Giuseppe Giacobazzi: "Lavoravo nella moda, con Zelig una notorietà improvvisa. Oggi c'è una nuova ondata di comicità anglosassone, più scurrile"
Giuseppe Giacobazzi è tornato in tv con lo show Osteria Giacobazzi, a partire dall'11 settembre sul Nove alle ore 21.30

Comico e volto tra i più amati della satira di costume italiana. Giuseppe Giacobazzi torna sul piccolo schermo e sceglie Nove per il suo nuovo progetto, Osteria Giacobazzi, in onda in prima tv assoluta ogni venerdì alle ore 21.30. Un programma che unisce il ritmo dello spettacolo al clima informale del ritrovo popolare, cioè quello delle tradizionali e storiche osterie romagnole.
In questa intervista a Libero Magazine, Giacobazzi ci porta dietro le quinte del nuovo show, ripercorrendo le tappe fondamentali del suo percorso e raccontando curiosi retroscena sul programma che lo ha visto esordire nel piccolo schermo, Zelig.
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Entra nel canale WhatsAppL’osteria è da sempre il luogo del racconto, del vino e delle chiacchiere senza filtri. Quanto di vero c’è nell’atmosfera che vedremo sul Nove rispetto alle vere osterie romagnole della tua vita?
Non andiamo molto lontano, anche se le osterie della mia vita si collocavano in un ambiente un po’ diverso rispetto ai tempi tecnici televisivi. Non c’era uno spazio che poteva essere interrotto, non c’erano pause di attesa. Il clima è però abbastanza simile: c’è la voglia di prendersi in giro, di non prendersi troppo sul serio, di scherzare per esorcizzare tutto quello che ci circonda. Succede quello che succedeva all’epoca, quando avevamo 20 anni.
I telespettatori riusciranno a cogliere la spontaneità dell’osteria nel tuo show?
Portiamo, ormai da un anno, questo format in giro per i teatri d’Italia e sono rimasto colpito dalle critiche positive che ho ricevuto. Ho capito che anche molti giovani, passati per Bologna, hanno colto la filosofia delle osterie romagnole, che sono sempre stati una tradizione incredibile. Chi ha vissuto in quel periodo se lo ricorda benissimo, chi non l’ha vissuto sente questa voglia di portare la comunicazione su un altro livello. Ad essere cambiato, in tutti questi anni, è stato sicuramente il modo di comunicare: oggi è un po’ più virtuale, all’epoca era vis à vis.
Una comunicazione che è andata via via perdendosi…
Molte volte le interazioni personali implicano l’attesa. Sono cambiati i tempi e bisogna adeguarsi a quello che capita con giudizio, senza esagerare in un modo o nell’altro.
In un’epoca di format televisivi super strutturati e ritmati al secondo, come si porta in TV la spontaneità tipica di una tavolata tra amici?
C’è stata qualche difficoltà, perché in tv bisogna sottostare a certe regole imposte da Discovery. Ad esempio, abbiamo fatto leggere loro i testi e per me è stato un po’ più complicato perché, quando è stato scritto lo spettacolo, non abbiamo seguito la scaletta ma siamo stati molto spontanei. Abbiamo creato questo modo di fare show e non potremmo riuscire a seguire un copione. Siamo semplicemente un gruppo di cialtroni che si prendono in giro su un palcoscenico.
Qual è l’ingrediente che non deve mai mancare per far ridere la gente oggi?
La non costruzione di quello che fai, il raccontare la propria vita. Io non sono un battutista, sono un raccontatore e ho sempre raccontato la mia vita. In questo modo creo empatia con le persone che vengono a vedermi, perché le stupidaggini che ho fatto io le hanno fatte anche gli altri. Mi sento quindi complice e parte integrante del mondo che racconto, ed è bello. Fa bene a me e fa bene al pubblico.
Passare dai palchi dello stand-up e di Zelig alla "gestione" di un’osteria televisiva: com’è cambiato il tuo ruolo in tv?
