Grande Fratello Vip, pagelle: Marina La Rosa Miss Eleganza (9), Muller cocco di mamma (6), Di Pietro nel Paese delle Meraviglie (4)

Marina La Rosa regina di eleganza, Andreas Muller resta il comodino buono e Carmen Di Pietro sembra vivere nel Paese delle Meraviglie: ecco le pagelle della quinta puntata del Grande Fratello Vip

Giusy Palombo

Giusy Palombo

Giornalista e content creator

Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Al Grande Fratello Vip non basta entrare nella Casa per conquistarsi una promozione. C’è chi osserva, chi gioca, chi si nasconde e chi, invece, riesce a prendersi la scena senza nemmeno provarci. Allora, puntata dopo puntata, è arrivato il momento di mettere ordine nel caos: le pagelle del GfVip. Voti, promossi, bocciati e soprattutto definizioni rigorosamente non richieste, ma assolutamente necessarie. Perché in questa Casa non tutti hanno lo stesso peso televisivo e qualcuno, diciamolo, avrebbe fatto meglio a restare sul divano. Ecco chi ha brillato nella quinta puntata, chi ha asfaltato e chi, invece, ha fatto rimpiangere il telecomando.

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Marina La Rosa è la diva che ci meritiamo. Voto 9. Intelligente, forte, ma anche fragile e profondamente umana. E forse è proprio questa la sua forza. Per anni è sembrata quasi sguazzare nell’etichetta di "gatta morta" che le era stata appiccicata addosso quando entrò nella Casa, nella primissima edizione del Grande Fratello. Oggi, invece, ha spiegato a caratteri cubitali una cosa semplicissima: non è bello affibbiare a una donna un’etichetta del genere e costringerla a portarsela dietro per decenni. Marina è una delle poche ad aver capito davvero certi meccanismi. Soprattutto ha capito che non serve urlare per farsi sentire. Il suo modo di parlare, suadente, pacato, sensuale, è il suo. Nessuna sovrastruttura, posa o necessità di trasformarsi in qualcun’altra per stare dentro al gioco. Quando decide di colpire, colpisce. Se dovessero aggiungere una nuova immagine alla definizione di "asfaltare", ci sarebbe probabilmente un suo primo piano. Marina La Rosa potrebbe essere già pronta per la sua prossima vita televisiva: opinionista, sì, ma non per forza al Grande Fratello. Ovunque ci sia bisogno di garbo, dialettica e di qualcuno capace di dire una cosa scomoda senza trasformarla in una rissa, lei avrebbe qualcosa da dire. Iconica.

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Alex Belli è il "mai più senza". Voto 8. La voce baritonale. Le massime da frate indovino. L’orecchino lungo. Gli occhi chiari. Ma se non è Alex Belli l’inquilino perfetto per un Grande Fratello Vip, chi dovrebbe esserlo? È trash a palate, certo. Ma è anche quel giusto pizzico di strategia che, in un reality del genere, non guasta mai. Anzi. Belli sa perfettamente dove si trova e, soprattutto, sa come starci. Non è un caso che il momento più alto della puntata sia stato proprio il suo confronto con Marina La Rosa: frecciatine di una classe disarmante, lanciate con una naturalezza che in questa Casa sembra merce rarissima. Nessun bisogno di alzare la voce, niente sceneggiate: due professionisti del reality che si sono riconosciuti a distanza. Sarà anche la sua seconda volta nella Casa, ma che botta di esperienza. In un’edizione piena zeppa di novellini che, a tratti, sembrano fare fatica persino a mettere insieme una frase di senso compiuto, Alex Belli ci sta benissimo. Anzi, diciamolo: in questo Grande Fratello Vip, Belli non è un riciclo. È una garanzia.

Andreas Muller, il comodino buono. Voto 6. Andreas Muller resta un comodino. Fino a questo momento avrà pronunciato sì e no un paio di frasi in croce. La sua figura televisiva, per ora, sembra quasi uno starter pack: Amici, Veronica Peparini e poco altro. Di sostanza, almeno dentro la Casa, se n’è vista ancora poca. Ma nella quinta puntata qualcosa è cambiato: la sorpresa della mamma e il rapporto con il fratello Manuel hanno tirato fuori il Muller che finora non avevamo visto. Un figlio presente, un fratello che non ha dimenticato le proprie radici e che, soprattutto, sembra rappresentare un vero porto sicuro per la sua famiglia e per quel fratello che con lui condivide la passione per la danza. La malattia, le difficoltà, le lacrime. Poi l’amore, quello familiare, che magari non risolve tutto, ma alla fine una toppa riesce quasi sempre a metterla. Insomma, comodino sì, ma almeno è un comodino buono. Non urla, non provoca, non cerca la rissa e non sembra avere alcuna intenzione di diventare il protagonista a tutti i costi. Per ora, però. Perché al GfVip anche i comodini, prima o poi, possono iniziare a muoversi.

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Carmen Di Pietro come Alice. Voto 4. La Di Pietro ha costruito negli anni un personaggio sulla svampitaggine, sulle uscite sopra le righe e su quella perenne aria da "scusate, cosa mi sono persa?". Il problema è che, a forza di interpretarlo, ormai non si capisce più dove finisca il personaggio e dove inizi Carmen. Allora diventa difficile credere fino in fondo che ci sia un reale interesse per Danto e che possa davvero ingelosirsi quando lui si lascia andare a qualche massaggio con le altre inquiline. Così come diventa difficile prendere sul serio una discussione quando, davanti a una domanda scomoda, la risposta è un’improvvisa performance canora. Cantare per svicolare è certamente una strategia. Ma anche troppo comoda. Se non sai cosa rispondere, canti. Se non vuoi affrontare l’argomento, canti. Se la situazione si fa scomoda, ancora meglio: un acuto e passa la paura. Solo che chi guarda da casa, alla lunga, potrebbe anche perdere la pazienza. Non è più il tempo della Carmen sempre uguale a se stessa? Probabile. Perché evolversi non significa tradire il proprio personaggio, ma dimostrare di avere ancora qualcosa di nuovo da raccontare. Restare sempre sulla stessa linea, invece, rischia di trasformare Alice in un personaggio rimasto per sempre nel Paese delle Meraviglie.

Jonathan Kashanian, il volpone col cappello. Voto 3. Jonathan si spaccia per esperto di moda e buone maniere, ma sotto quei cappelli impeccabili si nasconde un volpone di quelli veri. Di quelli che sorridono mentre stanno già studiando dove piazzare il colpo. Osserva, scruta, giudica e, quando serve, affonda. Kashanian ha capito perfettamente come si gioca e, soprattutto, vuole vincere. Per riuscirci sembra disposto persino a sporcarsi i suoi candidi vestiti firmati. Il problema è che quando indossi una maschera, anche se la porti con una certa eleganza, il rischio che cada è sempre dietro l’angolo. E la sua, prima o poi, cadrà. Eccome se cadrà. Poi c’è un dettaglio che non possiamo ignorare: quel tono di voce che dopo un po’ mette alla prova anche la pazienza dei santi e un atteggiamento che, almeno per ora, ha ben poco di simpatico. Nell’edizione dei grandi ritorni e dei super ricicli, Jonathan è sicuramente uno di quelli che ci chiedevamo se fosse davvero necessario riciclare. Volpone, sì. Ma sgamato.


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