Ricky Memphis è il peggior regista d'Italia nel nuovo film che in pochi hanno già visto: un omaggio sincero al B-movie
Arriva l'omaggio di Karen Di Porto al cinema "di serie B" del dopoguerra italiano, con Ricky Memphis nei panni di Tanio Boccia

Dopo gli applausi alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle, si prepara al debutto in sala Il Grande Boccia, la seconda opera della regista Karen Di Porto, già vincitrice del Globo d’Oro come Miglior Opera Prima con Maria per Roma. Il lungometraggio arriverà nei cinema italiani a partire da giovedì 11 giugno, distribuito da Europictures. A guidare un cast d’eccezione troviamo un inedito Ricky Memphis, che abbandona i suoi ruoli abituali per prestare il volto a Tanio Boccia, figura tra le più controverse e poetiche del nostro cinema popolare degli anni Sessanta, ricordato ironicamente come il peggior regista del cinema italiano.
"Un altro" cinema italiano
Ambientato a Roma nel 1964, il film racconta un anno nella vita del regista, muovendosi nel pieno dell’età dell’oro del cinema italiano. Accanto ai grandi autori ammirati in tutto il mondo, esisteva infatti un sottobosco accanito e instancabile che, tra via Veneto, Cinecittà e la campagna laziale, cercava di realizzare film a bassissimo costo con l’unico obiettivo di sbarcare il lunario, pagare i debiti e soddisfare il pubblico delle sale popolari. Il Grande Boccia si propone così come un omaggio sincero al B-movie e alla marginalità, trasformandosi in un inno alla resilienza e al non arrendersi mai. Accanto a Memphis, il cast vanta la partecipazione di Denise Tantucci, Liliana Fiorelli, Nico Di Renzo, Fabrizio Nardi, Bianca Nappi, Cyro Rossi e la partecipazione straordinaria di Nino Frassica. La pellicola è prodotta da Bella Film in collaborazione con Rai Cinema.
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Entra nel canale WhatsAppL’Ed Wood italiano
Se l’America ha avuto Ed Wood, l’Italia ha avuto proprio Tanio Boccia. Giacomo Antonio Boccia (questo il suo vero nome all’anagrafe), nato a Potenza nel 1912 e morto a Roma nel 1982, è passato alla storia della cinefilia e della critica specializzata proprio con questa particolare reputazione, legata non tanto alla mancanza di passione, quanto ai budget microscopicamente ridotti e alle bizzarre soluzioni di fortuna che era costretto ad adottare per finire le riprese. Il regista è stato un vero e proprio camaleonte dei generi commerciali del dopoguerra, dedicandosi con determinazione al filone del peplum e dell’avventura con titoli del cinema bis come Il trionfo di Maciste, Sansone contro i pirati e Maciste alla corte dello Zar.
Per far sembrare le pellicole più internazionali e facilitarne la vendita all’estero, una pratica comunissima all’epoca, Boccia firmò gran parte dei suoi lavori con lo pseudonimo di Amerigo Anton. Le leggende d’epoca raccontano la sua incredibile arte dell’arrangiarsi, tra scenografie riciclate all’estremo, comparse che cambiavano costume a inquadrature alterne per simulare interi eserciti e tempi di ripresa ridotti a pochissimi giorni per evitare di pagare gli extra alle maestranze. Nonostante le stroncature della critica colta del tempo, il vero Boccia incarnava esattamente quella inesauribile capacità di adattamento che il film di Karen Di Porto punta ora a celebrare.
