dal Re Mida del mistero hollywoodiano, J.J. Abrams.
"La fine di Oak Street": di cosa parla
Dal 12 agosto nelle sale italiane, il film punta soltanto a proporsi come terzo incomodo nell’appassionante gara del botteghino di Ferragosto che, per il momento, è un duello tra l’Odissea di Nolan (uscita ormai un mese fa) e Spiderman: Brand New Day. Il fim di Mitchell che vede protagonista insieme ad Anne Hathaway nei panni di Denise Platt anche Ewan McGregor che interpreta suo marito Greg, oscilla tra il blockbuster spettacolare, la retromania anni ’80 e anche un pizzico di humor nero sulle macerie di un’immaginata golden age della periferia americana.
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Entra nel canale WhatsAppTutto comincia in una domenica di primavera qualunque degli anni ’80 a Oak Street, l’isolato tirato a lucido di un tipico sobborgo. Prati tagliati al millimetro, feste di vicinato e una quiete borghese sotto cui si nascondono tensioni inopportune. In questo perimetro apparentemente perfetto vive la famiglia Platt: Denise (Anne Hathaway) affoga la frustrazione di una vita piatta cercando di scrivere il romanzo della vita; il marito Greg (Ewan McGregor) ha sotterrato le ambizioni giovanili e sbarca il lunario consegnando pizze a domicilio; i due figli adolescenti, Audrey e Brian (Maisy Stella e Christian Convery), osservano rassegnati la lenta decomposizione del matrimonio dei genitori.
A dare una scossa al quadro arriva un’inimmaginabile cataclisma spazio-temporale. Durante una notte tormentata da un temporale furioso, una luce accecante squarcia le finestre del quartiere. Nel giro di pochi istanti, anche se in quel momento non se ne accorge nessuno e ci vorranno ore per realizzarlo, l’intero isolato di Oak Street viene sradicato dalla sua comoda epoca e catapultato indietro nel tempo di qualche milione di anni.
Un’avventura scatenata tra terrore e citazioni
La mattina seguente, la terrificante rivelazione: tra le villette a schiera compaiono mostri primordiali affamati, velociraptor a caccia e strabilianti creature acquatiche che scelgono le piscine private come personale terreno di caccia. Finite le discussioni sul confine del prato, per i Platt e i loro vicini inizia una brutale corsa per la sopravvivenza dove l’unica regola anzi, l’unica possibile salvezza, è fare squadra.
Se la regia di David Robert Mitchell mantiene la mano ferma, l’impronta di J.J. Abrams si avverte forte. La fine di Oak Street è un gigantesco luna park pop, una sorta dove il cinefilo può divertirsi a cacciare diversi easter egg e citazioni – a iniziare dagli omaggi a Steven Spielberg- mentre si gode un’avventura senza troppi pensieri .
Nella prima mezz’ora il film gioca sulla tensione crescente e la percezione della minaccia, un mistero che tiene tutto immobile eppure già presagio di catastrofe. Quando appaiono i mostri e mostrano i denti, la pellicola sterza decisa verso un nuovo Jurassic Park a tutta adrenalina.
Anne Hathaway in questo film spicca sul resto del cast e regala al pubblico una prova ineditamente fisica: la sua Denise passa dalla frustrazione casalinga al terrore puro concedendosi sfumature "sopra le righe" che accentuano il tono grottesco della storia, senza mai scivolare nella macchietta. McGregor le fa da controcanto, tratteggiando l’antieroe per caso che riscopre il proprio ruolo di padre mentre schiva un carnivoro.
La fine di Oak Street risulta un’ora e mezzo di buon intrattenimento, anzi, di puro intrattenimento, senza molte alte pretese se non quelle di far divertire il pubblico a Ferragosto in un modo spettacolare e coinvolgente. La sceneggiatura non si affanna a spiegare il "perché" scientifico del portale temporale e la crisi coniugale dei Platt passa rapidamente in secondo piano rispetto alla furia dei dinosauri. Ma in un’ora e quaranta di proiezione, La fine di Oak Street mantieni esattamente ciò che promette: salti sulla sedia, ottimi effetti visivi, e tanta sana evasione. Il popcorn movie ideale per affrontare il caldo di agosto al fresco della sala.