“Italia ripescata ai Mondiali”, la Rai pronta a festeggiare: l’ultima offerta dell’Iran e l’intrigo Trump-Infantino

Il possibile forfait dell’Iran riaccende le speranze azzurre e accende i riflettori sull'investimento Rai da 120 milioni: senza l’Italia il rischio ascolti è concreto.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

L’ipotesi che l’Italia venga ripescata ai Mondiali 2026, dopo la sconfitta nel playoff contro la Bosnia, continua a circolare con insistenza, alimentata dagli sviluppi geopolitici che coinvolgono l’Iran. Uno scenario che oggi appare remoto, ma che se dovesse concretizzarsi cambierebbe radicalmente il destino sportivo ed economico di un’intera stagione televisiva.

La Rai e il problema dei diritti tv sui mondiali di calcio 2026

A fine febbraio la Rai ha ufficializzato l’acquisto dei diritti per trasmettere in chiaro 35 partite del Mondiale 2026, in gran parte su Rai 1. Un pacchetto di assoluto prestigio: gara inaugurale, semifinali, finalissima e, naturalmente, eventuali partite della Nazionale. L’accordo iniziale è stato fissato a 120 milioni di euro, con una clausola di salvaguardia che riduce l’esborso a 70 milioni in caso di mancata qualificazione degli Azzurri.

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A complicare ulteriormente il quadro c’è il fuso orario: molte partite si giocheranno negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, e una parte consistente degli incontri sarà trasmessa in seconda serata o addirittura di notte. Senza l’Italia, il rischio è quello di platee più ristrette e di un hype ulteriormente raffreddato, anche alla luce delle ultime mancate qualificazioni che hanno inevitabilmente incrinato l’entusiasmo del pubblico. Con gli Azzurri protagonisti, invece, anche un calcio d’inizio notturno può trasformarsi in evento tv.

Il braccio di ferro tra Iran e Fifa e la l’intervento di Trump

La speranza di un ripescaggio passa attraverso uno scenario internazionale delicatissimo. Dopo la guerra con gli Stati Uniti, che ospiteranno la rassegna insieme a Canada e Messico, si è aperta la possibilità di un forfait dell’Iran. Una eventualità che, pur restando complessa e tutt’altro che certa, ha rimesso in moto ipotesi che fino a poche settimane fa sembravano chiuse.

Il regolamento Fifa, all’articolo 6.7, prevede che in caso di ritiro di una squadra qualificata la federazione possa scegliere il sostituto "a propria esclusiva discrezione". Una formula ampia, che lascia spazio a valutazioni non automatiche. La posizione dell’Italia nel ranking, attualmente dodicesima, potrebbe rappresentare un elemento favorevole, anche se la logica sportiva suggerirebbe la sostituzione con un’altra nazionale asiatica.

Dal fronte iraniano sono arrivate dichiarazioni molto dure: "Da quando questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non ci sono più le condizioni per partecipare alla Coppa del Mondo", aveva affermato il ministro dello sport Ahmad Donyamali. Parole che però sono state ridimensionate dal presidente della Fifa Gianni Infantino, che ha dichiarato: "L’Iran sarà alla Coppa del Mondo e le partite si svolgeranno dove previsto".

Eppure la situazione resta fluida. Le tensioni geopolitiche, l’intervento del presidente americano Trump e le questioni legate alle garanzie di sicurezza mantengono aperto uno spiraglio. Donyamali ha aggiunto con una frecciata: "Secondo le regole della Fifa il paese ospitante dovrebbe garantire la sicurezza, la Coppa del Mondo comincerà molto presto e non sono state ancora date le garanzie necessarie. Se le circostanze rimangono queste la possibilità di una partecipazione dell’Iran in partite giocate negli Stati Uniti sono piuttosto basse. Ma se la sicurezza dovesse essere garantita, allora il nostro governo potrebbe prendere una decisione diversa e partecipare".

La speranza del ripescaggio per la Rai

Risulta evidente che 70 milioni restano una cifra significativa da ammortizzare senza il traino emotivo e commerciale dell’Italia. Il valore pubblicitario di un Mondiale cambia in modo netto con o senza la Nazionale in campo, e questo non è soltanto un dettaglio statistico, ma un fattore che incide direttamente sulla raccolta pubblicitaria, sugli ascolti e sull’interesse generale. Una decisione dovrà comunque arrivare con largo anticipo rispetto all’11 giugno, data fissata per il fischio d’inizio. E se davvero si aprisse uno spiraglio, l’Italia verrebbe inserita nel girone G con Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto. Per la Nazionale sarebbe una seconda vita insperata, per la Rai una svolta economica capace di trasformare un investimento a rischio in un’occasione di rilancio.


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