Tim Curry: il genio sexy, mostruoso e inimitabile che ha cambiato il cinema per sempre

Tra il fascino sfrenato di Rocky Horror e il terrore viscerale di It, salutiamo l'attore che ha fatto dell'assoluta libertà espressiva la sua impronta immortale.

Andrea Aurora

Andrea Aurora

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SEO Specialist appassionato di cinema, tecnologia, collezionismo e cultura Pop. Amo unire analisi e creatività per raccontare storie digitali uniche.

Tim Curry: film, carriera, vita privata, malattia e morte

Tim Curry è morto il 25 agosto 2026 nella sua casa di Los Angeles, a ottant’anni. La notizia, confermata dalla sua storica manager e amica Marcia Hurwitz, è rimbalzata rapidamente sul web e ha lasciato un vuoto enorme in chiunque abbia amato il cinema capace di osare, di travestirsi, di far ridere e terrorizzare nella stessa serata. Perché se c’è una parola che riassume l’intera carriera di Tim Curry, è proprio questa: coraggio. Il coraggio di essere ridicolo e sublime, mostruoso e magnetico, spesso nello stesso identico ruolo.

Tim Curry, la vita di uomo partito da un paese del Cheshire fino ai palcoscenici di Londra

Timothy James Curry nasce il 19 aprile 1946 a Grappenhall, un piccolo paese della contea inglese del Cheshire, figlio di un cappellano metodista. La morte del padre, quando Tim aveva appena dodici anni, porta la famiglia a trasferirsi nel sud di Londra, ed è lì che il giovane Curry comincia a coltivare quello che sarebbe diventato il lavoro di una vita: si laurea in Drammaturgia e Letteratura Inglese all’Università di Birmingham. Il suo primo vero palcoscenico arriva nel 1968, quando entra nel cast della produzione originale londinese di Hair, il musical che in quegli anni è riuscito a scandalizzare e affascinare allo stesso l’intera Inghilterra. È lì, tra le fila di quel cast, che conosce Richard O’Brien – un incontro che, senza che nessuno dei due potesse ancora saperlo, avrebbe cambiato per sempre la storia del cinema..

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Frank-N-Furter, il momento in cui il cinema smise di avere paura della propria stranezza

Nel 1973 O’Brien mostra a Curry il manoscritto di un musical che sta scrivendo, un mix irriverente di vecchi film horror di serie B e fantascienza anni Cinquanta. Curry viene scritturato per il ruolo del dottor Frank-N-Furter nella produzione teatrale originale di The Rocky Horror Show, e due anni dopo lo riporta sullo schermo in The Rocky Horror Picture Show. È difficile, oggi, rendere giustizia a quanto fosse radicale quella performance nel 1975: un alieno transgenere, in calze a rete e corsetto, che canta, seduce e terrorizza chiunque gli capiti a tiro. Il tutto portato sullo schermo senza un briciolo di imbarazzo.

Il film, come a volte per i capolavori, venne inizialmente ignorato dalla critica ma trovò una seconda vita nelle proiezioni di mezzanotte che ne fecero, nel corso dei decenni, uno dei fenomeni di culto più duraturi nella storia del cinema. Frank-N-Furter è stato per intere generazioni di spettatori queer una delle prime immagini pubbliche in cui la trasgressione di genere veniva mostrata come potere, seduzione, gioia, piuttosto che come vergogna. Curry è stato semplicemnete perfetto! Interpretò il personaggio con un’intensità e una sicurezza che nessun altro, prima o dopo, è mai riuscito davvero a replicare.

Il clown che ha rovinato il sonno a un’intera generazione

E poi, con un cambio di registro che pochissimi attori avrebbero saputo gestire, Tim Curry è diventato l’incubo peggiore dell’infanzia di milioni di persone: Pennywise, il clown assassino della miniserie tv It del 1990, tratta dal romanzo di Stephen King. È quasi impossibile spiegare a chi non l’ha vissuto quanto quella performance abbia segnato la cultura popolare degli anni Novanta: Curry costruì un personaggio capace di oscillare, nel giro di una singola battuta, tra il grottesco comico da baraccone al puro terrore. Chi non ricorda il suo sorriso sotto quella maschera di trucco?

Quando anni dopo Hollywood decise di rifare It al cinema, l’ombra di quella interpretazione originale pesò su ogni scelta produttiva, un metro di paragone che il nuovo Pennywise avrebbe dovuto in qualche modo onorare.

Tim Curry era un vero camaleonte

Quello che rende la carriera di Tim Curry così unica è, a parer mio, l’incredibile ampiezza di registri che è riuscito ad attraversare senza mai sembrare fuori posto. È stato il maggiordomo Wadsworth nella commedia a incastri Indovina chi è l’assassino?, il pirata Long John Silver nel Muppet Treasure Island, il cardinale Richelieu ne I tre moschettieri del 1993, e persino uno dei villain comici di Mamma, ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York. Ha prestato la voce a Nigel Thornberry ne I Thornberry, diventando un pezzo dell’infanzia di un’altra intera generazione cresciuta con la sua voce inconfondibile uscire da un cartone animato invece che da un mostro sullo schermo. Pochissimi attori sono riusciti a essere contemporaneamente il volto della trasgressione queer più celebrata del cinema di culto e la voce affettuosa di un cartone per famiglie. Tim Curry ci è riuscito con una naturalezza che oggi, ripensandoci, sembra quasi incredibile.

La malattia

Nel 2012 un grave ictus e un conseguente intervento di neurochirurgia lo hanno lasciato paralizzato al lato sinistro del corpo e costretto su una sedia a rotelle per il resto della vita. Curry, però, non ha mai smesso di lavorare né di presentarsi in pubblico. Nel 2016 ha prestato la voce come narratore nel remake televisivo The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again, passando simbolicamente il testimone del ruolo che lo aveva reso celebre all’attrice transgender Laverne Cox.

Nel settembre 2025, durante una proiezione speciale del film che lo aveva reso una leggenda, ha parlato pubblicamente a prescindere delle proprie difficoltà motorie, mostrando lo stesso coraggio che aveva sempre messo nei suoi ruoli, questa volta senza copione né trucco di scena. Poche settimane prima della sua morte aveva pubblicato Vagabond, un memoir diventato immediatamente bestseller, una sorta di ultimo regalo ai fan che lo avevano accompagnato per oltre cinquant’anni di carriera.

Quello che resta oggi di Tim Curry

Tim Curry ha dimostrato, ruolo dopo ruolo, che non esiste vera contraddizione tra il ridicolo e il sublime, tra il mostruoso e il magnetico, tra l’essere presi sul serio e l’essere disposti a rischiare il ridicolo pur di raccontare qualcosa di vero. In un’epoca cinematografica che a tratti sembra aver paura di osare, patinata e che poco ha del teatro tradizionale, la sua eredità resta un promemoria prezioso: i personaggi che restano nella memoria collettiva per decenni non sono quasi mai quelli più prudenti, ma quelli interpretati da chi ha avuto il coraggio di gettarsi completamente dentro la propria stranezza. Frank-N-Furter continuerà a sedurre nuove generazioni nelle proiezioni di mezzanotte. Pennywise continuerà a far paura ai bambini che ancora non sono nati. E chiunque abbia amato davvero il cinema capace di rischiare, oggi, ha perso uno dei suoi ultimi, veri guerrieri. Lunga vita a Tim Curry.


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