All’epoca di Zelig, ho improvvisamente avuto una grande notorietà. Nonostante questo, sono rimasto fedele a quello che volevo fare, ossia il teatro. Sono riuscito a cambiare il mio personaggio, perché all’inizio era portato all’estremo sia come abbigliamento che come inflessione. Mi sono però accorto che, svecchiandomi e tirandomi via questi abiti, potevo tranquillamente raccontare la mia vita. Pian piano abbiamo scritto gli ultimi cinque spettacoli e il teatro mi ha dato una soddisfazione esagerata. Mi ci riconosco al 100 per cento: quando sono in teatro, sono a casa. Ho iniziato il percorso della comicità come hobby, non pensando che sarebbe diventato un giorno il mio lavoro, e pian piano sono riuscito ad ottenere una credibilità teatrale. Con il tempo ho trovato la mia dimensione.
Zelig è stato per te un grande trampolino di lancio. Che ricordo hai di quel periodo e come si gestisce il passaggio improvviso dai locali della riviera ai primetime televisivi?
Sono rimasto stupito, non me lo aspettavo. Zelig Off faceva 2 milioni e 600 mila ascolti in seconda serata su Italia 1. Sono passato poi a fare due puntate di Zelig su Canale 5, e alla fine sono arrivato agli Arcimboldi con otto puntate e picchi di ascolti strepitosi. All’inizio mi sono sentito disorientato, perché Zelig era qualcosa di eccezionale all’epoca. Fortunatamente, sono però arrivato ad avere questa notorietà da adulto. Quando hai passato i 30 anni, hai sicuramente una maggiore consapevolezza, oltre che i piedi per terra. All’epoca lavoravo nel mondo della moda, ho abbandonato quel lavoro per lanciarmi nella precarietà, ma fortunatamente è andata bene.
Che clima si respirava dietro le quinte con Claudio Bisio, Vanessa Incontrada e tutti gli altri colleghi?
Io ho sempre dichiarato che avrebbero dovuto piazzare le telecamere dietro le quinte. Ci prendevamo in giro a vicenda; chi era permaloso, non poteva entrare in quell’ambiente. Ci sono state delle serate super divertenti e abbiamo anche bevuto tanto (ride n.d.r.).
Com’è cambiato invece il mondo della comicità negli anni?
Oggi c’è questa nuova ondata di comicità anglosassone, più scurrile e violenta, anche se i temi sono rimasti quelli. Sicuramente è cambiato il modo di esprimersi, ma anche il modo di fare pratica. All’epoca c’erano i locali che davano l’opportunità ai giovani di farsi conoscere, ma adesso questa realtà non c’è più. Oggi ci sono i social, un mezzo perfetto per farsi pubblicità.
Ricordiamo anche l’esplosione delle stand-up comedy…
Esatto. Ognuno ha il suo stile, io ho cercato il mio senza cercare di copiare qualcosa di già esistente. Chiaramente non puoi piacere a tutti; se vuoi piacere a tutti, alla fine non piaci a nessuno e non sei te stesso.
Nove negli ultimi anni è diventata la casa di una comicità e di un intrattenimento molto trasversali e liberi. Cosa ti ha convinto che questo fosse il canale e il palcoscenico giusto per la tua Osteria?
Loro sono venuti a vedere il mio spettacolo a teatro, mi hanno invitato a Only Fun e ho fatto diverse puntate con loro. Dopodiché mi hanno proposto questo show e ci siamo venuti incontro con le esigenze e con i compensi.
Quali sono invece i tuoi futuri progetti?
Il primo è quello di riposare. Ho un trasloco e una ristrutturazione in corso. Il prossimo spettacolo si chiamerà infatti "Io ristrutturo", e racconterò le vicissitudini di una ristrutturazione. Per il resto, ci sono queste ultime due puntate di Osteria, la tournée che partirà in teatro e qualche convention.
