Non è più Harrison Ford: Hollywood lo ha rifatto da zero (come con Robert De Niro)
Il richiamo della foresta è l'ultimo film in cui l'attore era davvero "umano": poi è iniziata la corsa al de-aging digitale che ha cambiato tutto (e non in meglio)

Immaginate di rivedere Il richiamo della foresta oggi, sapendo che Harrison Ford è diventato, quasi senza volerlo, il volto simbolo del de‑aging digitale. Nel film del 2020 recita accanto a un cane completamente ricreato al computer, e già lì si intuiva che Hollywood stava iniziando a circondarlo di pixel. Poi, negli anni successivi, quella direzione è diventata un’autostrada: lo hanno ringiovanito, levigato, ricostruito, ridoppiato… A volte sembra che di Ford gli sia rimasto soltanto il nome, quasi fosse un brand.
Harrison Ford è diventato un esperimento digitale
Il caso più evidente è Indiana Jones e il Quadrante del Destino, il quinto e ultimo capitolo della saga uscito nel 2023 e sequel di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Vent’anni fa avremmo parlato di trucco, oggi parliamo di algoritmi che gli rimettono letteralmente addosso il volto che aveva ai tempi de I predatori dell’arca perduta. E lui, quando gliel’hanno chiesto, ha sempre risposto con quella sua ironia asciutta: "È la mia faccia. Solo… più giovane". Il de‑aging cui è stato sottoposto si basava su tutto il materiale d’archivio che Lucasfilm possiede su di lui.
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Entra nel canale WhatsAppNel 2023, alla conferenza di presentazione a Cannes, ha rincarato la dose: "Non è Photoshop. È quello che sembravo 35 anni fa", aggiungendo che non prova nostalgia per quella versione di sé. "Non guardo indietro dicendo: vorrei essere quel tipo di nuovo. Perché non lo voglio. Sono felice dell’età che ho". Fa un certo effetto sentirlo parlare così, in un’industria che passa metà del tempo a cancellare le rughe e l’altra metà a fingere che non esistano.
L’ultimo paradosso: un mostro di CGI per l’universo Marvel
E mentre lo ringiovaniscono digitalmente, gli affidano anche ruoli che sembrano una sfida alla logica. In Captain America: Brave New World interpreta Thunderbolt Ross, destinato a diventare Red Hulk. Provate a immaginare la scena: Harrison Ford, ottant’anni suonati, trasformato in un colosso rosso di CGI. L’uomo più allergico ai fronzoli digitali che diventa un personaggio che esiste solo grazie ai fronzoli digitali.
Il precedente più famoso: The Irishman
E non è solo Ford. Già qualche anno prima Hollywood aveva iniziato a trattare gli attori come materiale da laboratorio, e il caso più clamoroso resta quello di Robert De Niro in The Irishman. Per ringiovanirlo di decenni, nel 2019 Netflix ha usato un sistema di de‑aging che ha trasformato un uomo di quasi 80 anni in un gangster trentenne, senza tute da motion capture ma solo con una batteria di telecamere puntate in faccia. Il risultato? Tanto impressionante quanto straniante: un volto giovane che si muove con il corpo di un uomo che giovane non lo è più (e si vede).
Harrison Ford vuole invecchiare, ma Hollywood non ci sta
Ma torniamo a Il richiamo della foresta. Nel film Ford interpreta un uomo segnato, uno che non ha bisogno di sembrare più giovane per funzionare. È forse l’ultimo Ford "naturale" prima dell’era in cui la sua immagine è stata presa, duplicata, stirata e rimessa in circolo. Alla fine, il punto è semplice: Hollywood ha ancora bisogno del Ford anni ’80, ma lui non ha più bisogno di Hollywood.
