Kristen Stewart porta in Italia con il suo primo film da regista l'anima persa di Lidia: altro che Twilight

L’atteso debutto alla regia di Kristen Stewart con La cronologia dell'acqua, presentato all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard

Marco Lucio Papaleo

Marco Lucio Papaleo

Content Editor

Per vivere (in ogni senso) scrivo e descrivo: mi interessa molto il contenuto, ma spesso resto affascinato dall'utilizzo del contenitore. Amo Tetris e le narrazioni interattive.

Non solo Cannes 2026, Kristen Stewart porta in Italia il suo primo film da regista: altro che Twilight
IPA

Wanted Cinema ha annunciato la distribuzione italiana, a partire dall’11 giugno, de La cronologia dell’acqua, l’atteso debutto alla regia di Kristen Stewart. Presentato con entusiasmo all’ultimo Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, il film è l’adattamento dell’omonimo e sconvolgente romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch. Si tratta di un’opera che segna una tappa fondamentale nella carriera della Stewart: dopo gli esordi pop e l’esplosione globale con la saga di Twilight, l’attrice ha intrapreso un percorso quasi esclusivamente dedito al cinema d’autore (fatta eccezione per il fallimentare Charlie’s Angels), collaborando con maestri come Olivier Assayas e David Cronenberg. Ora, con questo progetto, compie il passo definitivo diventando lei stessa autrice di un’esplorazione dell’autodeterminazione femminile, distribuita rigorosamente in lingua originale per preservare l’impatto emotivo delle performance.

Un viaggio frammentato tra trauma e letteratura

Il film segue la vita di Lidia – interpretata da Imogen Poots – attraverso un percorso frastagliato segnato da una famiglia disfunzionale, abusi e dipendenze. La protagonista cerca rifugio nel nuoto agonistico e nella sperimentazione sessuale, ma è solo attraverso l’incontro con la scrittura che riesce a trovare una via di salvezza. Fondamentale nel racconto è il legame con lo scrittore Ken Kesey (interpretato da Jim Belushi), autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo, che intuisce per primo il potenziale creativo della giovane donna. Il cast vanta inoltre nomi di rilievo come Thora Birch, Tom Sturridge e una partecipazione speciale di Kim Gordon.
Oltre alla prova di Imogen Poots, il film si avvale di interpreti dal forte carisma, tra cui spicca anche Earl Cave, figlio del celebre musicista Nick Cave.

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La visione di Kristen Stewart: otto anni di lavoro

La regista ha raccontato di aver provato una reazione letteralmente "fisica" leggendo il libro per la prima volta nel 2017, che la ha portata a mettersi in contatto con l’autrice: "Ho sentito una corrente elettrica: un viaggio non lineare attraverso trauma e memoria, diverso da qualsiasi cosa avessi mai letto. Ciò che mi ha colpito è stata la frammentazione: Yuknavitch non offre una narrazione ordinata, ma frammenti di vita che il lettore deve ricomporre. Questo processo di ricostruzione è diventato il cuore del mio primo film". Per otto anni, Stewart ha lavorato alla sceneggiatura, scrivendo centinaia di versioni per riflettere la natura "neurologica" della memoria stessa. L’obiettivo della regista non era offrire una narrazione ordinata, ma invitare il pubblico a guardare la "bruttezza" e la vergogna per trasformarle in un atto di potere radicale. "Spero che il pubblico comprenda che riappropriarsi della propria voce è un atto di libertà oltre ogni convenzione", ha dichiarato.


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