Gli occhi degli altri al cinema, Jasmine Trinca: "Ho messo il mio corpo a servizio del racconto e di una femminilità controversa"

L'attrice è protagonista del nuovo film di Andrea De Sica, in sala dal 19 marzo, liberamente ispirato al caso di cronaca italiano più scandaloso del '900, quello dei marchesi Casati Stampa

Valentina Di Nino

Valentina Di Nino

Giornalista

Romana, laurea in Scienze Politiche, giornalista per caso. Ho scritto per quotidiani, settimanali, siti e agenzie, prevalentemente di cronaca e spettacoli.

Un film coraggioso, che va a mettere mano in una materia incandescente, il più scandaloso caso di cronaca italiano del ‘900. "Gli occhi degli altri", il nuovo film di Andrea De Sica è teso, ruvido e coraggioso e si ispira liberamente al caso dei Marchesi Casati Stampa: lui, che nel film si chiama Lelio è interpretato da Filippo Timi ed è uno degli uomini più ricchi e potenti nell’Italia a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, lei che nel film si chiama Elena, e nella realtà si chiamava Anna, è interpretata da Jasmine Trinca. Una storia d’amore travolgente, iniziata con una passione totale e che poi deraglia nel possesso fino al tragico epilogo che tutti sanno. Un film in cui i due protagonisti si mettono a nudo in tutti i sensi, una prova di coraggio, oltre che di bravura, soprattutto per Jasmine Trinca capace di calarsi nei panni scomodissimi di una donna che all’epoca, pur essendo stata uccisa dal marito, venne giudicata in modo spietato per il menage che conduceva con il marito, libero e trasgressivo.

Un’interpretazione coraggiosa, quella di Jasmine Trinca che del suo controverso personaggio dice: "Elena è una donna libera, che si infila dentro una relazione che lei stessa sceglie. Però, chi di noi è davvero libero dal costrutto sociale? Lei per esempio, è una donna di umili origini che ha assorbito l’idea che nella vita, per poter esistere, doveva "sposarsi bene". Dentro questa dinamica romantica – e ricordiamoci che il romanticismo può essere all’origine di molti mali – bisogna fare una distinzione tra quello che è moderno e quello che non lo è. Queste pratiche sessuali avevano di moderno il fatto di guardare senza moralismo alla sessualità, mentre lo sguardo prevaricante di quest’uomo è tutto tranne che modernità, è qualcosa che viene da lontano e che ha a che fare con il potere e con dinamiche che vediamo continuamente applicate ancora oggi".

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A chi le chiede quanto coraggio ci è voluto a mettersi i panni anzi, più che altro a stare spesso senza i panni, di Elena, l’attrice risponde:"Coraggiosa? Ma neanche tanto. Io sono certa che mi sarei sottratta a un racconto di questo tipo, se non avessi incontrato questa scrittura e un regista che ha portato in questa storia uno sguardo che è anche il mio e una idea così chiara e netta. Se non ci fossero stati questi elementi io questo film non l’avrei fatto perché qui ci prendiamo un grandissimo rischio. E non parlo solo dell’esposizione del mio corpo, parlo soprattutto della sostanza del racconto".

Ma l’esposizione del corpo c’è, è continua, ed è un elemento narrativo centrale, come conferma Jasmine Trinca: "Sì, in effetti anche l’esposizione del mio corpo non è stata facile, ma io penso che è ora che io utilizzi il mio lavoro per incarnare qualcosa. Spesso ho voluto incarnare un femminile potente, un femminile diverso, ora che sono più grande mi sono detta: ‘è il caso anche di incarnare un femminile controverso, prendendomi anche il rischio di sbagliare".

E racconta anche come è stato lavorare in una storia così particolare con il partner in scena, ovvero Filippo Timi:"Questo film è stata un’esperienza particolare, i nostri corpi, il mio in particolare erano tanto esposti, ma è successa una cosa strana mentre giravamo, il mio corpo reagiva a quello che stava succedendo e in qualche modo anche con Filippo era come se i nostri corpi fossero un corpo unico. Lui è stato incredibilmente protettivo, ma non una protezione all’antica, tipo far west: il suo corpo era il mio corpo, la nostra nudità era complice, anche se poi nel racconto dovevamo portare una nota molto diversa. E questo secondo me, poi nel film, ha portato un’autenticità inaspettata. Il mio corpo, nel bene e nel male provava le cose, il disagio profondo, ma anche una forma di potenza. Il nostro corpo si è messo al servizio del racconto".

Ma questa storia cos lontana, datata l’alba del 1970, è in realtà molto attuale:"Se ci si ferma a pensare, ancora oggi i potenti cadono sempre sul sesso, o grazie a una donna che punta loro il dito contro e svela cose nascoste, smaschera. Nel nostro caso si tratta di una donna che, a un certo punto, sceglie di uscire da dinamiche di potere e lo paga con la vita".

Filippo Timi invece, racconta cos il suo marchese: "Il mio personaggio, con il suo sguardo ha l’arroganza di creare la realtà, una realtà di cui fa parte un essere umano, che lui però vede come una creazione del suo sguardo, un’immagine, e un’immagine è calpestabile. Un’immagine che non è reale, e quando si discosta da questo quadro, questo mondo così creato, si può eliminare".

"Questa storia è una sorta di oggetto pagano, che aveva una buia attrattiva, una storia controversa che sono molto contento di essere riuscito a portare sullo schermo ", spiega, orgoglioso, il regista, Andrea De Sica. "Anche se è una storia del passato, le cronache dei giorni nostri risuonano dentro questa vicenda. Questa storia ha svelato quello che c’era dietro una coppia ricca e potente. Siamo entrati in un terreno scivoloso, ma con la volontà di entrare in questa verità. E’ un incubo mediterraneo sotto il sole di mezzogiorno, ho scoperto questa storia arrivando in barca all’isola di Zanone, e poi ho fatto ricerche, entrando nel mondo della nobiltà incontrando chi aveva conosciuto i marchesi e poi ho incontrato i figli di quelli che hanno lavorato per loro. Da l ho cercato di entrare nel modo più primitivo e istintivo possibile, senza psicologizzare i personaggi per evitare di giudicarli. Noi guardiamo alla sferzata che trasforma la storia d’amore in qualcos’altro".

Gli Occhi degli Altri esce nei cinema giovedì 19 marzo.


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