Grande Fratello Vip, pagelle semifinale: Selvaggia Lucarelli letale (9), Mussolini inciampa (4). Ma la Manzini frega tutti (7)

Le pagelle della semifinale del Grande Fratello Vip su Canale 5: promossi e bocciati senza sconti nella diretta del 15 maggio 2026

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Le pagelle della semifinale del Grande Fratello Vip su Canale 5. Promossi e bocciati della diretta del 15 maggio 2025 con Ilary Blasi, Selvaggia Lucarelli e Cesara Buonamici. Chi è salvo e chi no dopo gli scontri degli ultimi appuntamenti?

Pagelle Grande Fratello Vip: top e flop della semifinale del 15 maggio 2026 su Canale 5

Selvaggia Lucarelli, insegnaci l’arte di asfaltare: voto 9. L’opinionista ha opinionato. E pure benissimo. Ma questa, ormai, non è più una notizia. Il modo in cui ha smontato la versione di Francesca Manzini sulla loro presunta collaborazione professionale meriterebbe un master universitario in "come demolire qualcuno restando perfettamente lucidi". Il reality Mediaset si conferma il suo habitat naturale: il posto dove riesce a tirare fuori la versione migliore di sé davanti al grande pubblico. Tagliente? Sempre. Perfida? Molto meno di quanto racconti la sua reputazione. Ed è qui che sta la differenza. I suoi giudizi hanno una qualità rarissima in tv: sembrano davvero pensati, non costruiti per fare la clip virale del giorno dopo. E il fatto che si sia persino ricreduta su Alessandra Mussolini, che ai tempi di Ballando con le Stelle era il suo bersaglio preferito, dimostra che sa cambiare idea senza trasformarlo in uno show. Se un giorno dovessero registrare il marchio dell’opinionista perfetta, il logo avrebbe già nome e cognome pronti.

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Raul Dumitras: da comodino a "scomodino". Voto 8,5. Quando è stato annunciato nel cast del Gf Vip, il pensiero collettivo era più o meno questo: il classico belloccio uscito dall’universo di Maria De Filippi, uno che campa di presenza scenica, monosillabi e follower facili. E chi dice il contrario probabilmente sta mentendo. Raul Dumitras invece, puntata dopo puntata, ha fatto la cosa più difficile dentro un reality: ribaltare la percezione senza costruirsi un personaggio finto. Ha giocato, sì, ma senza trasformarsi nel solito stratega da confessionale o nel manipolatore da dinamica tossica. All’inizio sembrava un comodino piazzato in salotto. Poi, lentamente, è diventato "scomodino": uno che entra nelle dinamiche, si espone e soprattutto lascia il segno. Un diesel puro, sicuramente aiutato da un’edizione prolungata che gli ha dato il tempo di carburare. Ma alla fine conta questo: il percorso e il suo, contro ogni previsione iniziale, è stato uno dei più credibili e puliti della stagione. Finale o non finale, il posto conquistato se l’è preso tutto.

Francesca Manzini ha capito come funziona: voto 7. Esagerata? Sì. Egoriferita? Anche. A tratti persino bugiarda? Probabile. Ma una cosa va detta senza girarci troppo intorno: contro ogni previsione iniziale, Francesca Manzini è stata una delle concorrenti più rilevanti di questa edizione del Gf Vip. Non è la più amata, ma sicuramente una di quelle che hanno capito meglio il meccanismo. Perché nel reality moderno non vince chi è perfetto: vince chi riesce a diventare racconto. Lei, nel bene e nel male, ci è riuscita benissimo. Resteranno impressi i suoi mille mestieri raccontati con la precisione di un curriculum LinkedIn scritto alle tre di notte, i tecnicismi infilati in ogni discorso e soprattutto questa love story dal sapore molto Pamela Prati: stessa atmosfera surreale, ma con Washington al posto di Mark Caltagirone. E mentre molti entrano nei reality rischiando di uscirne "bruciati" televisivamente, lei sembra aver fatto l’operazione opposta: usare il programma come trampolino. La sensazione è che il post-reality, soprattutto in casa Mediaset, per lei sia già apparecchiato.

Gf Vip 15 maggio 2026: i bocciati della semifinale su Canale 5

Raimondo Todaro: questo non è Amici. Voto 5. Il problema sembra essere sempre lo stesso: non ha ancora capito in quale programma si trovi. Tra Amici di Maria De Filippi e Ballando con le Stelle il passo è breve, ma qui siamo al Grande Fratello Vip. La differenza, in termini di dinamiche, è tutto fuorché secondaria. Todaro resta incastrato nel suo passato televisivo, come se la casa fosse una sala prove e non un reality. Ci si aspettava un profilo più incisivo, capace di spostare equilibri, creare tensioni, lasciare impronte. Invece, il contributo è rimasto piuttosto scolastico. Poi c’è il "peso specifico" delle dinamiche: la costante vicinanza con Francesca Manzini, che finisce per catalizzare gran parte della sua visibilità, lo schiaccia ulteriormente in un ruolo secondario. Il risultato? Un concorrente che avrebbe potuto essere una variabile interessante e che invece resta sullo sfondo. Al Grande Fratello, si sa, il nulla cosmico non è mai una strategia vincente.

Alessandra Mussolini tra latte e protesi: voto 4. Resta un personaggio potenzialmente perfetto per un reality: imprevedibile, teatrale, pieno di contraddizioni: una miniera d’oro narrativa. Il problema è che, a un certo punto, la miniera sembra essersi esaurita. Alessandra Mussolini appare intrappolata in un loop televisivo da cui non riesce (o non vuole) più uscire. Sempre gli stessi gesti, gli stessi tempi, la stessa energia che ormai somiglia più a un rituale che a una sorpresa. Per la semifinale si è spinta su territori surreali: cuscino infilato nel vestito per simulare un fondoschiena alla Kardashian, balletto d’ordinanza e immancabile bicchiere di latte nei primi dieci minuti di diretta. Un trittico ormai riconoscibile quanto prevedibile. Ed è proprio qui il punto: da un personaggio della sua esperienza televisiva ci si aspetterebbe evoluzione, non ripetizione. Dopo oltre due mesi, invece, la sensazione è quella di un copione sempre uguale, consumato fino all’ultima pagina. E in un reality, quando sparisce l’imprevisto, resta solo il déjà-vu.

Renato Biancardi: quando accento e baffo non bastano. Voto 3,5. Sembra la versione discount di Stefano De Martino: stesso mood da guappo televisivo, stesso charme partenopeo studiato al millimetro, ma con molto meno carisma e decisamente meno presenza scenica. Che poi i due siano anche amici rende il paragone ancora più inevitabile. Probabilmente Renato era convinto che bastassero l’accento napoletano, la simpatia forzata e il personaggio da piacione leggero per arrivare al pubblico. Peccato che dentro un reality, dopo due settimane, la maschera si consumi e sotto, nel suo caso, è rimasto pochissimo. Nemmeno la dinamica con Lucia Ilardo, che teoricamente avrebbe dovuto dargli spessore narrativo, è riuscita a renderlo davvero centrale o interessante. Anzi: più cercava di emergere, più sembrava scivolare sullo sfondo. Non esiste il manuale del concorrente perfetto, questo è chiaro. Ma esistono i casting sbagliati. E Renato Biancardi, televisivamente parlando, è sembrato proprio questo: un esperimento mai davvero riuscito.


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