La Buona Stella, Miriam Dalmazio: “Con Checco Zalone il set più divertente della mia vita. Le sorelle Battaglia? Non adatto al pubblico Rai”
Dopo il successo di Costanza, Miriam Dalmazio torna stasera su Rai 1 con la fiction La Buona Stella. Ecco cosa ha raccontato a Libero Magazine

L’attrice Miriam Dalmazio segna un nuovo traguardo con la messa in onda de La Buona Stella, una produzione che la riporta – dopo il successo di Costanza – al centro della serialità di Rai 1 a partire dal 13 aprile 2026. Ambientata nella magica e magnetica Calabria, la storia pone una lente di ingrandimento sulle vicende di Stella, una poliziotta che si muove in una zona grigia fatta di dovere e ossessioni personali e che incrocia il cammino di un uomo dal passato turbolento, interpretato da Filippo Scicchitano. Da lì l’indagine poliziesca veste i panni della ricerca di un’identità profonda e necessaria.
Intervista a Miriam Dalmazio, in tv su Rai com La Buona Stella
In questa intervista a Libero Magazine, Dalmazio racconta le tappe più decisive della sua carriera, che l’hanno portata a interpretare diversi personaggi per la tv e per il cinema, per poi arrivare a bucare il piccolo schermo con il suo primo ruolo da protagonista, quello che l’ha vista nei panni di Costanza nell’omonima fiction Rai.
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Entra nel canale WhatsAppMiriam, nella nuova serie crime di Rai 1 sei l’ispettrice Stella. Chi è il tuo personaggio all’interno della storia e qual è la "buona stella" che insegue durante le puntate?
La mia Stella la definirei molto volitiva ma, allo stesso tempo, volubile. Un personaggio che cammina in punta di piedi tra la vita e la voglia di non vivere più. In passato ha avuto delle dipendenze da ansiolitici e non è propriamente un personaggio "bianco"; anzi, un po’ tutti i personaggi di questa serie
hanno delle sfumature e dimostrano di avere un confine sottile tra il bene e il male. Stella scappa da un senso di colpa, perché la pallottola che è finita nel corpo del suo amante sarebbe dovuta in realtà finire a lei. Si sente responsabile della sua morte e la "buona stella" che insegue per tutta la serie è la stella della giustizia e della verità, due valori che cerca di raggiungere proprio per alleggerirsi l’anima.
Quanto questa sua dedizione e determinazione ti sono serviti sul set? Sulla sfera lavorativa e privata, cosa ha rappresentato per te interpretare lei?
Quando interpreto un personaggio molto lontano da me oppure una figura professionale che io non conosco, cerco sempre una figura di riferimento nella vita. Per questo mi è stata presentata un’ispettrice di polizia che è molto simile a Stella e che è un’amica del regista Luca Brignone. Ci siamo incontrate un paio di volte, e lei questo impegno me l’ha trasmesso tutto. Ho respirato il suo non avere quasi una vita privata, perché tutta la sua esistenza è direzionata verso la cura del suo lavoro e l’aiuto del prossimo. A fare da motore alla sua vita è proprio il fatto di avere la possibilità, ogni giorno, di salvare una vita umana. Di questa esperienza mi porto l’impegno e l’attaccamento alla vita.
Un lavoro che ti permette di respirare speranza, ma anche di conoscere storie che non sempre finiscono bene. A tuo parere, è ancora possibile alzarsi la mattina e sentirsi ottimisti nonostante tutto quello che si legge sui giornali ogni giorno?
È ancora possibile, soprattutto grazie a questi eroi che cambiano la loro vita per la verità e la giustizia. L’ispettrice che ho incontrato mi ha raccontato di aver visto moltissimi femminicidi e, a proposito di quello che sentiamo ogni giorno, mi ha detto che la cosa più importante è la prevenzione. Loro possono intervenire, ma è fondamentale parlarne. C’è un’omertà delle persone che fa terribilmente paura: lei va spesso nelle scuole a parlare di questi episodi perché è lì che si mette il seme; si deve soprattutto parlare ai giovani. Queste figure eroiche fanno venire la speranza, anche se fanno questo nobile lavoro quasi di nascosto.
Negli ultimi anni, la Rai ha per questo dato grande spazio a donne che lavorano nella giustizia.
Da spettatrice, io vengo attratta da questi prodotti perché siamo sommersi di notizie brutte. La serie Rai – che è destinata a un grande pubblico – è finalizzata a rasserenare, ad ammorbidire, a dare speranza, a farti sognare. A me è ad esempio piaciuta tantissimo La Preside con Luisa Ranieri. Questa serie aveva un linguaggio molto giovane e fresco, ma lanciava anche un messaggio importantissimo. Sono stati molto bravi nel saper coniugare queste due cose.
