I Laureati di Leonardo Pieraccioni in tv, un titolo che non arrivava mai: lo sconforto di Vittorio Cecchi Gori prima del colpo di genio

Il cult di Leonardo Pieraccioni ha compiuto 30 anni nel 2025 ma non smette di generare curiosità, perfino nel titolo, che non era di certo quello definitivo

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Leonardo Pieraccioni e Maria Grazia Cucinotta ne I Laureati
IPA

Quando, nel 1995, un giovane cabarettista toscano di nome Leonardo Pieraccioni decise di compiere il grande salto dietro la macchina da presa, il cinema italiano stava attraversando una fase di transizione. Serviva freschezza, serviva una commedia generazionale che sapesse raccontare i trentenni dell’epoca con leggerezza e disincanto. Quell’esordio col botto sarebbe diventato un vero e proprio cult degli anni Novanta, incassando ben 15 miliardi di lire e lanciando la carriera di uno dei registi più amati dal grande pubblico.

Tutti oggi conoscono quel film d’esordio come I laureati, un titolo semplice, d’impatto e certamente ironico vista la trama, dal momento che nessuno dei quattro protagonisti riesce effettivamente a conseguire il tanto agognato pezzo di carta. Ma la genesi di questo titolo è tutt’altro che lineare ed è piena di idee bizzarre, ripensamenti dell’ultimo minuto e aneddoti esilaranti.

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Il primo tentativo de I Laureati, un involontario omaggio all’horror

In fase di sceneggiatura, scritta a quattro mani dallo stesso Leonardo Pieraccioni insieme all’amico Giovanni Veronesi, il copione aveva un titolo completamente diverso. Il progetto si chiamava originariamente La casa fuori corso. L’intento iniziale era quello di raccontare la convivenza disordinata e goliardica di un gruppo di studenti universitari a Firenze, ormai impantanati da anni in un percorso di studi che sembrava non avere mai fine.

Ma ci si accorse ben presto che qualcosa non funzionava. Pronunciato ad alta voce, La casa fuori corso non evocava le risate di una commedia spensierata, ma ricordava piuttosto le atmosfere cupe della saga horror de La casa (il celebre Evil Dead di Sam Raimi, molto popolare all’epoca). C’era il rischio concreto che il pubblico equivocasse totalmente il genere della pellicola, aspettandosi demoni ed esorcismi al posto delle battute di Massimo Ceccherini.

Il vertice surreale: "Tre pali e una traversa incinta"

Bocciato il primo tentativo, si aprì la caccia a un nuovo titolo. Ed è qui che la fantasia di Pieraccioni raggiunse vette di assoluto surrealismo. L’ostacolo principale del giovane comico era convincere il produttore, un vulcanico Vittorio Cecchi Gori. All’epoca, poi, Cecchi Gori non era solo il Re incontrastato del cinema italiano, ma anche l’appassionato presidente della Fiorentina.

Per cercare di entrare nelle sue grazie e strappargli una risata sfruttando la comune passione calcistica, Pieraccioni pensò di presentarsi con un titolo a dir poco folle: Tre pali e una traversa incinta.

L’idea era forse quella di utilizzare una metafora sportiva strampalata per rappresentare la goliardia dei quattro protagonisti maschili o, più semplicemente, proporre una provocazione nonsense. Ma quando Pieraccioni pronunciò quel titolo nello studio del produttore, si scontrò con un muro di gelo. Il regista ha raccontato di aver visto un attimo di puro sconforto negli occhi di Cecchi Gori, un misto tra la perplessità per la metafora incomprensibile e il dubbio di aver appena affidato i propri soldi a un folle.

La scelta finale e l’ironia del destino

Davanti allo sguardo sgomento del produttore, il surreale titolo calcistico venne immediatamente archiviato, salvando il film da un destino di probabile incomprensione al botteghino. Serviva un piano C, qualcosa di più tradizionale ma altrettanto efficace.

Fu così che, optando per una sintesi estrema che giocava sul paradosso della condizione dei protagonisti, si arrivò a I laureati. Un titolo beffardo, perfetto per descrivere l’eterna sindrome di Peter Pan di una generazione di giovani uomini incapaci di prendersi le proprie responsabilità, sospesi tra serate goliardiche e amori impossibili. Oggi è impossibile immaginare quel capolavoro della comicità toscana con un nome diverso. Eppure, ogni volta che si guarda Leonardo, Rocco, Bruno e Pino fuggire via dal ristorante senza pagare il conto, fa sorridere pensare che per un attimo, nella mente del loro creatore, fossero semplicemente "tre pali e una traversa incinta"


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