Grammy 2026, è guerriglia politica: Ice e a Donald Trump nel mirino, ma non è la prima volta agli Oscar della musica. Tutti i precedenti

Bad Bunny e gli altri portano avanti una tradizione consolidata. Già in passato il mondo del pop ha usato quel palcoscenico per attaccare le politiche vessatorie contro le minoranze.

Luca Burini

Luca Burini

Giornalista

Nato a inizio estate 1987, volevo fare il cantautore. Poi la vita mi ha portato a sfogare la voglia di comporre altrove.

Noi italiani non siamo abituati. Sono pochi gli artisti nostrani che si schierano e che sfruttano i palchi mainstream per portare avanti le loro battaglie politiche. L’hanno fatto, tra gli altri, Fedez al Concerto del Primo Maggio, Ghali a Sanremo e Dargen D’Amico sia al Festival che a Domenica In. Ogni volta si è alzato un polverone ridicolo di polemiche che puzzano di censura. Perché sorprendersi? Siamo il Paese in cui una certa politica aveva fatto drammi per i nastrini e le spillette rainbow che avevano fatto la loro silenziosa comparsa all’Ariston durante l’edizione 2016 con l’obiettivo di sostenere il DDL Cirinnà sulle unioni civili. La verità sul ruolo degli artisti l’ha detta chiaramente Kehlani, trionfatrice ai Grammy 2026 in due categorie R&B: "Il nostro compito è riflettere i tempi. Abbiamo l’attenzione di tante persone. Dobbiamo sfruttarla saggiamente". Quello della cantante è solo uno dei tanti interventi politici andati in scena in quella che viene considerata la notte degli Oscar della musica. Un evento che già in passato ha dimostrato di sapere guardare al di là del red carpet puntando il dito contro le amministrazioni di turno.

Ai Grammy 2026 già il red carpet, con il suo must have, gridava: "Basta Ice"

Il profumo di contestazione si respirava già osservando gli outfit del red carpet. Pizzi e merletti, nude look e bla bla bla. Ma soprattutto un must have che urlava che, anche questa volta, il mondo del pop internazionale non sarebbe stato zitto e buono. Parliamo di una piccola e innocua spilletta bianca con scritto in nero "ICE OUT" che possiamo tradurre con il letterale "Ice fuori", ma anche con il più chiaro "Basta Ice". Non poteva essere altrimenti con l’ondata di proteste che ha contagiato gli Stati Uniti dopo che gli ufficiali dell’Immigration and Customs Enforcement hanno freddato due cittadini americani, Renée Good e Alex Pretti, a Minneapolis nel giro di pochi giorni.

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Bad Bunny fa la storia ai Grammy 2026 e attacca l’Ice. Gli fanno eco, tra gli altri, Billie Eilish e Olivia Dean

A puntare il dito contro le politiche vessatorie o, meglio, sanguinarie dell’amministrazione Trump nei confronti degli immigrati sono stati in tanti. Il momento più politico è stato il discorso di Bad Bunny che ai Grammy Awards 2026 ha fatto la storia: il suo Debí Tirar Más Fotos è il primo disco in lingua spagnola a vincere il premio Album dell’Anno. "Prima di ringraziare Dio, vorrei dire basta Ice. Non siamo selvaggi, non siamo animali, non siamo alieni: siamo umani. L’odio diventa più potente con l’aumentare dell’odio. L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore, quindi, per favore, dobbiamo essere diversi. Se combattiamo, dobbiamo farlo con amore", ha detto il cantante già da tempo nel mirino dei fanatici del Make America Great Again. Seguono la scia, tra gli altri, Olivia Dean (Miglior artista emergente), Shaboozey (due Grammy nelle categorie country) e Billie Eilish. La vincitrice del premio per la Canzone dell’anno con Wildflower, molto attiva sul tema anche sui social, ha incitato tutti a scendere in piazza e protestare. Poi la denuncia di Gloria Estefan che, con Raíces, ha vinto nella categoria Miglior album latino tropicale: "Quello che sta succedendo non è per niente un arresto di criminali. Parliamo di persone con famiglie che hanno contribuito al benessere degli Stati Uniti per decenni. Il Paese deve rimanere fedeli ai suoi principi democratici".

Donald Trump reagisce sui social e minaccia l’ennesima causa

L’allergia di Donald Trump nei confronti del dissenso è ormai nota. Nonostante i temi caldi di cui dovrebbe occuparsi, tra una premiere e l’altra del documentario Melania, il tycoon è corso sul suo social network Truth per sfogarsi: "I Grammy Awards sono il peggio, praticamente inguardabili!", ha scritto per poi minacciare, come di consueto, azioni legali nei confronti del presentatore Trevor Noah. Sorprende che il presidente degli Stati Uniti ancora si sorprenda di quanto il mondo della musica lo disprezzi. Eppure, a parte qualche volto irrilevante discograficamente da decenni e qualche cantante minore, artisti del pop e del rock gli hanno vietato di toccare le loro canzoni. Chi alle presidenziali non si è schierato con i dem, ha comunque condannato il suo programma. Fuori dal coro la sua nuova cheerleader Nicki Minaj che ha scoperto di venerarlo, dopo essere stata una sua detrattrice per anni. D’altronde che sarà mai perdere follower (anche famosi come Madonna), andare incontro a boicottaggi, quando il tycoon ti regala la "Trump Gold Card", quella particolare tipologia di visto che costa più di un milione di dollari?

Non è la prima volta che le politiche di Trump finiscono nel mirino degli artisti ai Grammy

Senza contare anche 12 mesi fa, nell’edizione 2025 dei Grammy, gli attacchi alle sue politiche si erano sprecati. Lady Gaga, Charli XCX e Chappel Roan si erano schierate dalla parte della comunità trans e queer, Shakira aveva parlato di immigrazione, mentre Alicia Keys si era spesa in favore dei programmi DEI (Diversità, Equità e Inclusione) che Trump e i suoi vorrebbero azzerare. Nel 2018 in uno sketch pre-registrato era comparsa anche l’arcinemica del tycoon Hillary Clinton. Insieme a John Legend, Cher, Snoop Dogg, Cardi B e DJ Khaled, la candidata alle presidenziali 2016 ha letto passaggi del best-seller di Michael Wolff Fire and Fury, libro particolarmente indigesto alla cerchia governativa. Inevitabile, anche in quell’edizione, l’accenno al tema dell’immigrazione con Camila Cabello e gli U2.

I Grammy 2017 tra i più critici nei confronti di Donald Trump

Tra le edizioni più politiche dei Grammy c’è sicuramente quella del 2017. Il conduttore James Corden inizia con una battuta su Trump, Busta Rhymes si scaglia contro il "divieto ai musulmani" e "il presidente arancio che perpetua tutto il male", Katy Perry si schiera dalla parte della senatrice dem Elizabeth Warren, l’attrice Laverne Cox invece esprime il suo supporto alle battaglie della comunità trans. Questo solo sul palco perché sul red carpet c’era anche chi indossava una giacca con la scritta "impeachment". Negli anni precedenti il palco dei Grammy aveva sposato cause come Black Lives Matter (nel 2016) e i matrimoni tra persone dello stesso (nel 2014). Tra i momenti più iconici, tornando ancora più indietro, atterriamo nel 2006 all’urlo "Rimandateli a casa!" di Bruce Springsteen che si riferiva all’amministrazione di George W. Bush.


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