Il Diavolo veste Prada 2 è esattamente quello che ci aspettavamo: il sequel perfetto (solo) per chi ha amato il primo film. La recensione
Andy Sachs torna nella redazione di Runway e noi con lei, scoprendo che in vent'anni le cose sono davvero cambiate nel mondo del giornalismo

Il pubblico lo chiedeva a gran voce, per vent’anni ha tirato per la giacchetta Dravid Frankel, regista del primo, storico, Il Diavolo veste Prada, importandolo per un sequel. E alla fine è stato accontentato, ricevendo esattamente quello che chiedeva. Nulla di più, nulla di meno. Stesso regista, dicevamo, stessa sceneggiatrice, Aline Brosh McKenna, stesso cast (salvo un paio di new entry): Meryl Streep, Stanley Tucci, Anne Hathaway ed Emily Blunt.
Il Diavolo veste Prada 2 offre una formula sostanzialmente identica a quella del suo precedessore, con tutti i pro e i contro della questione. Se, infatti, avrete amato il primo film, allora non faticherete a trovare pane per i vostri denti anche con questo sequel. Se invece non è così, beh, il secondo viaggio all’interno della redazione di Runway non vi farà cambiare idea.
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Entra nel canale WhatsAppIl Diavolo veste Prada 2 – La recensione del film al cinema
Perchè, alla fine dei conti, Il Diavolo veste Prada 2 è per moltissimi aspetti identico alla pellicola uscita ormai 20 anni fa. Certo, sono passati due decenni, i personaggi sono invecchiati (alcuni come del buon vino, altri no) e la tematica di fondo strizza fortissimo l’occhio alla stretta attualità riguardante il mondo dell’editoria. Tuttavia ripropone dinamiche tra personaggi e di struttura narrativa in maniera sin troppo pedissequa, che si traducono in una generale sensazione di deja-vu. Soprattutto se, come me, sarete arrivati in sala freschi del rewatch del primo film.
Ed è così che Andy dovrà nuovamente provare il proprio valore a Miranda attraverso una serie di task sempre più impossibili, Nigel farà da saggio consigliere ed Emily sarà la dispensatrice di acidi commenti. C’è persino un viaggio all’estero nel terzo atto della pellicola (a Milano in luogo della Parigi del primo film). Ça va sans dire, Miranda, Andy, Nigel ed Emily sono tutti maturati, travolti e modificati da vent’anni di vicende personali e lavorative. Ma, sotto sotto, sono sempre loro. Forse solo nel finale si scorge un accenno di sviluppo, ma è tutto troppo affrettato e relegato agli ultimi dieci-quindici minuti di film per essere realmente apprezzabile.
Di cosa parla la trama de Il Diavolo veste Prada 2?
La carriera di Andy Sachs (Hathaway) dopo l’addio di Runway è stata sfolgorante. Viaggi, articoli d’inchiesta e premi. Il suo "lieto fine", però, si scontra inesorabilmente con la durezza della realtà del mondo dell’editoria. La donna, assieme a tutto il suo team di lavoro, viene licenziata in tronco dal proprio giornale quando il proprietario decide di tagliare il budget. Parallelamente, Runway sta vivendo un momento di estrema difficoltà per via di problematiche di immagine causate da un brand che ha sponsorizzato. Spinto dal video in cui Andy denuncia la situazione attuale dei giornalisti, Irv Ravitz (Tibor Feldman), editore di Runway, decide di contattare la donna per offrirle un lavoro come editor nella rivista per riabilitarne l’immagine.
Tornata "a casa" dopo vent’anni, molto è cambiato ma altrettanto è rimasto immutato. Miranda Priestley (Streep) è ancora editor in chief del magazine, accompagnata dal fedele Nigel (Tucci). Emily (Blunt), invece, si è spostata nel mondo del retail, andando a lavorare per Dior.
Il declino del giornalismo cartaceo
Guardare questo film da addetto ai lavoro lascia senza dubbio un po’ di amaro in bocca, perchè fotografa piuttosto bene lo stato delle cose nel mondo del giornalismo. Il cartaceo è ormai morto e il digitale e le pubblicazioni online hanno preso il sopravvento, con tutti i problemi del caso. I social, inoltre, privilegiano l’attenzione del lettore, che però non è più tale. L’impianto narrativo de Il Diavolo veste Prada 2 ruota attorno a questo principio: evolversi e adattarsi ai nuovi contesti, oppure soccombere.
Il cuore della pellicola rimangono ovviamente i suoi personaggi, riproposti dal medesimo cast che li aveva resi celebri vent’anni fa e che anche due decenni dopo ha sempre lo stesso mordente. Inutile girarci attorno, quando hai in mano attori di questo calibro, quasi ogni script diventerà interessante. Entrare nuovamente nelle vite di Andy e Miranda risulta facile e immediato anche e soprattutto grazie alle due attrici, che rendono credibile non tanto le cose che fanno, quanto quelle che provano. È un film che parla alla generazione dei Millennial, non tanto a quelle più recenti, rivolgendosi loro con l’amarezza del tempo che scorre e che inesorabilmente cambia tutto, anche se cerchiamo di opporci con tutte le nostre forze.
Il Diavolo veste Prada 2 è esattamente quello che i fan chiedevano, né più e né meno. Chi ha amato la pellicola originale del 2006 amerà senza troppi problemi anche questo secondo viaggi sulle passerelle di Runway, mentre chi cerca qualcosa di diverso difficilmente lascerà la sala soddisfatto. Inevitabilmente brilla un cast di assoluto spessore, per quanto diverse dinamiche e tematiche risultino un po’ troppo ricalcate dal precedente film.
Voto: 7
