Italia ripescata ai Mondiali, la Rai verso il giorno della verità: l’intrigo Iran e la doccia fredda di Infantino. La scelta finale

Le parole di Infantino chiudono (quasi) la porta al ripescaggio azzurro, mentre Stati Uniti e Iran sembrano riuscire a trovare un punto d'incontro. Situazione in bilico per la Rai.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Il tema del possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 continua a circolare nel dibattito sportivo e mediatico, ma gli ultimi interventi arrivati dal Congresso FIFA di Vancouver hanno ridimensionato in modo netto ogni ipotesi concreta. Le parole del presidente Gianni Infantino hanno infatti chiarito una linea che non lascia spazio a interpretazioni. L’idea di vedere nuovamente gli Azzurri sul palcoscenico mondiale si sposta sempre più sul piano delle suggestioni, mentre sullo sfondo restano le conseguenze economiche e televisive per la Rai, di una mancata qualificazione che continua a pesare.

Mondiali di calcio 2026: le parole della FIFA e di Infantino e la chiusura degli scenari

Il messaggio arrivato da Vancouver è stato diretto e senza ambiguità. Infantino ha ribadito: "Per cominciare, voglio confermare senza ambiguità che l’Iran parteciperà ovviamente alla Coppa del Mondo 2026. E naturalmente l’Iran giocherà negli Stati Uniti. Noi dobbiamo unire le persone, è la mia e la nostra responsabilità. Il calcio e la Fifa uniscono il mondo. Dobbiamo essere positivi, sorridenti, felici: ci sono nel mondo abbastanza problemi, abbastanza persone che cercando di dividere. Se nessuno prova a unire la gente, cosa succederà al nostro mondo? Abbiamo questa opportunità. Insieme siamo imbattibili". sottolineando come la filosofia della FIFA sia quella di mantenere stabilità e continuità nella competizione. Questa posizione ha di fatto escluso ogni possibilità di ripescaggi o modifiche dell’assetto delle nazionali qualificate, spegnendo anche le residue speranze legate a scenari straordinari che potessero coinvolgere l’Italia. Il torneo a 48 squadre, ormai definito nei dettagli organizzativi, non prevede margini per interventi successivi, se non in presenza di condizioni eccezionali che al momento non esistono. Dal canto suo, anche Trump, a dispetto di recenti fatti di cronaca, sembra aperto a questa possibilità: "Beh, se l’ha detto Gianni, per me va bene. Gianni è fantastico e se lo ha detto lui credo che si debba lasciarli giocare".

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Il nodo Rai: diritti, investimenti e ritorni economici

Se dal punto di vista sportivo la situazione appare chiusa, il discorso cambia sensibilmente quando si passa all’aspetto televisivo. La Rai si è infatti assicurata i diritti per la trasmissione di 35 partite del Mondiale. L’investimento sostenuto dalla tv di Stato è importante: circa 70 milioni di euro, una cifra resa più sostenibile grazie a una clausola di tutela pensata proprio per il caso di mancata qualificazione dell’Italia. Questa scelta rappresenta una lezione già appresa in passato, quando l’assenza della Nazionale aveva avuto impatti pesanti sugli ascolti e sulla raccolta pubblicitaria.

È evidente come la presenza degli Azzurri avrebbe cambiato radicalmente il valore del pacchetto televisivo. La Nazionale italiana resta infatti uno dei principali traini di audience per il servizio pubblico, capace di attirare un pubblico trasversale ben oltre gli appassionati di calcio. Senza l’Italia, la Rai si trova a gestire un prodotto comunque prestigioso ma meno incisivo dal punto di vista commerciale, con un potenziale calo degli introiti pubblicitari e dei picchi di ascolto nelle fasi più calde del torneo.


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