George Clooney perde tutto in Jay Kelly: il vero significato della scena finale nel film Netflix è sbalorditivo

La spiegazione del finale del malinconico e introspettivo film con George Clooney, disponibile in streaming su Netflix

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Noah Baumbach, con Jay Kelly, regala al pubblico di Netflix, piattaforma su cui è disponibile in streaming, uno dei suoi film più malinconici e introspettivi. Interpretato da George Clooney, è un viaggio attraverso la crisi di mezza età di un attore leggendario che scopre, con un po’ di ritardo, il prezzo della propria fama. Il finale di Jay Kelly, però, forse richiede una piccola spiegazione, soprattutto l’ultima scena.

Jay Kelly: la spiegazione del finale del film su Netflix con George Clooney

Dopo la scomparsa di un caro amico nonché mentore, Jay Kelly (George Clooney) intraprende un viaggio improvvisato attraverso l’Europa, inseguendo sua figlia, la sua carriera e la versione migliore di sé stesso che non è mai riuscito a realizzare. Il percorso lo rende consapevole del suo passato ma anche del proprio fallimento emotivo. La sequenza finale, quella che vede Jay davanti al Tuscany Film Festival, lascia più di qualche domanda.

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Si tratta del culmine del viaggio di Jay, dove riceve un tributo alla carriera. Il percorso fino a quel momento lo ha privato di quasi tutto: del suo staff, della vicinanza della figlia Daisy, del rapporto già compromesso con Jessica, e persino dell’illusione di essere circondato da veri amici. L’unico che gli rimane a fianco è Ron (Adam Sandler), l’unico che crede in lui nonostante tutto. Mentre il pubblico lo applaude, Jay travolto dal peso dei suoi fallimenti, dei rapporti distrutti, delle persone sacrificate sull’altare della notorietà. L’uomo si gira verso la telecamera e chiede "Posso rifarlo?". È l’attore che chiede un nuovo ciak è lo stesso uomo che vorrebbe riscrivere le scelte fatte, essere un padre migliore, un marito migliore, un amico migliore. Tuttavia, il cinema concede di ripetere le scene. La vita, no.

Jay si ritira davvero?

Durante il film, il protagonista considera seriamente l’idea del ritiro, soprattutto dopo la morte del regista Peter Schneider, il primo a credere in lui. Il cineasta non rappresenta solo l’inizio della carriera di Jay, ma è anche la metafora di una promessa di autenticità artistica che l’uomo aveva tradito scegliendo ruoli più prestigiosi e remunerativi. La fuga dal progetto dei Louis Brothers simboleggia proprio l’allontanamento dai compromessi su cui ha costruito il proprio successo.

Il finale però lascia aperta l’ipotesi opposta. Quel "Posso rifarlo?" può essere letto come il desiderio di riscoprire l’amore per la recitazione, di rinnovare il rapporto con l’arte che lo ha definito. Il tributo del pubblico, invece che rappresentare la fine della carriera di Jay, potrebbe essere un clamoroso nuovo inizio. L’attore, infatti, non rimpiange la recitazione, ma il prezzo pagato per inseguirla.

Dove vedere Jay Kelly in streaming

Se siete incuriositi dal viaggio interiore di Jay Kelly, trovate il film in streaming disponibile nel catalogo di Netflix.


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