Idoli al cinema, recensione: Claudio Santamaria prova a tenere in piedi un prevedibile film sulla MotoGP

Mat Whitecross dirige un film sportivo che abbraccia i cliché di genere senza offrire nulla di realmente nuovo

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Bentornati a Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata ai grandi film in uscita e in anteprima nazionale. Chiedendo a un bambino cosa voglia fare da grande, spesso la risposta riguarda astronauti, calciatori o piloti. Idoli – Fino all’ultima corsa, regia di Mat Whitecross, racconta proprio questo: il sogno di un giovane ossessionato dall’approdare tra i migliori del mondo delle corse su due ruote, la MotoGP. La produzione italo-spagnola vede un cast misto, con attori italiani, i nostrani Claudio Santamaria (Lo chiamavano Jeeg Robot, Itaca e Il Nibbio) e Saul Nanni (Fino alla fine e La Gioia), e spagnoli, come Oscar Casas (Granada Nights e Xtremo) e Enrique Arce (Rifkin’s Festival e Mala Influencia).

Idoli prende a piene mani dagli stilemi di genere, con tanto di montaggi di allenamento, conflitti genitoriali e amori difficili, spolverandoci sopra un pizzico di corse motociclistiche. Ma proprio la rappresentazione del Mondiale a due ruote e di ciò che gli gira attorno risulta il punto meno credibile di tutta la messa in scena, gravata anche da una trama non esattamente imprevedibile e da una recitazione in generale abbastanza mediocre.

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Idoli – Fino all’ultima corsa, la recensione del film con Claudio Santamaria

Idoli, usando come pretesto quello del Mondiale di motociclismo, costruisce un classico film strutturato su un conflitto padre-figlio irrisolto. Antonio Balerdi (Santamaria), è un ex pilota 6 volte campione del mondo, sulle cui spalle grava il peso di un incidente in cui ha causato la morte del compagno di squadra. Quando viene chiamato ad allenare il figlio, il giovane talentuoso e impulsivo Edu Serra (Casas), tutti i non detti vengono a galla e tra i due le frizioni sono inevitabili. Attriti e ruggini che, però, devono essere messi da parte per un ideale più alto, ossia permettere a Edu di coronare il suo sogno e salire in sella a una moto di MotoGP.

La sceneggiatura, da questo punto di vista, non offre niente di nuovo. Le dinamiche sono prevedibili e aderenti quanto più possibile agli stilemi di genere, con ogni svolta narrativa intuibile con largo anticipo. Anche la variabile data dal personaggio di Luna (Ana Mena), avvenente tatuatrice libera e creativa con cui Edu inizia una relazione "clandestina", poiché oestaggiata dal padre, non aggiunge quasi nulla allo spessore della narrazione, per quanto funga da buon contraltare per il rigido mondo delle corse. La poetica della pellicola si incentra completamente su un assioma tanto vero quanto lapalissiano: il talento è nulla senza dedizione, costanza e abnegazione. Le sequenze fuori dalla pista, poi, risultano sin troppo diluite e avrebbero giovato, a nostro dire, di qualche minuto in meno in fase di montaggio.

Di cosa parla la trama di Idoli?

Edu Serra è un giovane e talentuoso pilota di moto, che si vede licenziare dal proprio team dopo una sconsiderata manovra all’ultima gara del campionato Junior organizzato dalla MotoGP. Su di lui mette però gli occhi Eli (Arce), Team Manager del Team Aspar in Moto2, la "porta di ingresso" per la MotoGP: se fai bene lì, una sella nella classe regina è quasi assicurata. Uno dei due piloti del team ha lasciato la squadra in tronco, trasferendosi proprio in MotoGP ed Eli vorrebbe Edu per sostituirlo e affiancare la stella della scuderia Aspar, Gianni Baltelli (Nanni), astro nascente delle corse a due ruote.

Edu ha così 5 gare per dimostrare a Eli di valere realmente quello che l’uomo vede in lui. Per farlo, però, deve scendere a patti con se stesso e col suo doloroso passato, accettando di venire allenato da Antonio, suo padre che non vedeva da anni, ex campione del mondo della Classe 500. Nel frattempo, il ragazzo conosce Luna, una tatuatrice che vive dall’altra parte della strada rispetto a casa sua e che gli insegna che c’è altro oltre alle moto.

Una ricostruzione un po’ libera del mondo delle corse

Per quanto Mat Whitecross abbia fatto un buon lavoro nella rappresentazione delle gare (con qualche licenza poetica qui e là), la ricostruzione che fa del Motomondiale risulta ben poco credibile. La gestione dei tempi e del calendario è abbastanza sballata, nonché i numerosi cambi di scuderia anche a campionato in corso, cosa davvero poco usuale. Per non parlare dell’atteggiamento che tengono i piloti nelle varie conferenze stampa nei confronti l’uno dell’altro. Va bene la volontà di creare tensione narrativa, ma non si è mai visto un atteggiamento così smaccatamente aggressivo e sminuente tra compagni della stessa scuderia.

Idoli – Fino all’ultima corsa è un film sportivo classico e che poggia su tutti i cliché del genere. Non reinventa nulla e non offre spunti narrativi degni di nota. La ricostruzione del mondo delle corse a due ruote è tutto sommato accettabile, ma siamo lontani anni luce dal recente F1 di Joseph Kosinski o, ancora meno, da quel capolavoro di Rush di Ron Howard, che metteva in scena emozioni di ben altro spessore. La pellicola di Mat Whitecross si difende discretamente bene, salvata anche in parte da Claudio Santamaria. Il resto del cast, purtroppo, manca di spessore attoriale, in particolare Óscar Casas, monoespressivo anche nelle scene più "drammatiche".

Voto: 6-


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