Giulio Regeni, il film al cinema: dopo 10 anni di lacrime, finalmente giustizia? - Libere Recensioni

Simone Manetti, grazie al lavoro dell'avvocata Ballerini e della famiglia di Giulio, ricostruisce il caso e vi getta luce dopo dieci anni

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Benvenuti a un nuovo appuntamento con Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata ai grandi film in anteprima nazionale. Questa volta ci occupiamo di qualcosa di un pochino diverso dal solito, ovvero un documentario. Era il 25 gennaio 2016 quando, al Cairo, si perdevano le tracce di Giulio Regeni, ricercatore dell’Università di Cambridge e in Egitto per ultimare i lavori alla sua tesi di dottorato. Il 3 febbraio successivo, il corpo del 28enne friulano venne ritrovato senza vita non lontano da un edificio riconducibile ai servizi segreti egiziani. Per i dieci anni successivi, i genitori di Giulio hanno lottato per avere la verità, anche grazie all’aiuto dell’avvocata Alessandra Ballerini. Il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo nasce dalla volontà di ricostruire con chiarezza i fatti, documentando le fasi del processo cominciato nel 2024 a carico di 4 cittadini egiziani, membri dei servizi segreti.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, quando la paranoia crea mostri: la recensione

Si potrebbe partire da questo semplice assunto, esposto chiaramente dall’avvocata Ballerini sul finire del documentario, per descrivere la grottesca vicenda legata al brutale omicidio di Giulio Regeni: i regimi autoritari vivono di paranoia. Vedono nemici ovunque, spie nascoste in ogni angolo. E questo, agli occhi del governo egiziano, è diventato Giulio: una spia britannica mandata dall’estero per destabilizzare il governo di Abdel Fattah al-Sisi. Nella ricostruzione della vicenda fatta dal documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il cui titolo riprende una famosa espressione usata dalla madre Paola, si capisce benissimo chi fosse realmente il 28enne friulano: un giovane ricercatore che si è fidato delle persone sbagliate, e non una pericolosa spia nemica del governo egiziano.

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Un governo, come appunto evidenziato dall’avvocata della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini, nel documentario, "paranoico come ogni regime autoritario". Una storia fatta di tradimenti e di omissioni che, a posteriori, avrebbero potuto salvare la vita di un ragazzo di soli 28 anni che si trovava in Egitto per terminare la tesi di dottorato. Un lavoro che lo ha portato a stretto contatto con i venditori ambulanti del Cairo e, in particolare, col capo del loro sindacato, Ahmed Abdallah, che cercò di incastrarlo su ordine dei servizi segreti egiziani.

Asfissia e perdita costante di punti di riferimento

Il lavoro di Simone Manetti dà immediatamente una sensazione di asfissia e della perdita costante di punti di riferimento. Proprio nella paranoia e nel complotto spiralizza il documentario, seguendo di pari passo il mondo attorno a Giulio nei giorni precedenti al suo omicidio. E lo fa attraverso immagini (spesso sgranate, sghembe e poco leggibili) recuperate attraverso un impressionante lavoro di ricerca che scandaglia fonti più o meno istituzionali, dai canali televisivi della propaganda egiziana alle nostre reti istituzionali fino agli abissi del web.

Nel documentario è ricostruito, oltre alla vicenda, anche il processo, svolto in assenza degli imputati in quanto riconosciuto il crimine contro l’umanità, a carico di quattro agenti della National Security egiziana. Un processo iniziato nel 2024 e di cui ci vengono mostrati stralci di sedute, caratterizzate proprio dalla mancanza dei processati, che hanno lasciato il loro vuoto. E di vuoti è fatto Tutto il male del mondo: le tracce evanescenti lasciate dalle decine di figure, di comprimari, che attraversano questa vicenda e fanno capolino tra le ricostruzioni, i messaggi sul telefono, le testimonianze in tribunale, le strane visite a casa.

Un documentario "senza speranza", così come sembra questa storia

Manetti e il suo team, sin dalle battute, non mostrano mai l’intenzione di lasciare allo spettatore la benché minima traccia di speranza, di percepire della rassicurazione riguardo la situazione. Una sensazione costruita benissimo attraverso inquadrature recuperate da fonti amatoriali sporche, storte, sghembe, riprese nascoste e punti di vista ciechi. Tra le maglie di queste poche immagini sgranate emerge con forza la figura di Giulio, una figura che in qualche modo "resiste" anche grazie alle parole delle interviste esclusive ai genitori Claudio e Paola e all’avvocata Alessandra Ballerini. Un’immagine che il documentario trattiene finchè può, fino al momento in cui è costretto a dirle addio, un saluto che coincide con quello della persona che lo sta riprendendo di nascosto per poi tradirlo.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è un lavoro necessario, una lente di ingrandimento dovuta, posta sopra un caso che troppo spesso è stato messo sotto silenzio. Manetti e i suoi collaboratori, grazie al lavoro dell’avvocato Ballerini e della famiglia di Giulio, ricostruiscono la vicenda, gettandovi finalmente tutta la luce necessaria. Rimarrà al cinema poco, non fatevelo scappare.

Voto: 8/10


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