Maria Vera Ratti, intervista al notaio Roberta Valente: "Dopo la laurea non pensavo di recitare, la vita ha preso una direzione inaspettata"
Dopo "Il Commissario Ricciardi", Maria Vera Ratti torna protagonista in una serie Rai: ecco cosa ha raccontato a Libero Magazine

Dopo il successo de Il Commissario Ricciardi, Maria Vera Ratti torna su Raiuno da protagonista con la nuova serie "Roberta Valente – Notaio in Sorrento", una grande occasione per l’attrice che, a soli 31 anni, ha già conquistato ruoli di rilievo nel panorama televisivo italiano. La fiction, prodotta da Rai Fiction e Rodeo Drive, andrà in onda per otto episodi suddivisi in quattro serate a partire da domenica 12 aprile in prima serata. Al centro della storia c’è una giovane notaia, interpretata dalla Ratti, affiancata da un cast che include Alessio Lapice, Flavia Gatti, Erasmo Genzini e la partecipazione di Sebastiano Somma, sotto la regia di Vincenzo Pirozzi. La serie esplora l’universo notarile attraverso vicende che riguardano successioni, vendite immobiliari, protezione dei minori, creazione di società e temi legati alla proprietà, intrecciando a tutto questo anche dinamiche affettive e relazioni personali sullo sfondo di una Sorrento vivace e colorata.
Roberta Valente – Notaio in Sorrento, intervista a Maria Vera Ratti
Noi di Libero Magazine abbiamo intervistato Maria Vera Ratti, che ci ha raccontato del suo personaggio in Roberta Valente, del lavoro fatto per interpretarlo e ci ha svelato alcune anticipazioni interessanti. Ha parlato del suo sogno di diventare attrice, di come la vita l’abbia condotta in una direzione inaspettata e del percorso professionale che l’ha portata a recitare anche in Il Commissario Ricciardi.
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Entra nel canale WhatsAppMaria Vera, com’è stato calarsi nei panni di Roberta Valente?
Si tratta di un personaggio che mi ha divertita moltissimo, verso cui provo grande affetto e simpatia. È una donna profondamente umana, anche se tende a non ascoltare alcune parti di sé stessa e, allo stesso tempo, fatica a prestare attenzione alla vita e alle persone che ha accanto, a partire dal ragazzo che ama. Solo più avanti riuscirà a incontrarlo di nuovo con uno sguardo diverso, più consapevole. Roberta si pone un obiettivo preciso e lo insegue con determinazione, senza lasciarsi deviare dagli imprevisti. Ha una grande forza interiore ed è, senza dubbio, una donna capace e risoluta.
Nel mio lavoro ho cercato di interpretarla attraverso la mia sensibilità personale. È stato un processo molto divertente, anche perché Roberta è un personaggio che si prende estremamente sul serio. Proprio per questo mi sono trovata a giocare con questa sua caratteristica, affrontando la vita con lo stesso approccio rigoroso, a volte privo di sfumature, che la contraddistingue.
Ci sono degli aspetti in cui ti sei ritrovata?
A primo impatto direi che siamo molto diverse, quasi opposte: io sono piuttosto disordinata, mentre lei ha un forte bisogno di controllo che la porta a organizzare e pianificare ogni dettaglio della sua vita. Allo stesso tempo, però, un personaggio prende forma anche attraverso chi lo interpreta, quindi è inevitabile che una parte di me finisca dentro di lei. Nel tempo ho cercato di avvicinarmi sempre di più al suo mondo emotivo, lavorando molto sull’empatia e lasciandomi guidare dalla storia che racconta e dalla sua esperienza umana. Penso, ad esempio, al trauma della perdita dei genitori quando era ancora bambina, a soli cinque anni, e al meccanismo di difesa che ha sviluppato per proteggersi, che ha contribuito a renderla inizialmente così rigida e spigolosa.
