Il Diavolo veste Prada 2 razzista? Una scena con Anne Hathaway scatena accuse pesantissime

Una scena del film, pubblicata in anteprima, ha scatenato accuse di razzismo sul sequel: al centro c'è la nuova assistente del personaggio di Anne Hathaway

Anna Montesano

Anna Montesano

Web Editor

Web editor appassionata di cinema e TV, dopo la laurea in Lettere Moderne mi specializzo in Editoria e Giornalismo e trasformo la passione per la scrittura in un lavoro.

Il Diavolo veste Prada 2 razzista? Una scena con Anne Hathaway scatena accuse pesantissime

Manca solo una settimana all’uscita de Il Diavolo veste Prada 2, ma il film è già finito nel mirino delle critiche. Nelle ultime ore è scoppiato un vero polverone per colpa di un nuovo personaggio che, a detta di molti, sarebbe un concentrato di vecchi stereotipi razzisti.

Il Diavolo veste Prada 2 sotto accusa per la scena della nuova assistente di Anne Hathaway

Tutto è nato da una breve clip pubblicata dalla 20th Century Studios. Nel video vediamo Andy Sachs (Anne Hathaway) alle prese con la sua nuova assistente, Jin Chao. Il problema nasce quando questo nuovo personaggio si presenta, manifestando una serie di cliché: Jin viene infatti presentata come la "super secchiona" che snocciola voti altissimi a Yale e punteggi perfetti ai test, il tutto condito da un look decisamente da ‘nerd’, con occhialoni e vestiti non alla moda, che stride con l’ambiente super fashion del film.

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Il video ha fatto il giro del mondo e in Cina, Giappone e Corea del Sud non l’hanno presa affatto bene in primis perché "Jin Chao" somiglia un po’ troppo a certi insulti razzisti usati in Occidente. Molti utenti si sono riversati sui social per dirsi stufi di vedere gli asiatici rappresentati sempre come geni del computer o topi di biblioteca goffi e vestiti male, specialmente in una città come New York dove, nella realtà, i ragazzi asiatici sono spesso icone di stile. Nel 2026, il pubblico si aspettava qualcosa di più moderno e originale, non il solito cliché. Sui social c’è chi invoca addirittura il boicottaggio, definendo la scelta del casting e della scrittura come un "palese razzismo".

Sui social, tra i vari commenti negativi, si legge: "Ci hanno improvvisamente colpito con un palese razzismo anti-asiatico e hanno ribaltato la situazione", oppure: "Siamo nel 2026… cosa gli ha fatto pensare che avremmo trovato divertente questo tipo di razzismo?" Un altro utente poi sottolinea che anche gli asiatici orientali non l’hanno presa affatto bene: sono proprio furiosi. Un tweet dal Giappone, infatti, ha messo in evidenza come sia "palesemente stereotipata al punto da essere disgustosa" la rappresentazione che è stata fatta degli asiatici, aggiungendo: "Ho vissuto a New York fino a poco tempo fa, ma ultimamente è più difficile trovare giovani asiatici come lei a New York. Sono tutti impegnati a lavorare sodo, impeccabili e super cool. Mi passa la voglia di guardare il film. Quest’attrice probabilmente si veste con molto più stile nella vita privata, no?" E ancora: "Hanno usato questa scena nel promo perché è ‘divertente’?"

La difesa del regista

Il regista Joseph Kahn ha provato a difendere il film, dicendo che c’è stato un grosso malinteso. A suo dire, il look di Jin non è da "sfigata", ma è pura estetica Gen Z: quegli occhiali e quelle mollette sarebbero in realtà super di tendenza tra i giovanissimi. In pratica, Jin non sarebbe una caricatura razziale, ma solo il ritratto di una ragazza moderna un po’ eccentrica e ambiziosa.


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