Il Diavolo veste Prada 2, Anne Hathaway risponde alla polemica più spietata contro il film: “Tutto questo non è mai successo”

Il sequel più atteso dell'anno è ufficialmente arrivato nelle sale, ma ad accompagnarlo non sono certo mancate le prime polemiche: scopriamo di più.

Debora Manzoli

Debora Manzoli

Scrittrice ed editor

Scrittrice, copywriter, editor e pubblicista mantovana, laureata in Lettere, Cinema e Tv. Ha due libri all’attivo e ama la scrittura alla follia.

E dopo ben vent’anni di attesa, Il Diavolo Veste Prada 2 è finalmente realtà. Il sequel più atteso dell’anno è arrivato nei cinema italiani il 29 aprile 2026 con il cast originale al completo: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Ma se il primo capitolo aveva fatto parlare di sé per la spietata rappresentazione del mondo della moda, il secondo è riuscito a scatenare una polemica al contrario ancora prima di uscire in sala. Ecco nel dettaglio cosa è successo.

Il Diavolo veste Prada 2, Anne Hathaway mette a tacere la polemica: "Non è mai successo"

Tutto è iniziato con un’intervista sulle pagine di Harper’s Bazaar durante la quale l’iconica Meryl Streep ha rivelato la richiesta di Anne Hathaway di non utilizzare modelle troppo magre nelle scene di sfilata del film. Durante i preparativi del film, infatti, le due attrici hanno assistito insieme a una passerella reale, e Hathaway è rimasta profondamente colpita dalla magrezza estrema delle modelle presenti. A quel punto ha dunque richiesto alla produzione di fare maggiore attenzione all’inclusività e alla body positivity inserendo nel cast anche modelle curvy.

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Partendo dal racconto di Meryl Streep, però, hanno iniziato a circolare voci insistenti su presunte modelle skinny che avrebbero perso il lavoro proprio a causa delle richieste fatte da Anne Hathaway. L’attrice è dunque intervenuta per smentire categoricamente queste voci: "C’è stata un po’ di disinformazione là fuori riguardo delle persone che sarebbero state licenziate a causa dell’inclusività, ma questo semplicemente non è mai successo. Nessuno ha perso il lavoro, in realtà questa cosa ha creato altri posti di lavoro… È difficile spiegarlo perché non posso svelare di cosa parla la scena, ma c’è una canzone che ha scritto Lady Gaga ed è bellissima, una canzone fantastica. Non è più bello vedere così tanti tipi di corpi diversi?".

Il Diavolo veste Prada 2, l’inclusività nel 2026

Questa polemica va dunque ad inserirsi in un contesto sociale che, almeno all’apparenza, è ben diverso da quello attorno al primo capitolo del film. Ad oggi sembra quasi inevitabile l’attenzione verso l’inclusività, nonostante spesso sia proprio Hollywood ad elogiare a gran voce la body positivity per poi tornare a premiare corpi sempre più aderenti a certi standard.

Che a rompere questo schema sia stata proprio la protagonista di un sequel ambientato nel cuore del fashion system, lo stesso sistema che vent’anni fa aveva reso celebre la battuta "quel maglione ceruleo" come metafora del potere che la moda esercita sulle nostre scelte senza che ce ne accorgiamo, ha in un certo senso il sapore di una piccola vittoria. Fermo restando che nessuna modella skinny ha perso il lavoro per questo, soprattutto all’interno di un mondo nel quale oggi c’è potenzialmente spazio per tutti.


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