È morto Jean-Paul Rappeneau, il regista di Cyrano de Bergerac: con Depardieu e Amendola conquistò il mondo. La causa della morte

È morto a 94 anni il regista francese che firmò il celebre Cyrano de Bergerac, consacrato dal successo internazionale dell'attore Gérard Depardieu.

Melania Fiata

Melania Fiata

Giornalista

Laureata in Lettere, divoratrice di libri e serie. Scrivo di spettacoli, film e TV.

Il cinema francese perde uno dei suoi registi più riconoscibili. Jean-Paul Rappeneau è morto a 94 anni a Parigi, lasciando lasciando al mondo il film Cyrano de Bergerac, diventato un classico internazionale. Al centro della pellicola c’era Gérard Depardieu, protagonista di una delle interpretazioni più celebri della sua carriera, mentre in Italia il personaggio era entrato nell’immaginario anche grazie alla voce di Ferruccio Amendola. Una carriera non sterminata, appena otto film, ma segnata da collaborazioni con alcune delle più grandi star francesi. Al momento non è stata resa nota la causa della morte.

Addio a Jean-Paul Rappeneau, la carriera e il capolavoro con Cyrano de Bergerac

Si è spento a Parigi, all’età di 94 anni, Jean-Paul Rappeneau, tra i nomi più importanti del cinema francese. Nato in Borgogna nel 1932, il regista e sceneggiatore ha diretto soltanto otto film, ma nel corso della sua lunga carriera ha collaborato con interpreti di primo piano come Yves Montand, Catherine Deneuve, Philippe Noiret, Isabelle Adjani, Juliette Binoche e Gérard Depardieu. Il suo lavoro più celebre rimane Cyrano de Bergerac, uscito nel 1990 e capace di ottenere un importante successo internazionale. Il film, con Depardieu nei panni del protagonista, vinse dieci premi César. Proprio la trasposizione dell’opera teatrale rappresentò per Rappeneau una particolare sfida: "Non potevamo accontentarci di una semplice rappresentazione visiva dell’opera. La vera sfida del film è che i personaggi parlano in versi". Prima di arrivare a quel successo, Rappeneau aveva esordito alla regia nel 1966 con La vita di castello, commedia sentimentale con Catherine Deneuve e Philippe Noiret ambientata alla vigilia della Liberazione della Francia. Tornò dietro la macchina da presa nel 1971 con Les Mariés de l’an II, film in costume con Jean-Paul Belmondo, girato in condizioni difficili nella Romania di Ceaușescu e presentato in concorso a Cannes. Nel 1975 diresse Yves Montand e Catherine Deneuve ne Il selvaggio (Le Sauvage), commedia d’avventura ambientata in Venezuela, mentre nel 1981 richiamò Montand sul set di Tout feu, tout flamme, questa volta al fianco di Isabelle Adjani.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Dopo il trionfo di Cyrano de Bergerac, Rappeneau tornò nel 1995 con L’ussaro sul tetto (Le Hussard sur le toit), con Claudio Amendola, tratto dal romanzo di Jean Giono e ambientato durante l’epidemia di colera che colpì la Provenza nel 1832. Nel 2003 firmò Bon voyage, ancora con Depardieu e Isabelle Adjani, ambientato durante l’esodo di Parigi del giugno 1940. L’ultimo lungometraggio da lui diretto è stato Families (Belles Familles, 2015), commedia drammatica interpretata da Mathieu Amalric nei panni di un finanziere francese che vive a Shanghai e torna in patria, scoprendovi che la dimora di famiglia sta per essere venduta.

Rappeneau e il suo personale ‘ritmo creativo’

Rappeneau non sentiva il bisogno di realizzare continuamente nuovi film e preferiva seguire un ritmo creativo lento e personale, arrivando a girare un film ogni cinque o sei anni. Nel 2015 spiegava a Paris Match di non voler "inanellare progetti uno dopo l’altro", a meno che non fosse necessario per motivi economici.


Potrebbe interessarti anche