In un certo senso mi somiglia proprio perché sono io a darle voce e corpo, quindi qualcosa di me inevitabilmente si riflette in lei. Possiamo dire che Roberta è una persona molto focalizzata sugli obiettivi e va in difficoltà quando la vita la costringe a uscire dai suoi schemi, mentre io riesco ad adattarmi con maggiore flessibilità. Come lei sono negata nel ballo. Sul set ho anche dovuto cantare e secondo me ho anche stonato.
Protagonista della serie è anche Sorrento. Com’è stato girare lì?
Sorrento, con il suo fascino straordinario ma anche con le sue piccole imperfezioni, diventa il contesto che spinge la giovane notaia a imparare davvero a guardare le persone negli occhi. Gli incontri e le situazioni che attraversano la sua vita la portano gradualmente ad aprirsi, accompagnandola in un percorso di crescita che la avvicina sempre di più a sé stessa, anche attraverso sviluppi inaspettati. Girare lì è stato meraviglioso, mi sono sentito circondata dalla bellezza.
Roberta è innamorata di Stefano e vuole a tutti i costi sposarsi.
Stefano rappresenta il punto debole di Roberta, una presenza a cui è profondamente legata, quasi fosse parte della sua famiglia. Lei, infatti, è una persona molto diffidente verso chi non conosce: fatica a fidarsi, non è particolarmente espansiva e non crede molto nei legami di amicizia. Proprio per questo, il rapporto con Stefano ha un valore speciale. Stanno insieme fin da quando erano molto giovani, e lui è diventato per lei un punto di riferimento fondamentale, qualcuno di imprescindibile. È una delle poche persone per cui sarebbe disposta a fare qualsiasi cosa e verso cui mostra una grande capacità di comprensione e perdono.
L’incontro con Leda però si rivelerà inaspettato.
È il rapporto che mi emoziona di più, quello che sento particolarmente vicino. Non saprei dire esattamente perché, ma credo che Leda rappresenti tutto ciò di cui Roberta ha profondamente bisogno e, allo stesso tempo, tutto ciò da cui cerca di scappare. Roberta tende a respingerla, a opporvisi, spesso entra in conflitto con lei, quasi come se quel legame la mettesse a disagio. Eppure, proprio attraverso questi contrasti, nasce un affetto autentico che, col tempo, diventa sempre più forte e radicato dentro di lei.
Prima di Roberta Valente, hai interpretato Enrica nella serie "Il Commissario Ricciardi".
Da Enrica ho imparato quanto sia fondamentale restare fedeli a sé stessi nel momento in cui si inseguono i propri obiettivi, senza mai snaturarsi. Per quanto riguarda le somiglianze con Roberta, credo di essere io il punto di contatto: sono il tramite attraverso cui questi personaggi prendono vita, quindi è inevitabile che qualcosa di me finisca per influenzarli. Mi avvicino a loro nella misura in cui riesco ad avvicinarmi a me stessa, alla mia identità. Detto questo, sono figure costruite in modo molto diverso: al di là degli occhiali, non si somigliano affatto.
Nella serie si parla dell’imprevedibilità. Nella vita avresti mai pensato di fare l’attrice, era nei tuoi piani?
In realtà sì, qualcuno me lo diceva, spesso anche in modo scherzoso, ma non ho mai pensato davvero di poter intraprendere una carriera artistica. Non era un obiettivo che mi ero posta, almeno all’inizio. Poi, però, la vita prende direzioni inaspettate e mi ha portata proprio lì. Da spettatrice ho sempre avuto un grande amore per il teatro, ma non avrei mai immaginato che potesse diventare il mio lavoro. Sono cresciuta in un contesto in cui tutto ciò che è artistico veniva considerato più un passatempo che una reale opportunità professionale. Dopo la laurea mi trovavo in una fase di ricerca personale, cercavo di capire quale fosse la mia strada. In quel periodo ho fatto una serie di incontri che, poco alla volta e quasi senza che me ne rendessi conto, mi hanno avvicinata a questo mondo, fino a condurmi in quella direzione.