Senza fare spoiler, il finale de La Buona Stella darà tutte le risposte ai telespettatori o ci sarà bisogno di una seconda stagione? Tu saresti pronta a tornare?
I polizieschi potrebbero continuare fino all’infinito. Questo è un caso che viene chiuso, quindi la risposta definitiva c’è. Allo stesso tempo c’è però anche un margine per fare anche altre stagioni e per creare nuovi casi. Io ci sarei e interpreterei di nuovo Stella, perché il linguaggio del crime è stato per me totalmente nuovo. Non lo seguo da spettatrice, l’ho giudicato quando me l’hanno proposto all’inizio ma ho scoperto al suo interno tante sfumature interessanti da attrice.
Facendo un passo indietro, il tuo percorso artistico ha avuto una gavetta non indifferente. Quale consiglio daresti alla Miriam di ieri?
Io ho rifiutato tanti progetti e le direi di lasciarmi andare, di fare ancora più esperienza, di aprirmi un po’ di più. Da giovanissima provenivo dal Centro Sperimentale, dove si respirava sempre un’aria di cinema d’autore. Ero quindi molto selettiva e mi sono chiusa a delle possibilità che avrei invece potuto avere.
Impossibile però non ricordare il tuo ruolo nello storico film Sole a Catinelle di Checco Zalone. Cosa ha rappresentato per te lavorare con lui? Quanto la sua naturalezza ti ha aiutata nel corso della tua carriera?
Era il mio sogno lavorare con Checco, perché è uno dei pochi comici italiani che ho sempre apprezzato moltissimo. Per me lui è stata una grandissima scuola, perché c’era molta improvvisazione nonostante la sceneggiatura. Fare la sua spalla è stato incredibile, proprio perché mi sono sentita molto più creativa accanto a lui. Per me quello è stato il set più divertente della mia vita, e ancora lo ricordo con tanto affetto.
Prima molti ruoli secondari, poi la serie tv Costanza. Dato il successo de L’Allieva, hai mai sentito la pressione di rendere diverso il tuo personaggio rispetto a quello di Alice Allevi?
In realtà il personaggio di Costanza è molto diverso rispetto a quello di Alice. Non ho quindi sentito una grande pressione, anche perché era scritto in modo differente, nonostante ci fosse la stessa penna, cioè quella di Alessia Gazzoli.
Un gradino alla volta, questo ruolo ti ha permesso di avere la tua prima esperienza da protagonista. Come hai vissuto questo passaggio? Hai mai avvertito il peso della responsabilità?
Sì, perché si ha tutto sulle spalle. Ho avuto e continuo ad avere tanta ansia, perché sono chiamata a portare un messaggio e anche perché il mio volto è riconducibile a una cosa molto chiara e specifica. Inoltre, non amo avere i riflettori puntati su di me ma, allo stesso tempo, è stata per me un’esperienza molto sfidante, soprattutto per quello che sono stata chiamata a trasmettere al pubblico. Sembra niente, ma in realtà c’è tutto un mondo che è molto impegnativo da dover mantenere.
Il pubblico non ha inoltre mai smesso di amare le sorelle Battaglia. Se dovesse arrivare la chiamata per una terza stagione, saresti pronta a tornare?
Assolutamente sì, le sorelle Battaglia mi mancano. Era divertente e sembrava che la sceneggiatrice prevedesse degli eventi: scriveva dei fatti e poi questi puntualmente accadevano. Era interessante spiare le famiglie da dentro e, tra i temi, c’era anche il rapporto meraviglioso tra le quattro donne protagoniste. Mi piaceva quel ruolo, era abbastanza al limite, c’era una fragilità mascherata.
A tuo parere, perché questo progetto è stato ad un certo punto abbandonato dalla Rai?
Ce lo chiediamo tutti, anche Lunetta Savino. Forse era un progetto non adatto al pubblico Rai, un po’ più di nicchia per il tema trattato. È piaciuto tantissimo alle milanesi e agli intellettuali.
C’è una sceneggiatura che sogni di raccontare? Cosa c’è al momento nel tuo cassetto?
Ora sono sul set di Costanza, ma al momento non c’è nient’altro di nuovo. Vediamo in futuro cosa succede.
Ormai hai creato un rapporto duraturo con la Rai. Ti senti pronta a legarti a un personaggio per molti anni oppure temi che la lunga serialità possa ingabbiare il tuo percorso?
Sì, c’è molta paura, ma allo stesso tempo mi affeziono a questi personaggi e c’è sempre un rapporto conflittuale. Non voglio deludere il pubblico, ma temo di essere etichettata e di "sedermi" sul personaggio, cioè di non avere dopo un po’ l’entusiasmo dell’inizio. Questo non mi sta però succedendo con Costanza, perché sono talmente affezionata ai colleghi che mi dispiacerebbe andare via. Io mi diverto tanto sul set, anche se c’è sempre il timore che la storia di un personaggio diventi troppo lunga.
