Jasmine Trinca a Verissimo: "Ho subito molestie, non dobbiamo essere noi a vergognarci"

Ospite di Verissimo nella puntata di sabato 21 marzo 2026, Jasmine Trinca, al cinema con Gli occhi degli altri, ha parlato delle molestie subite, spronando le donne a non arrendersi

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Jasmine Trinca, attualmente al cinema con "Gli occhi degli altri", film diretto da Andrea De Sica (nipote di Christian), è una delle ospiti di "Verissimo" nella puntata del 21 marzo 2026, pronta ad aprire il suo cuore, come raramente ha fatto. L’attrice è infatti estremamente riservata, per questo non ama troppo rilasciare interviste, ma questa volta ha fatto un’eccezione.

Jasmine Trinca a "Verissimo" puntata 21 marzo 2026: l’attrice si racconta

"Più passa il tempo e migliori", dice Silvia Toffanin non appena Jasmine Trinca entra in studio, manifestando la sua grande emozione: "Mi fa piacere essere qui".

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Questa è l’occasione per parlare di un traguardo importante, i suoi primi 25 anni di carriera (ne compirà a breve 45), quando aveva debuttato con "La stanza del figlio", dove era stata diretta da Nanni Moretti: "È un’emozione, gli anni vogliono dire anche gli incontri fatti, tutte le cose belle, le fatiche. Questi anni sono stati vita, in quanto vita bellissimi. Io dico sempre ‘quelle brave sono altre’. Io mi vergogno a parlare di me, ma è bello rivedere momenti belli del passato".

L’attrice è mamma di Elsa, che ha da poco compiuto 17 anni, frutto dell’amore con il suo ex Antonio Piarulli, età certamente particolare per ogni ragazza: "È un fenomeno, è troppo forte, mi sta simpatica, è molto diversa da me, ma è molto libera, per fortuna. Tutta l’eredità che ci tramandiamo sulla linea femminile si libera, lei è davvero libera".

L’infanzia di Jasmine Trinca non è stata però semplice, il papà infatti se n’è andato quando aveva solo 27 anni: "I ricordi possono essere dei sogni, non saprei dire se sia un ricordo o un sogno, ma va bene lo stesso perché è come l’ho immaginato. Ero troppo piccola per ricordare, ma mi costituisce anche fisicamente, la donna che sono diventata lo devo anche a lui, pur avendolo perso presto. Mia mamma era una donna più che forte, avevamo molto poco, ma questo mi ha insegnato a resistere, adesso non c’è praticamente quasi nulla che mi butta giù, questo è un insegnamento importante sulla vita e sull’integrità, avere poco e sapere di non avere bisogno di altro se non l’appartenenza a se stesse. L’ho accudita, ma come si poteva fare diversamente? Eravamo in quella squadra là. Sono figlia unica, sono cresciuta con lei, ci siamo fatte tanta compagnia".

Avere una figlia attrice può non essere semplice, a volte i genitori non sempre comprendono questo desiderio, Jasmine Trinca ricorda bene come sia stato il rapporto con la mamma già agli inizi della sua carriera: "Non diceva niente, nemmeno quando ha visto dei film era tanto convinta. Qualcuno mi ha detto che nel suo cuore aveva una forma di orgoglio, anche se non le apparteneva, a penso le abbia fatto piacere vedere questa parabola inattesa. Io volevo fare l’archeologa, ho fatto scuole con un maestro eccezionale, che ci ha fatto appassionare alla storia, all’antichità, sono cresciuta, ma mi restava il sogno di essere un po’ Indiana Jones, la vita accademica da archeologa non è troppo da Indiana Jones, ma mi piacerebbe finire gli studi, non sono laureata. Ero a buon punto, ma ormai lustri fa, perché no? Mia figlia mi supererà a destra, è già una super donna".

Silvia Toffanin ricorda inoltre come l’artista si sia battuta più volte per le donne, contro le violenze e le molestie, tema a cui lei tiene tanto: "Ci tengo perché mi ricordo di quando non pensavo di avere una voce su questo. Ora sono cresciuta, non parlo tanto per me, nel bene e nel male, ma mi piace l’idea di trasmettere a una giovane donna la possibilità di riconoscersi, fare un percorso e capire che il consenso è un tema importante, non bisogna avere paura di smascherare un brutto esercizio di potere che, sappiamo, si declina a volte sulle donne in maniera forte. L’ho subito, come tante colleghe, sorelle, ci sono vari tipi di molestie, ma sicuramente ho incontrato persone che ora saprei affrontare in un altro modo, ma va bene quello che è stato e come sono stata, mi piacerebbe dire questo alle ragazze, non devono avere un giudizio su di sé, lo devono avere gli altri, dobbiamo rovesciare la vergogna, non dobbiamo essere noi a provarla".

La conduttrice si collega al suo ultimi film, dove si parla anche di un concetto importante, come quello dell’abuso di potere: "Io sono una marchesa nel film, è ispirato a una storia vera degli anni ’60, che si conclude tragicamente nel 1970. Una donna che entra in una relazione con un uomo potente, un marchese appunto, con lui instaura una dinamica di incontri appassionati che sembrano liberi in apparenza, sa trovare il suo desiderio, il suo piacere, ma nel tempo l’amore si trasforma in qualcosa che la prova molto. Non viene più vista, ma solo guardata, il film è un esempio della differenza che c’è, gli occhi degli altri, viene filmata anche durante questi incontri amorosi, suo marito non la vede più, non vede più la sua tristezza, che lei non si sente amata, quando fa il passaggio fondamentale di autodeterminazione, dice di non voler stare in questa dinamica, il ribaltamento del potere porta lui a impedirle di andare avanti. È un delitto, che oggi chiamiamo femminicidio, mentre ai tempi era un omicidio-suicidio, quello era appunto un femminicidio, riguarda una donna quando prova a essere libera. È un film che mi ha richiesto una grande esposizione, anche di nudità, io non sono così facile nel dare fiducia, abbiamo fatto un lavoro comune anche con Filippo Timi, mi è costato perché non mi fa piacere essere esposta e raccontata, ma sono un’attrice. Mi piacerebbe cge chiunque, donne e uomini, vedendo questo film possano sentire un’empatia profonda con la storia di questa donna, che è esemplare, ma è la storia di tante donne".


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