Il Malloppo, poche idee e nemmeno troppo originali: il comedy thriller con il Mago Forest e Diego Abatantuono delude. Recensione
Diretto da Volfango De Biasi, il film segue un copione trito e ritrito, cercando di far ridere con situazioni comiche davvero poco ispirate

L’Italia è un Paese in cui evolversi e mutare sembra, per determinate categorie, impresa ardua ai limiti dell’impossibile. Una di queste riguarda la comicità, o un particolare modo di fare comicità. Nonostante certe battute e impostazioni comiche siano ampiamente superate, ci si ostina a proseguire con i medesimi stilemi. Ed è così che a 2026 inoltrato ci troviamo a recensire Il Malloppo, commedia "thriller", se così possiamo definirla, diretta da Volfango De Biasi e con protagonisti Diego Abatantuono, il Mago Forest e Max Angioni.
De Biasi prova a imbastire una pellicola funzionale, cercando di muovere al meglio gli attori e puntare al divertimento. Ma il tutto si riduce a dinamiche trite e ritrite e al meccanismo del siparietto degli equivoci che dovrebbe far ridere, ma fallisce invece su tutta la linea. Il Malloppo, che proveremo ad analizzare nel dettagli in questa recensione, esce al cinema il 3 settembre 2026.
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Entra nel canale WhatsAppIl Malloppo – La recensione del film
Il Malloppo non fa nulla per nascondere la sua natura, ovvero quella di pellicola che si appoggia interamente sulla prova del suo cast. Un cast che, per altro, strizza più di un occhio a un modo di fare comicità tipicamente francese che, però, a noi risulta poco naturale e che riscuote inevitabilmente scarsi consensi. Il terzetto di protagonisti, Abatantuono, Angioni e Forest, mescola tre registri comici diversi, ma non riesce mai ad arrivare con originalità allo spettatore. La stessa mancanza di originalità, condita da numerosi vuoti, la soffre anche la sceneggiatura, scritta a diverse mani dallo stesso De Biasi assieme a Herbert Simone Paragnani, Gianluca Belardi, Irene Girotti e Salvo Di Paola. Il Malloppo prova a tappare le mancanze con scorci di Ferrara e Tresignana, ma con scarsi risultati. Nel copione si nota una sostanziale mancanza di dinamismo e freschezza, oltre alla tendenza a cercare la risata nella logica dello sketch, di cui il film risulta sostanzialmente un collage.
La comicità resta materia soggettiva, sia chiaro, ma ne Il Malloppo si ripercorrono ossessivamente schemi e impostazioni che già in passato hanno faticato a offrire mordente. E proprio questa è la mancanza maggiore del film: sapere mordere. E quando una commedia non riesce a risultare incisiva, occorre cambiare con forza il registro.
Di cosa parla la trama de Il Malloppo?
Diego Viani (Abatantuono) è un ex rapinatore milanese in pensione, che si è reinventato gestore di una trattoria a Ferrara, chiamata appunto "Il Brigante". Il suo migliore amico è Michele Ragusa (Forest), improbabile investigatore privato che sbarca il lunario tra "corna e gattini", come ripete lui stesso. Alla porta di Ragusa si presenta un giorno Alex (Angioni), aspirate detective che viene assunto come stagista non retribuito e immediatamente sfruttato da Ragusa. Nonostante tutti i tentativi di Diego, però, i fantasmi del suo passato tornano a tormentarlo. Ed è così che al suo locale compare il Salamandra, un ex membro della sua banda che pretende di avere la propria parte di un misterioso bottino scomparso anni prima e che, a suo dire, Diego saprebbe dov’è nascosto.
Quando Salamandra viene ucciso, inevitabilmente i sospetti del commissario Castrone (Antonio Catania) si dirigono verso Il Brigante, nei cui confronti nutre un odio decennale. Per scagionare l’amico, Michele e Alex partono per una strampalata indagine, aiutati anche da Sara (Irene Girotti), figlia di Diego e fermamente convinta dell’innocenza del padre.
Un omaggio (mancato) al poliziesco all’italiana
L’intento di De Biasi con questo film era anche, evidentemente, omaggiare il filone del poliziesco in salsa nostrana in voga a cavallo tra i gloriosi anni ’60 e ’70, epoche caratterizzate da tensione ruvida, cinismo e ritmi incalzanti. Il risultato però è quanto di più macchiettistico si potesse pensare. Togliendo l’invasiva componente comedy, l’intreccio narrativo avrebbe potuto avere una qualche valenza, ma così facendo staremmo parlando di una pellicola totalmente diversa. Il trio di protagonisti mette in scena una buona chimica e per quanto Forest e Abatantuono sembrino un po’ stanchi, Angioni prova in tutti i modi a traslare nel film la sua comicità da stand-up (riuscendovi solamente in parte). Poco da dire su Maria Amelia Monti nei panni della moglie di Diego, la cui performance affossa ulteriormente il già basso livello recitativo del film. Discorso simile anche per il commissario Castrone di Antonio Catania, figura seccante e che non fa altro che rallentare la narrazione con scelte ai limiti dell’illogicità. Al film manca totalmente qualsivoglia picco di tensione e la narrazione si trascina stanca e mai interessante per i quasi due ore di durata (decisamente eccessivi).
Il Malloppo è un’operazione che ha qualche base interessante, come la volontà di omaggiare un genere, il poliziesco all’italiana, che ha fatto la storia del nostro cinema. Ma la pellicola di Volfango De Biasi viene affossata da una comicità trita e ritrita, senza alcun tipo di attrattiva e spunto, da una durata francamente insensata e da alcuni personaggi di contorno fastidiosi e inutili.
Voto: 4/10
