House of the Dragon 3 apre col botto, ma un dettaglio fa infuriare i fan: perché sono stanchi della serie HBO

Il primo episodio della nuova stagione è una meraviglia per gli occhi tra draghi, battaglie navali e scontri tra colossali eserciti

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Non poteva aprirsi in modo migliore la stagione 3 di House of the Dragon, apprezzatissimo spin-off prequel di Game of Thrones, ma i fan hanno trovato comunque un dettaglio che ha generato non poche polemiche. Quella che sarà la penultima stagione della serie, che so chiuderà con la quarta, alza il sipario su uno dei momenti che i fan dei libri scritti da George R.R. Martin attendevano maggiormente: La Battaglia del Condotto. Uno scontro fondamentale nella guerra tra Verdi e Neri, ma che comporta un’esoso costo in termini di vite umane. Ovviamente ci saranno spoiler sull’episodio, quindi se non lo avete ancora visto leggete ritenendovi avvisati.

House of the Dragon 3: un episodio 1 quasi perfetto

Senza soluzione di continuità, il primo episodio della terza stagione di House of the Dragon si apre esattamente dove si era conclusa la seconda. Alicent torna ad Approdo del Re dopo la missione segreta a Roccia del Drago, trovando un Aemond se possibile ancora più folle di quello che aveva lasciato. Dal canto suo, Rhaenyra è convinta delle parole dell’amica e, nonostante gli ammonimenti del figlio Jace, si organizza per volare sulla capitale è prenderla con la forza, convinta che il secondo genito di Alicent sarà impegnato ad Harrenhall. Cosa che così non è, però.

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Nel mentre, le forze navali di Corlys Velaryon e di suo figlio Alyn si stanno dirigendo verso il Condotto, dove ad aspettarli c’è la Triarchia guidata dalla comandante Sharako Lohar. La trappola tesa dai Verdi grazie all’accordo strappato da Tyland Lannister è scattata e la battaglia appare inevitabile. Larys Strong e Aegon II scappano dal castello di Approdo del Re, ma vengono intercettati dalle forze dei Neri. Daemon si ricongiunge con le forze degli Stark scesi da nord e Jace, contro il volere della madre, parte per aiutare Corlys al Condotto, portando con sé Baela e i rispettivi draghi. Una mossa che gli costerà carissimo.

Azione, fuoco e draghi, ma il dramma comincia a pesare davvero

C’è davvero poco da imputare a questo primo episodio. La puntata, della durata di circa 60 minuti, è tutto ciò che deve essere un buon primo episodio. Riprende con coerenza i fili lasciati dalla conclusione della stagione precedente, introduce nuove linee narrative e porta avanti le trame di quasi tutti i personaggi principali, in un modo o nell’altro. Molto buona la gestione del tempo dedicato a ogni attore impegnato nella contesa, con la "palla" che rimbalza da un lato all’altro di Westeros mostrandoci un pezzetto alla volta. Certo, la mancanza di un riassunto dopo oltre due anni dalla stagione precedente crea una piccola sensazione di straniamento nei primi minuti, ma è tutto sommato risolvibile. Questo primo episodio, per altro, mostra un dettaglio abbastanza importante. La terza stagione, almeno in apparenza, riporta i personaggi a incontrarsi tra di loro, risolvendo uno dei problemi maggiori dello scorso ciclo di episodi.

Dal punto di vista tecnico, la produzione si conferma su altissimi livelli. Navi in fiamme, draghi che dominano il cielo e una messa in scena imponente dimostrano ancora una volta quanto HBO continui a investire nella componente spettacolare. La Battaglia del Condotto si setta come uno dei momenti più spettacolari della serie e conferma quanto le grandi battaglie siano tenute in considerazione nell’economia della produzione, sin dai tempi di Game of Thrones. Ciò che però fa storcere il naso è il generale e persistente senso di malinconia che permea il racconto. A differenza di Game of Thrones, in cui le vittorie spesso regalavano momenti (seppur in apparenza) di gioia, qui ogni conquista lascia dietro di sé solo ferite. Ed è così che sì, i Neri riescono a respingere al Condotto le forze della Triarchia, che perde il suo ammiraglio e un numero imprecisato di navi e di uomini. Ma Jace perisce nello scontro, anche per via Rhaena Targaryen, che arriva sul luogo in groppa a uno scatenato Ladro di Pecore, che finisce per seminare distruzione in eguale misura tra le file di Velaryon e tra quelle della Triarchia. A questo si aggiunge la sparizione di Corlys Velaryon, inghiottito dalle acque del Condotto dopo aver assistito inerme al sacco del suo castello da parte delle forze della Triarchia.

E se la serie finisse per appiattirsi?

La guerra non viene mai celebrata come spettacolo eroico, ma raccontata come un meccanismo destinato a divorare chiunque vi partecipi. Ogni successo porta con sé perdite irreparabili, e ogni personaggio sembra sempre più consapevole di combattere una guerra che nessuno può davvero vincere. Si tratta di una scelta narrativa decisamente coerente, ma porta con sé un pericolo. Quasi tutti i protagonisti sembrano vivere in uno stato di rassegnazione permanente, rendendo difficile trovare qualcuno per cui tifare davvero. La tragedia diventa il tono dominante e, a lungo andare, rischia di togliere spazio anche ai momenti che dovrebbero sorprendere. Si rischia, quindi, di ricadere in un pericoloso circolo di appiattimento emotivo e di mancanza di coinvolgimento.

Già Game of Thrones ci aveva insegnato che con Martin di mezzo non è mai consigliabile affezionarsi troppo a un personaggio. Una regola confermata in parte anche da Il Cavaliere dei Sette Regni e, come già detto, da House of the Dragon. Ma questo andazzo potrebbe finire per rivelarsi una lama a doppio taglio.


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