Con 40 gradi e Netflix, gli italiani fanno una scelta sorprendente: perché il cinema è tornato di moda (e no, non è merito di Nolan)
Nonostante il caldo record e lo streaming, gli italiani tornano nelle sale cinematografiche: blockbuster, Gen Z e il fascino di un'esperienza che resiste.

C’è qualcosa di ostinatamente vitale nelle sale cinematografiche italiane nell’estate 2026. Fuori ci sono temperature da record, i condizionatori accesi, i cataloghi di Netflix e Disney+ che si aggiornano ogni settimana. Eppure, le persone escono di casa, comprano un biglietto e scelgono il buio di una sala. Le temperature torride non fermano il pubblico che, ugualmente, decide di andare al cinema e riempire le sale. Non è nostalgia, è qualcosa di più interessante da raccontare. E noi proviamo a farlo, dicendovi la nostra opinione.
Cinema, la ripresa c’è (anche se ancora parziale)
Prima di parlare di emozioni, vale la pena guardare ai dati. Nel 2024 e nel 2025 il numero di biglietti staccati in Italia è stato di circa 70 milioni all’anno, secondo i dati CINETEL. Un risultato ben lontano dai 97 milioni del 2019, ma significativamente superiore al crollo del 2020 e 2021. Il cinema, insomma, ha sopravvissuto. Andare al cinema almeno una volta l’anno resta la forma di fruizione culturale fuori casa più diffusa tra le persone dai 6 anni in su: tra il 1993 e il 2025 la quota è salita dal 40,7% al 48,2%. Eppure lo stesso dato nasconde una crepa: i frequentatori assidui, quelli che entrano in sala almeno quattro volte l’anno, sono scesi dal 19,8% al 15,2%. Il cinema rimane nell’orizzonte degli italiani, ma perde abitudine. La sala è ancora lì, ma per molti è diventata un evento occasionale anziché una routine.
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Entra nel canale WhatsAppL’estate dei blockbuster: quando il film fa il miracolo
C’è però un fenomeno che va anche oltre ogni tipo di riflessione: certi film trascinano le persone in sala. Il 2026 ne è la dimostrazione. L’anno si candida a essere uno dei più ricchi e variegati nella storia recente del cinema: dai grandi ritorni dei franchise più amati, come Toy Story 5, Spider-Man: Brand New Day, Il Diavolo Veste Prada 2, ai kolossal firmati da Christopher Nolan con Odissea e Steven Spielberg con Disclosure Day, le sale cinematografiche tornano protagoniste assolute dell’intrattenimento culturale. Non per niente, grazie alla super coppia Odissea e Spider-Man: Brand New Day, il box office italiano è prossimo a superare i 50 milioni di presenze nell’anno solare 2026, con il miglior luglio di sempre da quando esistono le rilevazioni.
Spider-Man: Brand New Day ha guidato la classifica con oltre 15 milioni di euro nei primi cinque giorni, segnando il miglior debutto dell’anno, superando anche Il Diavolo Veste Prada 2. Nolan, dal canto suo, ha girato la sua Odissea, adattamento del poema epico di Omero, interamente in IMAX, un formato pensato esplicitamente per essere vissuto in sala, e non altrove. Questo è un grande segnale: certi film sono costruiti per essere eventi. Lo streaming può offrire comodità; non può replicare la fisicità tipica del grande schermo: dal suono che invade la cassa toracica, fino all’immagine che occupa tutto il campo visivo
Il paradosso della Gen Z: le nuove generazioni scelgono la sala
Il dato che sorprende di più riguarda chi va al cinema. Logica vorrebbe che i più giovani – cresciuti con Netflix, TikTok, YouTube – fossero i primi ad abbandonare la sala. Ma non è affatto così, anzi accade il contrario. Gli under 25 vanno molto più spesso al cinema rispetto alle persone appartenenti ad altre generazioni, e si calcola che siano loro ad aver acquistato il 43% dei biglietti nel 2024. Il motivo? Lo streaming rappresenta la comodità, la possibilità di esplorare cataloghi vastissimi senza vincoli di orario; accompagna le serate pigre, e non solo. Il cinema, invece, occupa uno spazio completamente diverso: è l’evento, il momento speciale, l’uscita che vale la pena organizzare. Per una generazione che vive immersa nel digitale, proprio questa distinzione ha valore. Ridere insieme a una platea di sconosciuti, trattenere il fiato durante una scena di tensione, percepire l’energia della sala. Sono sensazioni che nessun algoritmo può replicare, è pura partecipazione.
Il cinema come sinonimo di aggregazione
Al di là dei numeri e delle generazioni, non si può negare che il cinema è sempre stato considerato rito. C’è stato un tempo in cui il rito del cinema era sacro: si consultava il programma sul giornale, si sceglieva la sala, si aspettava l’orario. Quella sacralità si è allentata, ma non è sparita, forse si è trasformata. Il cinema conserva prestigio, memoria, desiderio di vedere quell’evento. La sala resta il posto in cui certi film sembrano più vivi, mentre lo streaming è forse più una cosa ordinaria: il divano diventa il luogo in cui passare la maggior parte delle serate. Dunque, uno ha il fascino del rito, l’altro la forza dell’abitudine.
Inoltre, il cinema e in particolare le sale forniscono uno spazio in cui le persone possono riunirsi e condividere esperienze. In un’epoca di fruizione immediata e tecnologia allo stato puro, stare in una sala buia con duecento sconosciuti che ridono o piangono insieme è diventato, paradossalmente, un atto quasi controcorrente. Forse, proprio per questo, è ancora tanto desiderato. Anche se c’è una ripresa, i numeri remano ancora contro il cinema. Per il futuro, dovremmo smetterla di pensarlo come alternativa nobile allo streaming e tornare a considerarlo un luogo necessario, accessibile, capace di far capire che vale davvero la pena uscire di casa.