Giuliano Sangiorgi non molla i Negramaro: “Solista de che?”. E svela la crisi (superata) con la band

Giuliano Sangiorgi ribadisce il legame con i Negramaro: nessun progetto solista e il racconto del periodo di crisi vissuto a New York e superato insieme.

Virginia Destefano

Virginia Destefano

Social Media Manager & Copywriter

Una passione smisurata per le serie TV. Laurea in Cinema, Televisione e New Media, videomaking e scrittura sono il mio passatempo preferito.

Giuliano Sangiorgi torna a parlare del rapporto con i Negramaro con una chiarezza che non lascia spazio a interpretazioni. Il frontman ribadisce il suo legame totale con la band, anche dopo oltre vent’anni di carriera e undici album pubblicati. Un percorso lungo, fatto di successi, riconoscimenti e inevitabili momenti di crisi. E proprio su questo punto si concentra il suo racconto più intimo: la distanza, un periodo difficile e la consapevolezza nata lontano dall’Italia. Per Sangiorgi, però, l’idea di una carriera solista non è mai stata davvero un’opzione. Anzi, diventa quasi un concetto che respinge con ironia e fermezza.

Giuliano Sangiorgi e il legame indissolubile con i Negramaro

Per Giuliano Sangiorgi, l’idea di un progetto solista non ha mai trovato spazio reale. Nonostante il suo ruolo centrale nella scrittura dell’intero catalogo dei Negramaro, il cantante respinge con decisione questa possibilità, quasi con stupore. "Solista de che? Quale sarebbe la differenza se ho scritto tutto io?", è una delle frasi più dirette dell’artista a Fanpage, che rivendica con orgoglio la scelta di restare sempre dentro la band. Una scelta che, nel tempo, è diventata anche una forma di identità artistica e personale.

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Sangiorgi racconta come, a ogni nuovo album, qualcuno ipotizzasse una sua uscita solista. Eppure, dopo undici dischi e oltre vent’anni di attività, il gruppo è ancora lì, compatto. "È una consapevolezza e un orgoglio fortissimo essere rimasto", sottolinea, evidenziando come la dimensione collettiva sia sempre stata centrale nel suo modo di fare musica. La sua idea di creatività nasce infatti dalla condivisione: crescere insieme, costruire un suono comune, nonostante le individualità.

La crisi a New York e la riscoperta della band

Il racconto si fa più personale quando Sangiorgi ripercorre un momento di distanza vissuto dalla band, durante il suo soggiorno a New York. Un periodo in cui il gruppo si è temporaneamente allontanato e che ha rappresentato una vera prova emotiva. Proprio in quella fase nascono alcune delle sue opere più intime, ma anche una consapevolezza dolorosa. "Scrivere e non poter condividere subito con gli altri non mi dava gioia", lascia intendere il cantante, spiegando come la mancanza della band rendesse incompleto anche il processo creativo.

In quel contesto prendono forma progetti come Amore che torni e il suo romanzo Il tempo di un lento, nati da una riflessione profonda sul senso della distanza. New York diventa così non solo un luogo fisico, ma uno spazio mentale in cui emergono fragilità e necessità di appartenenza. È lì che Sangiorgi comprende fino in fondo che, per lui, la felicità non è mai solitaria. Una "magia e maledizione", come la definisce, che lo riporta inevitabilmente verso la band. E oggi, a distanza di anni, quella crisi appare superata e trasformata in una certezza: i Negramaro non sono solo un progetto musicale, ma la sua unica vera direzione possibile.


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